Afanasjev – La penna di Finist, falco lucente

C’era una volta un vecchio e una vecchia. Avevano tre figlie: la minore era così bella da non poter descrivere né raccontare in una fiaba.
Una volta il vecchio si preparò per andare in città, al mercato, e dice: «Figlie mie care! Finist-tre-figlieditemi cosa vi occorre, vi comprerò tutto alla fiera».
La maggiore chiede: «Comperami un vestito nuovo, babbino».
La mediana: «Comperami uno scialle, babbino».
E la minore dice: «A me compera un fiorellino vermiglio».
Il vecchio rise della figlia minore: «Cosa ne farai di un fiorellino vermiglio, stupidina? gran profitto ne trarrai! Sarà meglio che ti comperi delle vesti».
Ma, per quanto dicesse, non riuscì a convincerla: «Comperami un fiorellino vermiglio», seguitava a ripetere.

Il vecchio andò al mercato, comperò un abito per la maggiore, uno scialle per la mediana, ma il fiorellino vermiglio non lo trovò in tutta la città. Quando già stava per andarsene incontrò un vecchino sconosciuto che portava nelle mani un fiore vermiglio.
«Vendimi il tuo fiore, vecchiettino!».
«Non è da vendere, è il mio tesoro: se la tua figlia minore sposerà mio figlio Finist, falco lucente, allora ti darò il fiore per niente».
Il padre si fece pensieroso: se non lo prende, la figlia si addolorerà; se lo prende, bisognerà dar la figlia in moglie chi sa a chi. Pensa e ripensa, finalmente prese il fiorellino vermiglio: «Non è un gran male – pensa – si fidanzerà, e se poi non è bello, si può sempre rifiutare!».

Arrivò a casa, diede alla maggiore l’abito, alla mediana lo scialle, e alla minore dà il fiorellino, e dice: «Non mi piace il tuo fiorellino, figlia mia cara, non mi piace affatto!».
E intanto le sussurra piano nell’orecchio: «Sai, il fiore è un tesoro, non era da vendere; l’ho preso da un vecchio sconosciuto col patto di darti in moglie a suo figlio Finist, falco lucente».
«Non affliggerti, babbino – risponde la figliola – egli è così buono e tenero! Vola nell’aria ed è un falco lucente, ma come si getta contro l’umida terra subito diventa il più gagliardo dei giovani!».
«Ma lo conosci, forse?».
«Lo conosco, lo conosco, babbino! Domenica passata era a messa, non faceva che guardarmi; ho anche parlato con lui … babbino, egli mi ama!».

Il vecchio scosse la testa, guardò attentamente la figlia, fece su di lei il segno della croce, Finist-finestrae disse: «Va’ nella tua cameretta, mia cara figliola! è ora di dormire; la notte porta consiglio: decideremo poi!».
La figlia si chiuse in camera, mette il fiore vermiglio nell’acqua, apre il finestrino e guarda nell’azzurra lontananza.
D’un tratto apparve innanzi a lei Finist, falco lucente, penne variopinte, volteggiò sul finestrino, si gettò contro il pavimento e divenne un giovanotto.

La fanciulla si prese paura, ma quando egli le parlò, come divenne allegro e leggero il suo cuore!
Fino all’alba rimasero a intrattenersi, di che non so; so solo che quando cominciò a fare giorno, Finist, falco lucente, penne variopinte, la baciò e le disse: «Ogni notte, non appena metterai sulla finestra il fiorellino vermiglio, volerò da te, mia cara! Ed eccoti una penna della mia ala; se avrai bisogno di qualche acconciatura, esci sul ballatoio ed agita la penna verso destra: in un baleno ti comparirà innanzi tutto ciò che desideri!».

La baciò ancora una volta, si tramutò in un falco lucente e volò via nei folti boschi.
La fanciulla seguì con lo sguardo il suo promesso sposo, richiuse la finestra e si stese a riposare.
Da quel momento, ogni notte, bastava che mettesse il fiorellino vermiglio sulla finestra spalancata perché volasse a lei il prode Finist, falco lucente.

Venne la domenica. Le sorelle maggiori si prepararono per la messa.
«E tu che abito metterai? non hai neppure un vestito nuovo!», dicono alla minore.
Lei risponde: «Non importa, anche a casa posso pregare!».
Le sorelle andarono alla messa, e la piccola siede alla finestra con l’abito sporco, guardando il popolo ortodosso recarsi alla chiesa di Dio.
Aspettò il momento giusto, uscì sul ballatoio, agitò verso destra la piuma colorata, ed ecco comparirle innanzi una carrozza di cristallo, e cavalli di razza, e servi in livrea d’oro, e vestiti, e ogni sorta di monili preziosi.

In un attimo la bella fanciulla si vestì, salì sulla carrozza e arrivò in chiesa.
La gente guarda e stupisce della sua bellezza: «Dev’essere arrivata qualche principessa!», dice la gente.
Appena ebbero cantato l’Ite missa est, subito lei uscì dalla chiesa, salì in carrozza e tornò indietro.
carrozza-favolaLa gente ortodossa corse, per vedere dove andava, ma restò con un palmo di naso! ogni traccia era sparita.

Intanto, la nostra bella, giunta al suo ballatoio, subito agitò la penna colorata verso sinistra, e in un baleno un servo la spogliò, e la carrozza svanì. E come nulla fosse ella sedette dov’era prima a guardare dal finestrino la gente ortodossa che esce di chiesa e rientra nelle dimore.
Arrivarono a casa anche le sorelle: «Ah, sorellina! – dicono – che bella donna c’era oggi alla messa! Un vero miraggio, da non poter descrivere né raccontare! Certo doveva essere una principessa venuta da altre terre: così sfarzosa, così elegante!».

Arriva un’altra domenica, e una terza; la bella fanciulla si beffa del popolo ortodosso, e delle sorelle, e del padre con la madre. Ma l’ultima volta, nello spogliarsi, dimenticò di togliersi dalla treccia un fermaglio di brillanti.
Tornano dalla chiesa le sorelle maggiori, le raccontano della bella principessa, ma guardando la sorella minore, vedono scintillare il brillante sulla treccia.
«Ah, sorellina! cos’hai qui? – gridarono le ragazze. – È proprio identico al fermaglio che aveva oggi sulla testa la principessa. Dove te lo sei procurato?».
La bella fanciulla gettò un grido e corse nella sua cameretta.
Interrogatori, congetture, mormorii senza fine; ma la sorella minore tace e sorride dolcemente.

Allora le maggiori cominciarono a tenerla d’occhio, si misero a origliare di notte all’uscio della cameretta; e una volta la sentirono discorrere con Finist, falco lucente, e all’alba lo videro con i loro occhi volarsene dal finestrino verso i folti boschi.
Ora quelle ragazze, le sorelle maggiori, erano cattive. Esse concertarono di mettere a sera dei coltelli nascosti sul finestrino della stanzetta della sorella, così che Finist, falco lucente, si tagliasse le sue alucce variopinte.

Quel che pensarono fecero; la minore, che non se n’era accorta, mise sulla finestra il suo fiorellino vermiglio, si distese sul letto e s’addormentò profondamente.
Arriva Finist, falco lucente, svolazza alla finestra e si taglia la zampina sinistra; la bella fanciulla non sa niente, dorme così dolcemente, così tranquillamente.
Infuriato il falco lucente s’innalzò nell’aria e volò verso i folti boschi.

Al mattino la bella si sveglia, guarda da tutte le parti: è già chiaro, ma il giovane non c’è! Guarda la finestra: sul davanzale aguzzi coltelli incrociati lasciano gocciare vermiglio sangue sul fiorellino.
La fanciulla pianse a lungo, spargendo lacrime amare; passò alla finestra della sua camera molte notti insonni, provò ad agitare la penna variopinta: fu tutto inutile! né Finist, falco lucente, vola da lei, né manda i suoi servi!
Infine, con le lacrime agli occhi, la fanciulla si recò dal padre a chiedergli la sua benedizione.
«Andrò dove le gambe mi porteranno!», dice.
Il padre ordinò di forgiarle tre paia di scarpe di ferro, tre bastoni di ferro, tre berretti di Finist-minore-parteferro, tre gallette di ferro: un paio di scarpe ai piedi, un berretto in testa, il bastone fra le mani, e partì nella direzione da cui volava Finist, falco lucente.

Va per i folti boschi, passa tra ceppi e radici, e già le scarpe di ferro si sfondano, il berretto di ferro è consumato, il bastone è rotto, una galletta inghiottita; ma la bella fanciulla va e va, e il bosco è sempre più nero, sempre più fitto.
D’un tratto vede innanzi a sé una piccola isba di ghisa dalle zampe di gallina che gira senza posa su se stessa.
Dice la fanciulla: «Casa casetta! Volta le spalle alla foresta, e a me volgi la testa!».

Entra nell’isba, c’è la baba-jaga stesa da un angolo all’altro, con le labbra sulla soglia, col naso al soffitto: «Fu-fu-fu! prima, non si vedeva, non si sentiva odore di russo; ma ora odore di russo si sparge nel libero mondo, all’occhio s’accusa, col naso s’annusa! Dove dirigi i tuoi passi, bella fanciulla? Vai cercando l’avventura, vai fuggendo la sventura?».
«O nonnina! veniva da me Finist, falco lucente, penne variopinte; le mie sorelle gli han fatto del male. Io cerco Finist, falco lucente».
«Dovrai andar lontano, piccina! devi passare ancora millanta terre. Finist, falco lucente, penne variopinte, vive nell’ultimo dei reami, nel più lontano degli stati, e s’è già fidanzato a una principessa».

La baba-jaga ristorò la fanciulla con quel che c’era, la mise a dormire, e al mattino, non appena cominciò a far giorno, le diede un dono per il viaggio: un martellino d’oro e dieci chiodini di brillanti.
E l’ammonisce: «Quando arriverai all’azzurro mare la fidanzata di Finist, falco lucente, verrà a passeggiare lungo la riva, tu prendi il martellino d’oro in mano e batti i chiodini di brillanti; essa vorrà comperarli, ma tu, bella ragazza, non prender niente, chiedile solo di vedere Finist, falco lucente. Suvvia, adesso va’ con Dio, recati dalla mia sorella mediana!».

Di nuovo la bella fanciulla va nel bosco oscuro, sempre più avanti e più avanti, e il bosco si fa sempre più buio e più fitto, le cime s’intrecciano nel cielo. Già un altro paio di scarpe ha sfondato, un altro berretto ha consumato, il bastone di ferro ha sfasciato, un’altra galletta ha rosicchiato; ed ecco, dinanzi alla fanciulla sta una casetta di ghisa dalle zampe Finist-capanna-zampe-gallinadi gallina, che gira senza posa su se stessa.
«Casa casetta! volta le spalle alla foresta, e a me volgi la testa: da te debbo entrare, un boccone per mangiare».
La casina voltò la schiena alla foresta; la fanciulla entra e vede la baba-jaga stesa da un angolo all’altro, con le labbra sulla soglia, col naso che tocca il soffitto.

«Fu-fu-fu! prima non si vedeva, non si sentiva odore di russo; ora invece odore di russo si sparge nel libero mondo, all’occhio s’accusa, col naso s’annusa! Dove dirigi i tuoi passi, bella fanciulla?».
«Cerco Finist, falco lucente, nonnina!».
«Egli vuole sposarsi ora. Oggi c’è ricevimento dalla fidanzata», disse la baba-jaga, le diede da bere e da mangiare, la mise a dormire; al mattino all’alba la risveglia, le dà un piattino d’oro con una pallottolina di diamanti e l’ammonisce severa: «Quando arriverai sulla sponda dell’azzurro mare, farai rotolare la pallina di brillanti nel piattino d’oro; arriverà da te la fidanzata di Finist, falco lucente, che vorrà comperare il piattino e la pallina; tu però non prendere nulla, chiedi solo di poter vedere Finist, falco lucente, penne variopinte. Adesso va’ dalla mia sorella minore, che Dio t’accompagni!».

Di nuovo la bella fanciulla va nel bosco oscuro, più avanti e più avanti, e il bosco si fa sempre più buio e più fitto. Ha già sfondato il terzo paio di scarpe, ha consumato il terzo berretto, ha torto il terzo bastone, mangiato l’ultima galletta.
Quand’ecco dinanzi a lei un’isba di ghisa dalle zampe di gallina che gira senza posa.
«Casa casetta! volta le spalle alla foresta, e a me volgi la testa: da te debbo entrare, un boccone per mangiare».
La casetta si voltò.

Di nuovo c’è nell’isba una baba-jaga stesa da un angolo all’altro, le labbra sulla soglia, il naso al soffitto.
«Fu-fu-fu! prima non si vedeva, non si sentiva odore di russo; ora invece odore di russo si sparge nel libero mondo, all’occhio s’accusa, col naso s’annusa! Dove dirigi i tuoi passi, bella fanciulla?».
«Cerco Finist, falco lucente, nonnina!».
«Ah, bella fanciulla! egli ha già sposato la principessa! Eccoti il mio cavallo veloce, sali e cavalca con Dio!».
La fanciulla sedette in arcioni e galoppò nel bosco, che si faceva sempre più rado.

Ecco l’azzurro mare – ampio e smisurato – stendersi di fronte a lei, laggiù lontano brillano come fuochi i pinnacoli d’oro degli alti terem di marmo.
«Senza dubbio questo è il reame di Finist, falco lucente!», pensò la fanciulla, siede sull’arida sabbia e pianta col martellino d’oro i chiodi di brillanti.
D’un tratto, ecco arrivare sulla riva la principessa con le nutrici, con le governanti, con le fedeli serventi; si fermò e cominciò a contrattare i chiodini di brillanti e il martellino d’oro.
«Te li darò per niente, principessa, se mi lasci guardare Finist, falco lucente», risponde la ragazza.
«Ma Finist, falco lucente, dorme ora, m’ha detto di non far entrare nessuno da lui; se però mi darai i tuoi bei chiodini e il martelletto, farò in modo di fartelo vedere».

Prese il martellino con i chiodi e corse alla reggia; infila nel vestito di Finist, falco lucente, una spilla magica che lo faccia dormire ancor più profondamente, che non possa svegliarsi dal sonno, poi dà ordine alle nutrici d’accompagnare la bella fanciulla nella reggia di suo marito, falco lucente, e lei se ne andò a passeggiare.
A lungo la fanciulla si disperò, a lungo pianse sul suo caro; non le riuscì di svegliarlo …

Finist-dorme

Dopo aver passeggiato alquanto, la principessa tornò a casa, la mandò via e tirò fuori la spilla.
Finist, falco lucente, si svegliò: «Oh Dio, quanto ho dormito! C’è stato qualcuno qui – dice – non ha fatto che piangere e lamentarsi; ma io non potevo aprir occhio, com’era penoso!».
«T’è parso nel sogno – risponde la principessa – qui non c’è stato nessuno».

Il giorno dopo la bella fanciulla sta di nuovo sulle rive dell’azzurro mare e fa rotolare la pallina di brillanti nel piattino d’oro.
Venne la principessa a passeggiare, la vede e chiede: «Vendimela!».
«Lasciami vedere Finist, falco lucente, ed io te la do per niente!».
La principessa acconsentì, e di nuovo piantò una spilla nel vestito di Finist, falco lucente. Di nuovo la bella fanciulla piange amaramente sul suo amato senza poterlo svegliare.

Il terzo giorno sedette ancora una volta sulla riva dell’azzurro mare, triste e sconsolata, e dà da mangiare al suo cavallo dei carboni ardenti.
Al vedere il cavallo che inghiottiva tizzoni infuocati la principessa si mise a contrattare.
«Lasciami solo vedere Finist, falco lucente, e io te lo darò per niente!».
La principessa acconsentì, corre alla reggia e dice: «Finist, falco lucente! Vieni che ti guardo in testa!».
Si mise a cercargli i pidocchi in testa, e gli infilò tra i capelli la spilla; subito lui si addormentò d’un sonno profondo; poi manda le sue nutrici a cercare la bella fanciulla.

Quella arriva, cerca di svegliare il suo caro, l’abbraccia, lo bacia, e intanto piange lacrime amare; niente, lui non si sveglia!
Si mise allora a cercargli nei capelli e senza accorgersene fece cadere la spilla magica.
Finist, falco lucente, penne variopinte, si svegliò subito, vide la bella fanciulla e quanto si rallegrò!
Lei gli raccontò tutto come era stato: come le cattive sorelle avevano avuto invidia di lei, come aveva viaggiato e come aveva contrattato con la principessa.
Lui s’innamorò più di prima, la baciò sulle labbra zuccherine e, senza por tempo in mezzo, ordinò di riunire boiari e principi e uomini d’ogni grado.

Chiese loro: «Come giudicate, con quale moglie debbo vivere: con quella che m’ha venduto o con quella che m’ha comperato?».
Tutti: boiari e principi e uomini d’ogni grado decisero a una voce che doveva prender quella che l’aveva comperato, mentre quella che l’aveva venduto bisognava impiccarla e fucilarla alle porte della città.
E così fece Finist, falco lucente, penne variopinte.

(Afanasjev, Antiche fiabe russe)