Kerényi – Il labirinto danzato di Ceram

La fanciulla Hainuwele nelle vesti di Plutos
A quel tempo aveva luogo nei Tamene siwa (= nove luoghi destinati alla danza) una grande danza maro, che durava nove notti. Vi partecipavano le nove famiglie degli uomini. Ballando, esse disegnavano una grande spirale a nove volute.
Quando gli uomini nella notte danzano la maro, le donne, che non ballano insieme a Hainuwele-paintingloro, siedono al centro e porgono ai danzatori sirih e pinang (rispettivamente foglia e noce di due tipi di piante), da masticare.
In quella grande danza, al centro c’era la fanciulla Hainuwele, che porgeva ai danzatori sirih e pinang. All’alba la danza terminò, e gli uomini andarono a dormire.

La sera della seconda notte essi si radunarono in un altro luogo: giacché la danza maro viene danzata per nove notti, ma ogni volta in un posto diverso.
Di nuovo Hainuwele fu collocata nel mezzo, per distribuire sirih e pinang. Quando però i danzatori chiesero sirih, al posto di questa ella diede loro dei coralli. Tutti gli uomini trovarono i coralli molto belli. I danzatori, e anche coloro che erano rimasti esterni alla danza, si affollarono intorno e chiesero sirih e pinang, e ricevettero tutti dei coralli.
Così la danza si protrasse fino all’alba, fino a quando gli uomini andarono a casa a dormire.

La notte successiva la danza ebbe luogo in un altro posto ancora e Hainuwele di nuovo era al centro, per distribuire sirih e pinang. Quella notte distribuì dei bei piatti di porcellana, e ciascuno dei presenti ne ricevette uno.
La quarta notte regalò piatti ancora più grandi, di porcellana cinese. La quinta notte della danza distribuì grandi coltelli da boscaglia; la sesta notte diede dei contenitori di rame per la sirih, finemente lavorati; la settima notte orecchini d’oro, e l’ottava notte dei bei gong.
Aumentava così, notte dopo notte, il valore degli oggetti che Hainuwele distribuiva ai danzatori, e negli uomini si insinuò il sospetto. Si radunarono e discussero tra di loro. Erano molto gelosi del fatto che Hainuwele potesse distribuire queste ricchezze, e così decisero di ucciderla.

Raptus in terram
Nella nona notte della grande danza maro, Hainuwele fu posta ancora una volta al centro dell’area in cui si danzava, per distribuire sirih. Gli uomini però avevano scavato in quest’area una profonda fossa. Nel cerchio più interno della grande spirale quella notte danzò la famiglia Lesiela.
Nel lento movimento in cerchio della spirale, gli uomini di quella famiglia spinsero la fanciulla Hainuwele verso la fossa, e ve la fecero precipitare.
Il forte canto maro a tre voci coprì le grida della giovane. Le fu gettata terra addosso, e i danzatori la calpestarono nei loro movimenti di danza.
All’alba la danza maro era finita, e gli uomini andarono a casa.

Spiegazione dell’etnologo
La danza maro viene ancora oggi eseguita solo di notte. Vi partecipano uomini e donne. Un uomo dirige il corteo dei danzatori, i quali seguono – uomini e donne alternati – con le braccia incrociate, così come prescritto.
In variopinto corteo, la schiera dei danzatori si ingrossa e forma un cerchio; quando spirale-danzacapo e coda di questa catena si congiungono, allora la fila si avvolge a spirale intorno al primo cerchio, fino a formare una spirale multipla.
Costruita questa figura, il gruppo dei danzatori si muove in cerchio in senso antiorario, a passi misurati, pestando il terreno coi piedi sulla melodia del canto a tre voci.

La maro viene ancora oggi danzata quasi esclusivamente in occasioni cerimoniali, ed è senza dubbio strettamente collegata alle rappresentazioni del viaggio dei morti.
È necessario inoltre aggiungere che concettualmente, cioè secondo un punto di vista genuinamente mitologico, la danza descritta nel mitologema è la danza primordiale; le altre danze maro eseguite nella realtà sono tutte soltanto imitazioni di quella.
Originariamente, dunque, al centro della spirale c’era Hainuwele, e solo in seguito nel mezzo sono state messe «le donne, che non partecipavano alla danza». Secondo altre tradizioni, furono i cervi, oppure il gatto, a insegnare la maro. In entrambi i casi si trattava di una danza trionfale, che si eseguiva quando si era scampati alla morte.

Fondazione dell’edificio a spirale e del regno dei morti
Ameta (il padre di Hainuwele) maledì gli uomini, e mulua (= la kore) Satene era adirata con loro, perché si erano macchiati di un omicidio.
Eresse su uno dei piazzali dei Tamene siwa una grande porta; era formata da una spirale a nove volute, proprio come la catena degli uomini nella danza maro.

Mulua Satene si pose su un grande tronco d’albero dietro la porta, tenendo con le due mani le braccia tagliate di Hainuwele. Poi radunò tutti gli uomini dall’altra parte della grande porta e disse loro: «Io non voglio più vivere qui, perché voi avete ucciso. Oggi me ne andrò via da voi. Tutti voi dovrete ora venire da me attraversando questa porta; chi la attraverserà resterà uomo; ma per chi non ci riuscirà, le cose andranno ben diversamente».
Tutti gli uomini cercarono allora di passare attraverso la porta a spirale; ma qualcuno non ci riuscì. Chi non giunse da mulua Satene fu trasformato in animale o in uno spirito. Così ebbero origine i maiali, i cervi, gli uccelli e i pesci, e i molti spiriti che vivono sulla terra. Un tempo essi erano uomini, ma non riuscirono ad attraversare la porta dietro la quale stava mulua Satene.

mulua-Satene

Gli altri uomini però, quelli che riuscirono ad attraversarla, arrivarono da mulua Satene. Passarono accanto al suo tronco d’albero alcuni da destra, altri da sinistra, ma ella li colpì tutti con un braccio di Hainuwele.
Chi le passò accanto da sinistra dovette saltare cinque canne di bambù: da questi uomini ebbero origine i Patalima, gli «uomini del cinque». Chi invece era passato vicino a mulua Satene da destra, dovette saltare nove canne di bambù: da questi uomini derivarono i Patasiwa, gli «uomini del nove».

Satene disse agli uomini: «Io me ne andrò via da voi oggi stesso, e non mi vedrete mai più sulla terra. Soltanto quando sarete morti mi rivedrete: ma anche allora dovrete affrontare un faticoso viaggio, prima di giungere a me».
Scomparve allora mulua Satene dalla terra, e da quel tempo vive come nitu (= spirito) nel Salahua, la montagna dei morti, nella regione a sud-ovest di Ceram.
Chi vuole giungere fino a lei, deve prima morire. Ma la strada per il Salahua passa per altre otto montagne, sulle quali vivono altrettanti nitu. Oltre agli uomini, da allora sulla terra ci sono anche animali e spiriti. Gli uomini, da allora, sono divisi in Patalima e Patasiwa.

Spiegazione dell’etnologo, aiutato dagli indigeni con alcuni disegni
I narratori si sforzarono in ogni modo di descrivere la porta che mulua Satene aveva eretto nei Tamene siwa. Il disegno mostra uno dei molti tentativi fatti dagli indigeni per spiegare come fosse costruita questa porta.
L’unica cosa che risulta in modo sicuro e inequivocabile è che la forma di questa porta corrisponde alla figura spiraliforme disegnata dalla catena dei danzatori della maro, e Hainuwele-disegnoinoltre che la regina dei morti, mulua Satene, si trovava dietro quella spirale e che gli uomini dovevano giungere fino a lei attraverso di essa, impresa di evidente difficoltà.

Gli uomini che non riuscirono a passare per la spirale, da quel momento cessarono di essere uomini.
Sul disegno, accanto alla spirale sono raffigurati Tuvale (l’Uomo Sole) e Mabita, mentre mulua Satene, che poi diventerà la regina dei morti, è rappresentata in basso a destra, con in mano le braccia della morta Hainuwele. Le linee serpeggianti a sinistra e a destra del percorso, al centro del disegno, devono rappresentare i nove monti sulla strada che porta al regno dei morti, mentre a destra e a sinistra i trattini indicano le nove e le cinque canne di bambù di cui si parla a proposito della ripartizione degli uomini in Patasiwa e Patalima.

Si ha l’impressione che l’immagine (la quale appartiene evidentemente al patrimonio della tradizione indigena) e questa suddivisione degli uomini in due rami, siano state messe in rapporto tra di loro solo in un secondo tempo; originariamente il disegno rappresentava un grande uccello collegato alla spirale. […]

Anche nelle Nuove Ebridi vengono eseguite danze che disegnano particolari figure, e sono sempre immagini labirintiche, che assumono un’importanza fondamentale nel viaggio dei morti verso gli inferi. Anche in questo caso riusciva a giungere dalla regina dei morti solo chi fosse stato in grado di attraversare il labirinto.
È possibile che tali forme siano sopravvissute in quella cultura nell’ambito di un particolare tipo locale di pittura geometrica. Pure in questo caso, alla base delle danze del labirinto c’è un’idea mitologica della morte che racchiude in sé anche l’idea di vita. […]

Questi esempi di labirinti danzati non sono frammentari; si sono conservati nell’ambito di complessi culturali. Sono vivi e significativi, e il loro significato è chiaro: non si tratta semplicemente del grembo materno, di qualcosa di puramente fisico, bensì di una direzione, che conduce fin dentro la morte, e a superare la morte stessa: […] rinascita preceduta dall’esperienza della morte, la quale generalmente viene rappresentata come l’atto di essere ingoiati da un mostro o di passare faticosamente attraverso una porta.

(Kerényi, Nel labirinto)