Irlanda – Le imprese giovanili di Finn

Irlanda-guerrieri

Per il controllo sulla fian e la supremazia su Ériu ci furono scontri e rivalità tra Cumall figlio di Trénmór e Urgriu figlio di Lugaid Corr dei Lauigni.
Moglie di Cumall era stata Torba figlia di Eochaman dell’Ern, ma poi Cumall si unì a Muirne Munchaim.
Tra Cumall e Urgriu si combatté la battaglia di Cnucha, nella quale si scontrarono Luchet e Áed mac Morna: Luchet ferì Áed rovinandogli un occhio, e da allora gli fu dato il nome Goll (il «monocolo»), ma per mano dello stesso Goll, cadde non solo Luchet, ma lo stesso Cumall.
Perciò ci fu, da allora, inimicizia tra i figli di Morna e quelli di Cumall.

Cumall lasciò incinta la compagna, Muirne. Ed essa generò un figlio a cui fu dato il nome Demne, il «Cervo».
Fiacail mac Conchinn, Bodbmall la druidessa e Líath Lúachra andarono da Muirne per prenderle il bambino, perché la madre non si arrischiava a tenerlo con sé.

Bodbmall e Líath andarono col bambino nella foresta del monte Bladma. Là il bambino venne allevato segretamente: fu necessario fare così perché molti giovani spregiudicati e risoluti, molti guerrieri ostili e perfidi, e fieri e irati campioni tra i guerrieri dei Luaigni stavano all’erta, assieme ai figli di Morna, contro quel bambino.
Il bambino venne quindi curato per molto tempo dalle donne guerriere.

Trascorsi sei anni, la madre venne a vedere il figlio perché le era stato detto il luogo in cui stava, e temeva per lui a causa dei figli di Morna.
Passò dunque da una landa selvaggia all’altra, finché raggiunse la foresta del monte Finn-madriBladma. Trovò una capanna da cacciatore e, dentro, il ragazzo addormentato. Allora sollevò al petto il ragazzo e lo strinse a sé.
Fu allora che, accarezzando il figlio, compose questi versi: «dormi in un sonno di pane …». Poi salutò le donne guerriere e disse loro di avere cura del ragazzo fino a che fosse pronto per essere un guerriero.

Il ragazzo crebbe e divenne capace di cacciare. Un giorno uscì da solo e vide della anatre su un lago. Lanciò loro un colpo così preciso che una ne ebbe le piume e le ali tagliate e rimase immobilizzata: allora l’afferrò e se la portò nella capanna da cacciatore.
Questa fu la prima volta che Finn cacciò.
Un’altra volta, per sfuggire all’attenzione dei figli di Morna, andò dalle parti di Crotta, e qui gli venne una completa calvizie perché era diventato tignoso: perciò da allora fu chiamato Demne Mael («Cervo Calvo»).

Un giorno Demne uscì da solo e raggiunse Mag Life dove c’era una fortezza: sul prato della fortezza vide dei ragazzi che si lanciavano una palla. Rimase con loro a gareggiare nella corsa e nel lancio della palla.
Il giorno seguente, quanto ritornò, un quarto dei giovani si schierarono contro di lui, poi ancora un terzo; infine tutti gli furono contro: ma Demne vinse la gara.

«Qual è il tuo nome?», gli domandarono.
«Demne», disse lui.
I giovani lo riferirono al signore della fortezza.
«Allora uccidetelo, se sapete come fare», disse quello.
«Non siamo in grado di fargli niente».
«Vi ha detto il suo nome?».
«Ha detto che sia chiama Demne».
«Che aspetto ha?», disse.
«È giovane, bello e luminoso», dissero.
«Allora Demne avrà nome Finn (luminoso)».
I giovani quindi lo chiamarono Finn.

Il giorno seguente Finn tornò da quei giovani e andò dove giocavano. Assieme gli gettarono addosso le loro mazze: Finn le schivò tutte, gettò sette ragazzi a terra e si allontanò ritornando nella foresta del monte Bladma.
Trascorsa una settimana, andò ancora in quello stesso luogo; i giovani stavano nuotando Finn-Demnenel lago vicino. Lo sfidarono ad annegarli; per questo Finn saltò nel lago e ne annegò nove, poi tornò sul monte Bladma.
«Chi ha annegato questi giovani?», chiedevano tutti.
«Finn!», dicevano, e da allora gli rimase per sempre il nome Finn.

Una volta, camminando sul monte Bladma con le due donne guerriere, vide sul crinale un branco di cervi selvatici.
«Dispiace non poterne catturare uno», dissero le due donne.
«Io posso farlo!», e si precipitò sul branco, afferrò due cervi maschi e li portò con sé nella capanna da cacciatore.
Da quel giorno si allontanava sempre a caccia di cervi.
«È dunque tempo che tu ti stacchi da noi, ragazzo – dissero le due donne guerriere – perché i figli di Morna stanno all’erta per ucciderti».

Solo, si allontanò dalle donne guerriere e girovagò di paese in paese, finché non giunse alla casa di Lochán, il fabbro, che aveva una bellissima figlia di nome Cruithna.
Cruithna s’innamorò del giovane.
«Ti darò mia figlia, anche se non so chi sei», disse il fabbro. La ragazza allora giacque con Finn.
«Forgiami delle lance», disse Finn al fabbro.
Lochán gli forgiò due lance. Poi il giovane si apprestò a partire e salutò Lochán.
«Figlio mio – disse Lochán – non andare sul sentiero su cui c’è Beo, la scrofa».

Beo era il nome della scrofa che aveva devastato l’entroterra del Mumu. Ciò che accadde al giovane fu proprio di andare per il sentiero su cui c’era la scrofa. La scrofa gli si precipitò contro, ma Finn scagliò la lancia, che la trapassò lasciandola senza vita.
Portò quindi al fabbro la testa della scrofa come dono nuziale per la figlia.
Poi riprese il cammino.

Era per via quando udì una voce femminile che innalzava lamenti. Si avvicinò e vide una donna: aveva ora lacrime di sangue ora un fiotto di sangue alla bocca, che ne era perciò arrossata.
«Hai la bocca rossa!», disse Finn.
«Ne ho ben motivo – disse la donna – perché il mio unico figlio è stato ucciso da un terribile, alto guerriero venuto sulla mia strada».
Finn andò alla ricerca di quel guerriero. Si scontrarono e il guerriero cadde per mano di Finn: aveva con sé la borsa con i tesori di Cumall.

Finn andò nel Connacht e in un bosco desolato trovò il vecchio Crimall assieme ad alcuni dell’antica fian che cacciavano per lui. Finn gli mostrò la borsa del tesoro e gli narrò dall’inizio alla fine la storia di come avesse ucciso l’uomo che aveva preso quei tesori.
Poi Finn partì per andare ad apprendere l’arte divinatoria da Finn Éces che stava sul Boand.
Per timore del figlio di Urgriu e dei figli di Morna, non avrebbe più osato stare in Ériu se non avesse appreso l’arte dei filid.

Finn Éces era rimasto sul Boand sette anni a scrutare il salmone della pozza di Féc, Finnegas-salmoneperché era stato profetizzato che avrebbe mangiato il salmone di Féc quando nulla gli fosse rimasto sconosciuto.
Il salmone fu catturato e Demne dovette arrostirlo: ma il fili gli disse che non doveva mangiarne neppure un pezzo.
Il giovane l’arrostì e glielo portò.

«Ne hai mangiato, ragazzo?», domandò il poeta.
«No – disse il giovane – ma mi sono scottato il pollice e l’ho messo in bocca».
«Come ti chiami, ragazzo?».
«Demne», disse il giovane.
«Il tuo nome è Finn, ragazzo mio – disse – a te è stato concesso di portare alla bocca il salmone, e sei il vero Finn».
Così il giovane aveva mangiato il salmone. Questo dava a Finn la conoscenza: quando si metteva il pollice in bocca e cantava la teinm láida qualsiasi cosa sconosciuta gli era svelata.

A quel tempo nel Síd Brí Éle c’era una bellissima fanciulla: Éle era il suo nome. Gli uomini di Ériu si contendevano quella donna: uno dopo l’altro andavano a corteggiarla. Il corteggiamento aveva luogo ogni anno a Samain, perché nel tempo di Samain i síde di Ériu erano sempre aperti, e nei síde nulla in quei giorni poteva essere nascosto.
A ogni uomo che andava per corteggiarla, accadeva però che uno della sua gente fosse ucciso; e ciò avveniva solo in quell’occasione, né si scopriva chi lo avesse fatto.

Come altri uomini, il fili Cethern andò per corteggiare la ragazza, ma a Finn non piaceva che vi andasse.
Andando al corteggiamento si erano disposti in tre gruppi di nove persone ciascuno; e mentre camminavano verso il síd, un uomo che era tra loro fu ucciso, né si capì chi l’avesse fatto.
Poi si separarono e Finn si allontanò, ma pensava che fosse avvenuto un fatto penoso, una grande sventura.

Proseguì fino a raggiungere la casa di un campione, Fiacail figlio di Conchinn, sulla collina di Mairge: là era a quel tempo la sua casa. Finn disse a Fiacail la sua pena e raccontò come quell’uomo fosse stato ucciso in mezzo a loro, sopra un síd.
Fiacail gli disse allora di andarsi ad appostare presso le colline, dette «i due seni di Ána» nella parte estrema di Lúachair.
Finn andò e si sedette tra le due fortificazioni che si trovavano sui «seni di Ána».

Irlanda-samain

E nella notte di Samain, mentre era là in mezzo, Finn vide attorno a sé i due síde aprirsi: si aprirono le due fortezze, perché le mura si erano dissolte. Vide un grande fuoco in entrambe le fortezze, e udì che da un síd una voce diceva: «È buono il vostro cibo?».
«Buono, certo», rispondeva una voce dall’altro síd.
«Vorreste prenderne un po’ del nostro?».
«Se ce ne date, ve ne daremo dell’altro in cambio».

E mentre era lì, Finn vide un uomo uscire da uno dei síde tenendo in mano una tavola con sopra un intero maiale e un vitello arrostiti e un mazzetto di aglio selvatico. Si era a Samain.
L’uomo oltrepassò Finn per raggiungere l’altro síd; Finn scagliò la lancia di Fiacail, figlio di Conchinn: la scagliò lontano, verso la collina di Mairge, dicendo: «Se la lancia raggiunge qualcuno di noi, possa uscirne vivo, ma io ho inteso vendicare il mio compagno».
La lancia saettò, poi improvvisamente si udì un gran pianto e un lamento.

Fiacail raggiunse Finn ai «due seni di Ána» e gli domandò chi avesse ucciso.
«Non so se è venuto qualche vantaggio dal colpo che ho inferto», disse Finn.
«È probabile che qualcuno sia stato ucciso – disse Fiacail. – Credo che se non lo hai fatto questa notte, non lo potrai fare che fra un anno».
Allora Finn disse di aver scagliato un colpo e di aver forse raggiunto qualcuno, perché aveva udito nel síd un forte lamento.

Catturò poi una donna come pegno per la sua lancia; la donna promise di rimandare fuori la lancia dal síd in cambio della libertà. Finn allora lasciò che la donna entrasse nel síd.
Poi la lancia fu buttata fuori dal síd e Finn la portò dove era Fiacail.
«Bene – disse Fiacail – tieni questa lancia, perché con essa hai compiuto un’impresa che sarà famosa».
Disse che il colpo era stato fortunato, perché l’ucciso era l’uomo che aveva colpito il suo compagno.
«Chi hai ucciso in questo luogo – disse – ammazzava chiunque andasse a corteggiare la bella Éle, perché ne era innamorato».

Oisin-Niamh

Poi Finn e Fiacail si allontanarono. Fiacail doveva incontrare la fian, perciò disse a Finn che dovevano tornarsene a casa perché il loro compito era stato assolto.
«Fammi venire con te», disse Finn.
«Non voglio che tu venga, perché non sei abbastanza forte», disse Fiacail.
«Vedremo se è vero!», disse Finn e proseguirono insieme.

Attorno al collo di Fiacail c’erano dodici palle di piombo per frenare il suo vigore, tanta era la sua velocità; Fiacail le gettò via una dopo l’altra, e Finn le raccolse, e tuttavia la corsa di Fiacail non fu più veloce di quella di Finn.
Quando raggiunsero la fian Finn reggeva ancora le dodici palle di piombo, e Fiacail ne era orgoglioso.

Quella notte dormirono a Inber Colptha; decisero che avrebbe vegliato Finn e si accordarono che, se mai avesse udito un rumore minaccioso, avrebbe dovuto svegliare Fiacail.
A un’ora della notte, mentre stava vegliando, Finn udì un grido dal nord: ma non svegliò il guerriero. Andò da solo verso quel grido, nella direzione del monte Slanga.

Là, nell’Ulaid, all’ora di mezzanotte, Finn si trovò di fronte su un tumulo verde tre donne con corna da strega.
Mentre da quel tumulo innalzavano lamenti, vi tenevano appoggiate le mani. Quando ebbero di fronte Finn, si affrettarono verso il síd di Slanga.
Finn ne afferrò una mentre stava entrando e la spilla le saltò via dal mantello.
La donna allora ritornò verso di lui e lo implorò di restituirle la spilla del mantello: disse che non era bene rientrare nel síd con tale vergogna, e promise in ricompensa …

(Macgnímartha Find: il manoscritto s’interrompe qui)