Inghilterra – Gawain ospite al castello

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S’arrestò il destriero col cavaliere alla riva
del doppio fossato profondo
che circondava il castello.
Scendevano le mura nell’acqua per un gran tratto,
e di lì si levavano altissime in aria,
di pietra dura tagliata fino al cornicione,
sotto la merlatura fortificate nel modo migliore;
belle vedette a intervalli e molte saettiere
con chiusura perfetta: miglior barbacane
il cavaliere non aveva mai visto.
Poi più addentro notò l’alta sala
e le torri erette nel mezzo, e merli assai fitti,
leggiadri pinnacoli uniti tra loro
a meraviglia sottili,
con punte intagliate, abilmente scolpite.
Molti comignoli scorse, più bianchi del gesso,
di bianco splendenti in cima alle torri.
Tante erano le guglie dipinte
affollate ovunque tra i merli,
che nella carta davvero par intagliato il castello.
All’uomo a cavallo sembrò buona cosa
riuscire ad entrar nella corte,
trovare alloggio in quell’ostello durante le feste,
con piacere.
Chiamò, e subito venne
un portinaio gentile,
sulle mura prese il messaggio,
salutò il cavaliere errante.

«Buon signore – disse Gawain –
vuoi tu andare mio messaggero
dal sire di questa casa e chiedergli albergo?».
«Sì, per Pietro – disse quello – e certo io credo
che voi siate benvenuto, signore,
a restare quanto vi piace».
Andò via di buon grado, veloce tornò,
e altri con lui a ricevere il cavaliere.
Il gran ponte abbassarono, uscirono cortesemente,
s’inginocchiarono sul freddo terreno
ad accogliere quel cavaliere nel modo migliore.
Spalancarono la grande porta, la tennero aperta:
li rialzò lui cortese e cavalcò sul ponte.
Alcuni tennero, mentre smontava, la sella,
molti portarono forti il destriero alle stalle.
Cavalieri e scudieri scesero allora
a condurre con gioia l’ospite in sala.
Quando alzò l’elmo accorsero in molti
a toglierlo dalle sue mani,
per servire il nobile giovane
gli presero la spada e lo scudo.
Allora quello garbato salutò ciascun cavaliere,
e molti fieri avanzarono a onorare quel principe.
Chiuso com’era nell’armi
lo portarono fino alla sala:
nel camino forte un bel fuoco bruciava.
Allora il signore del luogo dalla sua camera viene
a incontrare con onore quell’uomo:
«Siete – disse – benvenuto a usar quel che c’è
come volete: è vostra ogni cosa perché a piacere
la usiate».
«Grazie – rispose Gawain. –
Vi rimeriti Cristo».
Come uomini che sembrano lieti
si abbracciarono allora.

Gawain guarda quell’uomo che lo saluta cortese
e giudica audace il signore
che possiede il castello:
un uomo enorme davvero, matura l’età,
grande e luminosa la barba color del castoro,
severo cammina e forte sulle gambe gagliarde,
fiera come fuoco la faccia, nobile nel parlare.
Ben gli si addiceva, pensò il cavaliere,
esser signore di uomini arditi a castello.
Lo conduce quello a una camera e ordina presto
di dargli un uomo, che lo serva umilmente.
Molti son pronti a ubbidire al comando,
lo portano in una camera chiara
dove il letto era bello,
di cortine di seta brillante, di oro bordate,
e coperte foderate con arte squisita
di lucente ermellino, ricamate d’intorno;
sulle corde scorrevano tende, anelli d’oro rosso,
stoffe alle pareti, di Tolosa e di Tarso,
e sotto i piedi, per terra, di eguale fattura. […]

Gawain-letto

Poi domande discrete gli furono poste,
che su di lui s’informavano, piene di tatto,
finché di buon grado ammise di venir dalla corte
su cui unico regna il nobile Artù,
il re sovrano della Tavola Rotonda.
Era Gawain stesso che sedeva lì nella casa,
venuto per questo Natale
come il caso gli aveva dettato.
Quando il signore udì d’aver ospite il principe,
rise forte, ché tanto gli piacque,
e tutti gli uomini in quel castello gioirono molto
d’apparir prontamente in presenza di lui,
che ogni pregio e valore e nobili modi
compendia in sé ed è sempre lodato:
primo è per onore tra gli uomini tutti nel mondo.
E ognuno bisbigliava al compagno:
«Ora bene vedremo bella mostra di modi cortesi
e le forme perfette del conversar fino.
Senza domande sapremo
che profitto c’è nel parlare,
ché abbiamo accolto il padre gentile
delle belle maniere.
Dio generoso ci ha dato per certo la grazia,
che ci concede per ospite Gawain,
quando canteremo il suo giorno natale
in letizia.
A comprendere i nobili modi
ci porterà il cavaliere.
Apprenderà chi lo ascolta,
credo, il parlare d’amore».

Quando la cena finì e il cavaliere s’alzò,
il tempo s’era fatto vicino alla notte.
I cappellani andarono in chiesa,
suonarono a lungo come dovevano
al vespro devoto del giorno festivo.
Vi andò il signore, e anche la dama,
entrò graziosa in uno scanno privato, elegante.
Gawain lieto s’affretta e subito arriva,
per la manica lo prende il signore,
lo invita a sedere,
lo saluta cordiale, lo chiama per nome
e dice che è l’uomo più benvenuto del mondo.
Gawain lo ringrazia di cuore,
e s’abbracciarono l’un l’altro,
poi sedettero assieme in silenzio durante la messa.
Ora volle la dama guardare quel cavaliere,
e uscì dallo scanno con molte graziose compagne.
Era la più bella per forme e incarnato,
per figura, colori e per modi di tutte le altre;
passò per il coro a salutare il cortese:
un’altra la conduceva per la mano sinistra,
più anziana di lei, sembrava una vecchia,
molto onorata dagli uomini attorno.
Ma diverse a vedersi eran le dame:
fresca la giovane, terrea era l’altra.
Un rosso vivo sull’una diffuso,
ruvide guance rugose e cascanti sull’altra.
Veli sull’una con perle brillanti,
il petto e la gola lucente scoperti alla vista
splendevano più bianchi di neve
che cade sui monti.
Il collo dell’altra era stretto da una gorgiera,
il mento scuro ravvolto in veli
più bianchi del gesso,
la fronte coperta di seta e tutt’intorno fasciata
con bende ricamate ricche di molti ornamenti:
nulla in quella dama scoperto
se non le sopracciglia nere
e gli occhi, il naso e nude le labbra,
ed erano quelli spiacenti a vedersi e cisposi:
dama ben veneranda la si poteva chiamare,
per Dio!
Basso e tozzo il suo corpo,
i fianchi ampi e rotondi:
più deliziosa a gustare
era quella che conduceva.

Ravenna-San-Vitale-Teodora

Quando Gawain vide la bella
che graziosa guardava,
chiese permesso al signore, incontro a loro si fece.
Saluta la vecchia con un inchino profondo,
la più bella abbraccia leggero,
cortese la bacia, cavaliere le parla.
Lo pregano quelle della sua compagnia,
e lui subito s’offre
come servitore fedele, se così a loro piace.
Lo prendon tra loro, parlando lo portano
in sala davanti al camino e comandano subito
spezie che i servi recano presto senza risparmio
e vino allegro ogni volta.
Il signore felice balza in piedi sovente,
esorta spesso che si faccia allegria,
si toglie il cappuccio e lo appende alla lancia,
dispone lo abbia a trofeo
chi più giochi inventa a Natale.
«E prima di perdere quel copricapo,
cercherò sul mio onore
di lottar coi migliori, aiutato dai miei».
Così, con parole ridenti il signore fa festa,
per rallegrare con giochi nella sala sir Gawain
quella notte,
finché, venuto il momento,
ordinò la luce.
Sir Gawain prese commiato
e raggiunse il suo letto.

Il mattino, quando ognuno ricorda quel giorno
che nacque il Signore a morire
per il nostro destino,
s’alza in ogni casa del mondo la gioia per Lui.
Così avvenne quel giorno con molte delizie:
a mensa e a pranzo cibi squisiti
uomini forti disposero in tavola al meglio.
La vecchia dama sedeva più in alto di tutti,
il signore, son certo, al suo fianco, cortese.
Gawain e la bella signora sedettero assieme
al centro, dove il cibo giustamente giungeva
e poi andava per tutta la sala come meglio pareva.
Quando ognuno secondo il grado fu presto servito,
vi fu cibo, gioia e grande allegria,
che mi sarebbe difficile a dire,
anche se mi sforzassi di narrare ogni cosa.
Ma so che Gawain e la bella signora
tanta gioia presero della loro compagnia,
con bel conversare e gentili parole
e scambio di motti puri, senza macchia e cortesi,
che il loro gioco vinceva ogni gara di principi,
invero.
Trombe e tamburi
e suono di flauti:
ognuno badava al proprio piacere,
al loro quei due.

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Molta allegria si fece quel giorno e il seguente,
e il terzo venne presto anch’esso pieno di festa:
la gioia del giorno di san Giovanni fu bella
da udirsi: ultima, convennero, fu delle feste.
C’erano ospiti che dovevano partire
nel grigio mattino,
perciò bevvero vino e tennero veglia,
senza sosta danzarono belle carole.
Infine, quando fu tardi, preser commiato,
andò ciascun ospite per la sua via.
Gawain saluta, ma il signore lo prende,
lo porta in camera sua presso al fuoco
e lì a lungo lo tiene, lo ringrazia di cuore
della gran cortesia usata con lui
nell’onorar la sua casa in quel tempo solenne,
adornando il castello della sua compagnia.
«Finché vivo, signore, credete, mia lode sarà
che Gawain sia stato mio ospite
durante la festa di Dio».
«Grazie – disse Gawain – è vostro invero,
è vostro tutto l’onore, il Sommo Re vi rimeriti!
Sono al vostro servizio, pronto a ubbidire
come sono tenuto nelle cose piccole e grandi
a diritto».
Tentava a ogni costo il signore
di trattenere il cavaliere:
Gawain gli risponde
che non può in nessun modo.

Allora il signore gli chiese con modi gentili
quale impresa tremenda l’avesse tratto
in quel tempo di gioia
con tanta forza dalla corte del re,
per andar tutto solo
prima del finir delle feste lontano
dal mondo abitato.
«Dite il vero, signore – ribatté il cavaliere. –
Da laggiù mi spinse grande e urgente missione:
sono stato chiamato in cerca di un luogo
e non so per trovarlo dove volgermi al mondo.
Non voglio mancarlo il mattino di Capodanno,
per tutto il regno di Logres, m’aiuti il Signore!
Perciò vi faccio ora, signore, questa richiesta:
che mi diciate sincero se mai avete udito parlare
della verde cappella, dove sta sulla terra,
e del cavaliere che la custodisce, di verde colore.
Un patto fu tra noi stabilito, un accordo solenne,
d’incontrarlo in quel luogo, s’io fossi ancora vivo.
Ormai manca poco a quel Capodanno,
e vedere quell’uomo, se Dio mi concede,
più vorrei, per Suo Figlio, di ogni altro bene.
E dunque, col vostro permesso,
son costretto ad andare.
Per questo non ho che tre giorni:
vorrei piuttosto morire che fallire
in questa missione».
Ridendo dice allora il signore: «Dovete restare.
Al tempo dovuto sarò io a indicarvi quel luogo.
Dove sia la verde cappella non vi dia più pensiero.
A letto starete quanto vi pare, fino a tardi;
partirete il primo dell’anno e a mezza mattina
sarete arrivato e farete ciò che vi aggrada
laggiù.
Restate fino a Capodanno,
alzatevi allora e partire.
Vi metteremo sulla via giusta:
è a meno di due miglia da qui».

Cavaliere-Verde-disegno

Allora fu lieto Gawain, allegro egli rise:
«Ora vi ringrazio di cuore, ben oltre
le altre cortesie vostre.
Compiuta è ora la mia avventura: come volete,
resterò e farò quel che meglio pensate».
Lo prese allora il signore,
accanto a sé lo fece sedere,
fece venire le dame per compiacerle di più,
e fu garbato diletto che ebbero insieme.
Per amor suo parlava allegro il signore,
come uomo che esce di senno e non sa quel che fa.
Poi disse al cavaliere, gridando forte:
«Avete deciso di far quel che voglio.
Volete qui e ora tener la promessa?».
«Certo, signore – rispose il cavaliere sincero. –
Finché sto nel vostro castello
al vostro comando obbedisco».
«Poiché in duro viaggio da lontano siete venuto
e avete vegliato con me, non avete preso
né cibo né sonno abbastanza, lo so;
in camera vostra starete giacendo a piacere
domattina durante la messa, e a pranzo verrete
quando vi piacerà, con mia moglie seduta con voi:
vi terrà compagnia finché io non torni alla corte.
Restate
e io presto mi leverò,
andrò a caccia».
Inchinandosi, cortese qual era,
Gawain tutto accettò.

«E ancora – aggiunse quello – un patto facciamo:
qualunque cosa vinca nella foresta a voi spetterà,
e voi qualunque profitto otteniate
lo scambierete con me.
Facciamo lo scambio, mio caro, rispondete sincero,
a chiunque capiti d’avere il meglio o il peggio».
«Per Dio, accetto senz’altro – disse Gawain il buono. –
Assai caro mi è che divertirvi vi piaccia».
«Se qualcuno ci porta da bere, è fatto l’affare».
Così disse il signore del luogo, e risero tutti,
parlarono, bevvero, si dissero motti scherzosi;
signore e dame finché n’ebbero voglia.
Poi dopo che con belle maniere e parole cortesi
si furono trattenuti un poco a parlare,
scambiandosi un bacio di cuore preser commiato.
Molti servi gagliardi con torce brillanti
condussero ognuno infine al suo letto,
in conforto.
Prima di andare
spesso ripeterono i patti:
il sire di quella gente
sapeva tener vivo un gioco.

(Sir Gawain e il Cavaliere Verde, 785-859; 901-1125)