Hillman – Pan e la masturbazione

L’articolo di Roscher su Pan nel Lexikon dice che Pan inventò la masturbazione. Roscher si richiama agli Amores di Ovidio, 1: 5, 1 e 26, e a Catullo, 32: 3 e 61: 114. Ma la fonte principale è Dione Crisostomo (circa 40-112 d. C.), il quale nella sua sesta orazione satiro-ninferimanda alla testimonianza di Diogene. (Diogene era il filosofo greco della scuola cinica del quale si dice che si masturbasse in pubblico).

Una seconda e indiretta connessione tra Pan e la masturbazione viene ricavata da Jones mediante l’analisi etimologica di mare (discussa anche da Roscher), «quello che schiaccia» o l’opprimente demone notturno (night-fiend) conservatosi nel termine nightmare (incubo).
Jones vede nei significati della radice MR «una inconfondibile allusione all’atto della masturbazione».

L’insieme delle informazioni che abbiamo sulla masturbazione ce la presentano come una pratica assai diffusa sia storicamente sia antropologicamente. Sappiamo anche che è presente in alcuni animali superiori (non soltanto in cattività) e che nella biografia di una persona si estende dalla prima infanzia fino alla senilità, precede, cioè, l’inizio delle altre attività genitali e spesso dura per molto tempo dopo che queste sono cessate.
Negli adulti la masturbazione si svolge parallelamente al cosiddetto comportamento sessuale, senza mai esserne un mero sostituto. Viene scoperta spontaneamente (da animali, neonati e bambini piccoli); inoltre, è l’unica attività sessuale eseguita da soli.

Considerando il rapporto tra la figura mitica e l’atto psicologico, è opportuno mettere subito da parte le solite semplificazioni riduttive che tentano di spiegare le oscurità di un’associazione psico-mitologica in termini di senso comune.
Qui non abbiamo a che fare semplicemente con l’erompere di un impulso sessuale che si presenta nella solitudine a cacciatori, pescatori e guardiani di armenti; non stiamo semplicemente mitologizzando ciò che fantastichiamo sulle abitudini sessuali dei pastori durante la loro sosta pomeridiana; né questa associazione di Pan con la masturbazione è un altro modo per affermare che il diabolico e inumano capro nell’uomo avrà il suo sfogo non importa come.

Piuttosto, l’assegnazione della masturbazione a Pan è psicologicamente appropriata, persino necessaria, poiché la masturbazione fornisce un paradigma per quelle esperienze che chiamiamo istintuali, in cui coazione e inibizione si congiungono.
La psicologia della masturbazione rende più precise le idee circa i due poli del comportamento istintuale. La masturbazione congiunge due aspetti dello spettro istintuale: da una parte l’impulso; dall’altra la coscienza morale e la fantasia che accompagnano e deviano l’impulso.

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Abbiamo a lungo confuso la vergogna che accompagna la masturbazione con una proibizione sociale, cioè con un’autorità interiorizzata. Abbiamo a lungo ritenuto che la masturbazione fosse immorale perché non serve a nessuno scopo esteriore visibile.
Biologicamente, non promuove la procreazione, perciò deve essere «innaturale» e contraria agli affetti; socialmente, non porta la libido nel nesso sociale, perciò deve essere anomica, schizoide, addirittura suicida.

I nostri modi di considerarla sono stati mutuati esclusivamente dal punto di vista della civiltà, cosicché anche la nostra comprensione della sua inibizione è derivata dallo stesso punto di vista.
L’inquietudine retrospettiva, i sentimenti di colpa, il conflitto psicologico, in breve i fenomeni inibenti della coscienza morale sono considerati come nient’altro che la voce di un’autorità che proibisce, un super-io.

Il contrario di questo punto di vista tenta di affrancare la masturbazione dalla proibizione che la reprime, rendendola libera di seguire il Pan dei romantici nel piacere sfrenato, ma trascura il fattore della coscienza morale e dell’inibizione che, in questo caso, è sui generis, parte della coazione stessa, l’altra sua faccia.
(Anche gli incalliti criminali sessuali, quelli, cioè, imprigionati per stupro, ripetuto adescamento di bambini, assassinii a sfondo sadico, provano sentimenti di colpa e si sentono la coscienza turbata nei confronti della masturbazione [!], come si riferisce nel fauno-Barberinilavoro dei successori di Kinsey all’Indiana Institute. La colpa sembra altrettanto insita nella masturbazione quanto la coazione stessa).

L’approccio liberato alla masturbazione perlomeno non la condanna come psicologicamente regressiva (appropriata per il giovane, ma non per gli adulti). Ma questo approccio rende l’attività psicologicamente insignificante.
Privata della sua fantasia, vergogna e conflitto, la masturbazione diviene nient’altro che fisiologia, un meccanismo innato di sollievo senza importanza per l’anima.

Questa nozione ampiamente sostenuta e il suo rovescio fisiologico semplificano sia la masturbazione sia Pan. Insieme formano un nesso di opposti in cui il momento dell’inibizione è forte quanto la coazione. Questi opposti di Pan appaiono nell’attività stessa: sia che ci allontaniamo impauriti dalla masturbazione, pervasi di vergogna o di fantasie che ci terrorizzano, sia che passiamo furtivamente dalla paura al coraggio eccitando i nostri genitali.
La masturbazione allevia l’angoscia – ma la causa anche, ad un altro livello.

La paura del malocchio veniva affrontata, e in alcune società lo è tuttora, per mezzo della manipolazione genitale o quanto meno di segni genitali.
Non respingiamo la paura toccando la sessualità, propiziando in tal modo Pan, il quale inventò sia la masturbazione che il panico.
Nota bene: la sessualità che scaccia la paura non è il coito, cioè la connessione con un altro, o anche con un animale, ma la masturbazione.

Inoltre, il fattore fantastico di Pan appare nelle configurazioni del suo ambiente, nello spogliarsi della natura, nell’acqua, nelle grotte e nel clamore di cui è amante (come anche il suo silenzio), nella sua danza e musica, nella sua frenesia; il fattore della coscienza morale si manifesta nella vergogna e in ciò che i nostri concetti chiamano le «leggi di natura», la ritmica auto-inibizione della sessualità.
L’auto-inibizione umana è meno evidente che negli animali, la cui periodicità sessuale è chiaramente marcata. La nostra è più sottile, più psichica, e probabilmente è riflessa innanzitutto nella fantasia e nella base archetipica della coscienza morale.
Se l’inibizione qui non fosse un archetipo, radicato in quella stessa struttura psicoide che è la nostra sessualità, da dove deriverebbero le proibizioni sull’incesto e le altre leggi sessuali?

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Quando consideriamo la masturbazione, perciò, teniamo in mente il suo significato psicologico. Se gli eventi psicologici hanno la loro base in dominanti archetipiche, allora il comportamento è sempre dotato di significato, e quanto più il comportamento è archetipico (istintuale), tanto più deve essere significativo in senso primordiale.
Vedere la regressione e non il significato è una cecità che la terapia non può permettersi. La psicologia dell’inconscio ha stabilito almeno un assioma: il senso è nel comportamento stesso; non è dato dalla coscienza al comportamento. Atti da noi compiuti che sono regressivamente molto lontani dalla coscienza, come la masturbazione, possono essere al servizio di scopi diversi da quelli dell’orientamento conscio. Possono essere privi di senso per il nostro intelletto umano e nello stesso tempo essere archetipicamente significativi.

In questo caso, la masturbazione è governata dal Dio-capro della natura, che «la inventò», ed è una sua espressione.
Questa affermazione mitologica dice che la masturbazione è un’attività istintuale, naturale, inventata dal capro per il pastore; dice inoltre che la masturbazione possiede significato ed è sanzionata dalla divinità.
In quanto appartiene a un Dio, l’attività è una mimesi del Dio, lo evoca e lo fa apparire nel corpo concreto.
La masturbazione è un mezzo per attivare Pan.

Stranamente, D. H. Lawrence non se ne rese conto. Anche lui, che pure era il più vicino a Pan fra tutti i moderni, tuttavia scrisse violentemente contro la masturbazione. La repressione della masturbazione però non uccide soltanto Pan come coazione, ma anche ombra-uomo-fantasiala fantasia di Pan e la vergogna di Pan, le complicazioni inibitorie che accompagnano la masturbazione e sono parte integrante di essa.
La repressione della masturbazione come atto fisico è anche la repressione delle sue controparti psichiche. E quando questa repressione ha inizio, la battaglia sulla masturbazione diviene una disputa teologica interiore che echeggia il rifiuto e la riforma giudaico-cristiana della natura «dentro di noi».
Nella nostra cultura, vale la pena di rammentarlo, la masturbazione è attribuita a Onan, il quale fu colpito a morte da Dio, e non a Pan che era egli stesso un Dio.

Riassumendo: la masturbazione può essere compresa autonomamente e dall’interno del suo modello archetipico; non va condannata né come comportamento surrogatorio per carcerati e pastori, né come comportamento regressivo per gli adolescenti, né come ritorno periodico di fissazioni edipiche, né, infine, come coazione fisiologica priva di senso che va inibita mediante quelle corrispondenti proibizioni che sono i rapporti personali, la religione e la società.
Nello stesso modo in cui la masturbazione ci connette con Pan come capro, ci connette anche con la sua altra metà, la partie supérieure della funzione istintuale: l’autocoscienza.

In quanto è l’unica attività sessuale eseguita da soli, non possiamo giudicarla semplicemente in funzione del servizio che rende alla specie o alla società.
Invece di fissarci sul suo ruolo inutile per la civiltà e la procreazione all’esterno, potremmo riflettere sulla sua utilità per la cultura e la creatività all’interno.
Intensificando l’interiorità con la gioia – e col conflitto e la vergogna, e ravvivando la fantasia, la masturbazione, benché priva di scopo per la specie o la società, reca tuttavia piacere genitale, fantasia e colpa all’individuo come soggetto psichico. Essa sessualizza la fantasia, porta il corpo alla mente, intensifica l’esperienza della coscienza morale e conferma la possente realtà della psiche introvertita – non fu, infatti, inventata per il solitario pastore che suona il suo zufolo nei vuoti spazi dei nostri paesaggi interiori e che ricompare quando siamo abbandonati alla solitudine?
Costellando Pan, la masturbazione riporta la natura e la sua complessità nell’opus contra naturam del «fare anima».

(Hillman, Saggio su Pan)