Finn e le «fiana»

Narra la leggenda che, alla morte del re Feradach Fechtnach, l’Irlanda fu divisa tra i suoi due figli, Tuathal e Fiacha: al primo andarono, assieme al titolo di re, le fortezze e le terre abitate con le loro ricchezze, e al secondo le scogliere e le terre selvagge, i boschi, i Fionn-Mac-Cumhaillprecipizi e gli estuari, che erano dominio delle fiana – di quelle bande di «poeti selvaggi», di cui Finn mac Cumaill (un discendente «bastardo» della dinastia regale) sarebbe poi divenuto, sempre secondo la leggenda, il campione eponimo.

«Selvaggi» uomini della Foresta, ignari di leggi, usi e costumi «cittadini», e tuttavia … «poeti», e non solo per modo di dire.
È risaputo infatti che, per diventare membro delle fiana, i candidati erano tenuti a sapere almeno dodici libri di poesia. Solo a questa condizione erano ammessi a dimostrare poi le altre «virtù», quelle che avrebbero fatto di loro i nuovi «cacciatori erranti».

Dovevano, a quanto si dice, battersi contro nove guerrieri che l’attaccavano contemporaneamente con nove giavellotti; inseguiti nei boschi, avendo solo la lunghezza di un rametto d’albero come vantaggio sugli inseguitori, non dovevano lasciarsi riacciuffare; durante il combattimento, le loro mani non dovevano minimamente tremare; negli spostamenti nella foresta neppure un ramo secco doveva scricchiolare sotto i loro piedi; e, da ultimo, dovevano saltare una siepe alta fino alla loro fronte e passare sotto un’altra di altezza pari alle loro ginocchia: e tutto questo di corsa e, se mai una spina si fosse conficcata nei loro piedi, dovevano togliersela senza rallentare la corsa!

Il loro «animale-simbolo» era il Cervo.
Il nome di Finn che, come si è detto divenne il loro primo Eroe, era solo il soprannome di Demne, «daino», «cerbiatto». E il nome di suo figlio, Oisín, e forse quello del figlio di suo figlio, Oscar, derivano da os, «cervo», né più né meno di come ne deriva Ossian, che è il nome scozzese di Oisín – quello che ha dato nome di «ciclo ossianico», oltre che di «ciclo feniano», a questo ramo della Poesia irlandese delle fiana spuntato, in età coeva al «ciclo arturiano» (intorno al XII secolo), come le corna in testa a quella Cerva selvaggia a cui sola danno la caccia questi «folli musici erranti», come – altrove – quei nuovi poeti «romanzi» che noi conosciamo come i trovatori di Provenza o i toscani «Fedeli d’amore».

C’è un ben noto passo del Táin Bó Cuailnge, in cui viene narrata la storia dei druidi-arpisti che furono trasformati in cervi.
È un dettaglio, e per giunta abbastanza fantasioso, eppure … seguendo la Cerva, se hai pazienza, da qualche parte vedrai che arriveremo.