Nerval – Il Sogno è una seconda vita

Ospite, i sogni sono vani, inspiegabili:
né tutti si avverano per gli uomini.
Due infatti sono le porte dei sogni inconsistenti:
una è fatta di corno, l’altra di avorio:
quelli che escono dal candido avorio
traggono in inganno parole vane recando;
quelli invece che escono dal lucido corno,
veracità l’incorona, se un mortale li vede.
(Omero, Odissea, 19: 560-567)

dormiente

Il Sogno è una seconda vita.
Non ho potuto varcare le porte d’avorio o di corno che ci separano dal mondo invisibile senza rabbrividire.
I primi istanti del sonno sono l’immagine della morte: un opaco torpore s’impossessa del nostro pensiero, né è possibile determinare l’istante preciso in cui l’io, sotto altra forma, continua l’opera dell’esistenza.
È come un tenebroso sotterraneo che a poco a poco si rischiara, e dove dall’ombra e dalla notte si liberano le pallide sembianze gravemente immobili che popolano la dimora del limbo.
Poi il quadro prende forma, un chiarore nuovo illumina e fa muovere quelle apparizioni bizzarre, si schiude per noi il mondo degli Spiriti.

Swedenborg chiamava queste visioni Mirabilia e più spesso che al sonno le doveva alla fantasticheria. L’Asino d’oro di Apuleio, la Divina Commedia di Dante sono i modelli poetici di simili studi dell’anima umana.
Sul loro esempio, cercherò di trascrivere le impressioni d’una lunga malattia che si è integralmente svolta nei misteri del mio spirito; e proprio non so perché adopero questo termine «malattia», dal momento che, per quanto mi concerne, mai mi sono sentito bene come allora.
A volte, le mie forze e la mia attività mi sembravano raddoppiate; mi pareva di sapere tutto, capire tutto; e l’immaginazione mi arrecava delizie infinite.
Riacquistando quel che gli uomini chiamano ragione, dovrò forse rimpiangere d’averle perdute?…

(Nerval, Le figlie del fuoco)