Irlanda – Sétanta (Cúchulainn) entra in gioco

Il fanciullo fu così allevato dal padre e dalla madre adottivi ad Airgdech, sulla piana di Muirthemne.
Un giorno, quando aveva cinque anni, apprese che a Emain v’era una brigata di tre volte cinquanta ragazzi. Conchobor trascorreva la terza parte della propria giornata regale a osservarli giocare nella piana, un altro terzo a giocare a fidchell, e l’ultimo terzo a bere birra finché cadeva addormentato.

Sétanta pregò la madre di lasciarlo andare a unirsi alla brigata dei ragazzi.
«Non ci puoi andare – ella rispose – finché non ti potrà accompagnare uno dei campioni dell’Ulaid».
«Sarà un’attesa troppo lunga – disse il ragazzo. – Dimmi solo in quale direzione si trova Emain».
«Laggiù, verso nord, e il cammino è arduo – disse la madre. – Il monte Fuait sbarra la strada».
«Pure, voglio provare».

Si mise in viaggio con uno scudo giocattolo, un giavellotto giocattolo, la sua mazza e la cuchulainn-giocasua palla: si divertiva a lanciare il giavellotto e a riprenderlo prima che ricadesse al suolo.
Quando fu giunto a Emain, si unì ai ragazzi senza prima invocarne la protezione (a quel tempo nessuno poteva andare sul campo da gioco senza aver ricevuto dai ragazzi una promessa di salvaguardia, ma il fanciullo non lo sapeva).
«È chiaro che questo ragazzo è dell’Ulaid – disse Follomain figlio di Conchobor – e tuttavia ci sfida».

I ragazzi levarono la voce contro di lui, ma Sétanta continuò ad avanzare. Allora gli scagliarono contro tre volte cinquanta giavellotti, ed egli li fermò tutti con il piccolo scudo. Poi gli lanciarono le loro palle, ed egli le fermò tutte con il petto. Gli scagliarono quindi le mazze, tre volte cinquanta, ma il fanciullo le schivò tutte, tranne alcune che afferrò a volo.

Lo prese allora la riastartha, il suo furore prodigioso: sembrò che ogni capello gli fosse confitto in testa e fosse animato da una lingua di fiamma. Chiuse un occhio facendolo diventare non più largo della cruna di un ago e spalancò l’altro facendolo diventare grande come una coppa d’idromele.
Scoprì i denti della mascella all’orecchio e distorse la bocca a mostrare tutta la gola. Poi, l’alone dell’eroe sorse dalla sua testa.

Il fanciullo attaccò i ragazzi. Ne abbatté cinquanta prima che raggiungessero le porte di Emain. Nove di essi passarono di corsa vicino a Conchobor e a Fergus intenti a giocare a fidchell; Sétanta, che li inseguiva, balzò oltre la scacchiera, ma Conchobor lo afferrò per un braccio e fisse: «Tratti ben rudemente questa brigata!».
«Sono nel giusto – rispose Sétanta. – Ho lasciato la mia casa, e il padre e la madre, per unirmi ai loro giochi, ed essi mi hanno trattato con durezza».

«Di chi sei figlio? – chiese Conchobor. – Qual è il tuo nome?».
«Sono Sétanta, figlio di Soailte e di tua sorella Deichtine. Certo non mi attendevo questa accoglienza».
«Ebbene, perché non ti sei posto sotto la protezione dei ragazzi?», disse Conchobor.
«Non ne sapevo nulla».
«Accetta allora la mia protezione», disse il re.
«Da te l’accetto», rispose Sétanta.

Si apprestò quindi a inseguire la brigata dei ragazzi per tutta la casa.
«Che cosa vuoi fare?», chiese Conchobor.
«Offrire la mia protezione».
«Promettila qui, e subito», disse Conchobor.
«Prometto».
Poi tutti tornarono sul campo di gioco e i ragazzi che erano stati abbattuti cominciarono ad alzarsi con l’aiuto delle madri e dei padri adottivi.