Snorri Sturluson – La fine della dinastia dei Niflungar

Cornelius-Hagen-affonda-tesoro
Cornelius – Högni-Hagen affonda l’oro dei Nibelunghi

Atli re, figlio di Buðli, fratello di Brynhildr, prese poi in moglie Guðrún, che Sigurðr aveva avuta, ed essi ebbero dei figli.
Re Atli invitò presso di sé Gunnar e Högni ed essi accettarono l’invito. Ma prima di partire dalla loro casa essi sprofondarono nel Reno l’oro di Fáfnir e da allora quell’oro non fu più trovato.

Ma re Atli aveva pronta una schiera e combatté contro Gunnar e Högni, ed essi furono presi prigionieri.
Re Atli fece strappare il cuore a Högni vivo, e questa fu la sua morte.
Gunnar, egli lo fece gettare nel recinto dei serpenti, ma a lui fu recata in segreto un’arpa ed egli la suonò con le dita dei piedi poiché le sue mani erano legate: la suonò finché i Gunnar-arpaserpenti si addormentarono tutti fuorché una vipera che strisciò verso di lui e lo morse nella parte molle dello sterno, con tal forza ch’essa penetrò con la testa nella ferita e si attaccò al fegato finché egli morì.
Gunnar e Högni sono chiamati Niflungar oppure Giukúngar; per questo l’oro è detto «tesoro» oppure «eredità dei Niflungar».

Poco dopo Guðrún uccise i suoi due figli e fece fare, con oro e argento, dai loro crani delle coppe. Poi fu preparato il banchetto funebre dei Niflungar.
In questo banchetto Guðrún fece mescere l’idromele per il re Atli in quelle coppe, e v’era mischiato il sangue dei ragazzi, e fece arrostire il loro cuore e lo diede a mangiare al sovrano.
Quando tutto ciò fu compiuto allora ella lo disse a lui stesso con dure parole. Era stato servito non poco idromele, così che la maggior parte degli uomini si addormentò là dov’era seduta.

Quella notte ella andò dal re, mentre dormiva, e con lei il figlio di Högni, e lo colpirono, e quella fu la sua morte. Poi appiccarono il fuoco alla sala e la gente che vi era dentro bruciò.
Dopo di ciò ella andò fino alla spiaggia e si buttò in mare, voleva uccidersi. Ma fu spinta oltre il fiordo e giunse alla terra ch’era di re Jónakr.

Quando re Jónakr vide Guðrún, la prese con sé e la sposò.
Ebbero tre figli che si chiamavano: Sörli, Hamðir, Erpr: erano tutti neri come corvi di capigliatura, come Gunnar e Högni e gli altri Niflungar.
Colà crebbe Svanhildr, la figlia del giovane Sigurðr, era la più bella di tutte le donne.
Ciò venne a sapere il re Jörmunrekkr, il potente. Egli mandò il figlio suo Randvér a chiedere la sua mano per lui. Quando egli arrivò da Jónakr, Svanhildr fu affidata a lui che la conducesse a Jörmunrekkr.
Allora Bikki disse che sarebbe stato meglio che fosse Randvér ad avere Svanhildr, lui ch’era giovane e giovani erano ambedue e Jörmunrekkr era vecchio. Questo consiglio parve buono ai giovani. E immediatamente Bikki ne riferì al re.

Allora re Jörmunrekkr fece prendere suo figlio e lo fece portare alla forca. Allora Randvér prese il suo falco, gli strappò le penne e lo fece portare a suo padre. Poi fu impiccato.
Ma quando re Jörmunrekkr vide il falco gli venne in mente che come il falco era privo di penne e non poteva volare, così il suo regno era senza possibilità di continuare poiché egli era vecchio e senza figli.

Svanhildr-calpestataRe Jörmunrekkr, uscendo a cavallo dal bosco di ritorno dalla caccia con la sua schiera, scorse Svanhildr intenta a lavarsi i capelli: cavalcarono allora su di lei e la calpestarono a morte sotto gli zoccoli dei cavalli. Ma quando Guðrún apprese ciò spinse i suoi figli a vendicare Svanhildr.
E quando essi si prepararono alla partenza ella diede loro corazze ed elmi tanto robusti che nessun ferro poteva scalfirli. E diede loro il consiglio, quando fossero giunti dal re Jörmunrekkr, di assalirlo di notte mentre dormiva: Sörli e Hamðir dovevano mozzarli mani e piedi ed Erpr la testa.

Durante il viaggio essi chiesero a Erpr quale aiuto avrebbero potuto attendersi da lui una volta che si fossero trovati di fronte a Jörmunrekkr. E quegli rispose che li avrebbe sostenuti come la mano il piede. Essi osservarono che era assolutamente impossibile che il piede fosse sostenuto dalla mano. Ed essi erano adirati con la madre loro che li aveva accompagnati fuori con parole di odio e volevano compiere qualcosa che le riuscisse di gran dispetto e uccisero Erpr, poiché ella lo aveva caro sopra tutti.
Poco dopo, mentre procedeva Sörli scivolò su un piede e si sostenne con la mano. E disse allora: «Ora la mano ha aiutato il piede. Meglio sarebbe che Erpr vivesse ancora!».

Quando essi giunsero, la notte, presso re Jörmunrekkr, là dov’egli dormiva, e gli mozzarono mani e piedi, egli fu subito desto e chiamò i suoi uomini, ordinò loro di levarsi.
Allora disse Hamðir: «Ora sarebbe caduta la testa se Erpr vivesse ancora!».
Allora si levarono gli uomini del re e li assalirono, ma non riuscirono a nulla con le armi. Allora Jörmunrekkr gridò che si doveva colpirli con le pietre, e così fu fatto.
E là caddero Sörli e Hamðir, e questa fu anche la fine di tutta la schiatta e la discendenza di Gjúki.

(Snorra Edda, Skáldskaparmál: 42)