Vita nuova da far avvenire

maschera-binaria

C’è l’evoluzione, lo sviluppo (degli organi) del Corpo (Entwickelung), e c’è la storia (Geschichte), ossia il Racconto che il Corpo (senz’organi, i cui organi non sono ancora «sviluppati») si racconta.
Diciamo così: c’è l’Organo del Racconto che il Corpo sviluppa in anticipo su tutti gli altri. Voglio dire: il Corpo, grazie a quest’Organo «di fantasia», che è il suo Organo «precoce» (ah, Dioniso, ora comincio a capirti!), si «storicizza» prima del termine della sua «gestazione» extra-uterina. Diciamo «prima della pubertà».
Come l’uva acerba che già si pregusta vino, così l’impubere già vive le sue «storie» (le sue pene, e le sue gioie) da adulto «anticipato».

È su questa «discrepanza», su questo «intervallo», su questo «scollamento» in due tempi della Temporalità del Guaglione, che io, coccia tosta, ho bisogno di fermarmi a pensare.
Scusami se insisto e mi ripeto: Dioniso nasce due volte! quando nasce la seconda volta, era già nato e morto la volta prima. Quando nasce la seconda volta, ha bisogno di tempo per comprendere che gli è dato di «vivere» solo ciò che dà «avvenire» al suo Passato di bambino «nato-morto».
Ha bisogno di trovare una via su cui incamminarsi, contromano!, dall’avvenire a creare il suo Passato. Andrà solo là dove potrà dare Senso a ciò che sarà già stato, e di cui saprà che era già stato, solo se e quando l’avrà fatto essere e, insieme, terminare. Solo attuandolo, il suo Passato finalmente avverrà e, una volta avvenuto, se ne andrà a dormire in santa pace la sua immortalità – lontano da qui.
Scusa, se è là, altrove, che guardo: è che ho bisogno di seguire Dioniso un passo alla volta. Scusa, se zoppico e vado piano. Non sono che la Tartaruga di un anonimo scrivano.

auguri-buon-annoBuon anno a te, Guaglione che ancora non sei nato. A te, ancora Signore della tua Storia, che ancora non sai, che non puoi ancora sapere per quali sentieri ti toccherà andare a cercare quel che adesso hai già trovato!
Vuoi che te lo dica in tedesco, io che al tedesco non sono ancora nato? Senti piuttosto Freud: zeitlich-Entwickelungsgeschichte.
Se c’è un tempo (Zeit), esso scorre su due «binari» (sviluppo degli organi, e storia dell’Organo Precoce). E, all’inverso, se ci sono due orologi, essi segnano però le ore di uno stesso cucù.

Tempo strabico è quello del Guaglione: per mettere a fuoco gli «oggetti» della sua visione, lo vedi come ha fretta di diventare grande? come corre (con la fantasia) a dare un «avvenire» alle sue anticipazioni visionarie?
Lo senti, cosa dice Lacan? Dice che dopo tutto però «è un essere umano, nato in stato d’impotenza». Come tutti i cuccioli, «impotente» a essere all’altezza delle sue prelibazioni. Come a dire: la libidine ha un suo tempo, su cui i cosiddetti «fatti reali» avvengono sempre in ritardo.

Il Racconto dice: Dioniso, il suo «intervallo» di demenza precoce (le dico apposta queste due «paroline»), la «crepa» tra la prima e la seconda nascita, il Racconto dice che Dioniso, nato-e-morto prematuro, la trapassò (più o meno algebricamente) dalla Pancia della Mamma nella Coscia del Toro Zeus. Dice che il «germe dionisiaco» dalla Via Lattea traslocò nell’Orsa Maggiore. Dice che le Stelle che «bruciarono» nel Rogo di Semele (la Macchia Nera sulla Via Lattea), le Stelle del cielo «precedente», si sparsero in questo nostro firmamento.
Dioniso, dice il Racconto, fu «fatto a pezzi» e … risuscitato a «vita nova». Dice che Sette di quei pezzi si radunarono nella Coscia del Toro, e assieme fecero una Costellazione: quella di Biancaneve, per intenderci.

Orsa-Maggiore

Ma tu, se preferisci parlare parole «moderne», puoi anche dire che la sua «renovata infantia» Dioniso la trascorre «nel Nome del Padre».
La passa all’ombra della Legge, nelle pieghe del Racconto, tra i tendini del piede caprino del Nome, sotto l’unghia dell’alluce congelato di un rimosso addio, dell’addio alla sua «dipendenza materna»… e via, di corsa, alla volta dell’illusoria «padronanza» che l’Immaginario gli promette «storicamente», e che invece il Simbolico «evolutivamente» (ancora) gli proibisce.

Il Simbolismo gli «interdice» ciò che l’Immaginario gli «dice»: anzi, che gli ha già «detto»! Ma, in realtà, il Simbolismo gliel’ha già «interdetto» (nella maniera più ovvia: senza dirgli niente!).
Narciso crede di essersi pienamente disgiunto da Eco e dalle Voci della foresta, Narciso crede di essere solo lui e la sua Immagine. Narciso, da ingenuo cartesiano, non vede che tra l’ego e il cogito c’è di mezzo l’Inconscio del Racconto Umano che parla e parla e parla.
Anche se Narciso non «capisce» niente, è il Racconto a «capire» lui e la sua relazione con la propria Immagine. Narciso è «in cattività», e tanto più se non lo sa. È tanto più schiavo, quanto meno gli dolgono le catene che porta ai piedi. È tanto più «incatenato», quanto meno comprende di che «materia» sono fatte le catene di Prometeo.

Il Guaglione, quando nasce, è ancora «forestiero».
È talmente dentro il suo Corpo che noi, che ne siamo abbondantemente fuori, non possiamo che trovarlo «forestiero». È troppo vicino a quella vicinanza da cui noi ci siamo abbondantemente allontanati, è così dentro quel Reale che poi a noialtri tocca a fatica reinventare come la Cosa in Sé o roba del genere, è così acerbo rispetto ai nostri «organi» cresciuti e pasciuti nel Nome del Padre, abituati cioè a rintracciare le «cose» e a ricostruire i «fatti» attraverso la mediazione della Parola del Padre, che non può che apparirci straniero, uno di un altro mondo. Di un mondo che, se fu, per noi ora è morto e sepolto.

I bambini, perciò, «sono i morti». Sono i katchina «periodici», dice Lévi-Strauss.
Morirono durante la Migrazione dal grembo di Semele alla Coscia del Toro, se vogliamo raccontare la Storia: Geschichte, o nella traversata del continente americano, se invece vogliamo fare storiografia, cronologia, cronaca, evoluzione: Entwickelung.

katchina-migrazione
La «storia» è sempre in anticipo, sempre fantasiosamente precoce rispetto ai «fatti», ai pochi «fatti» che di fatto avvengono.
È nella Coscia del Padre – nell’illusione del Padre che padroneggia i suoi oggetti di desiderio, ma che in realtà se li interdice travasandoli in simboli – è là che, come Dioniso, ogni bambino, anche Pinocchio col suo abbecedario, fa l’apprendistato umano.
È nella Botte del Simbolismo che Dioniso fermenta nell’Attesa. Perché, in fondo, solo di questo ci stiamo occupando: della trafila che dall’uva porta al vino. È del vino che stiamo parlando: di quel vino novello il cui sapore sa di essere l’avvenire dell’uva, e tanto basta per ubriacarlo anzitempo.

La relazione con l’altro ha per il soggetto un nome. E il nome, in quanto nome della Legge, definisce – circoscrive il lecito e l’illecito di questa relazione che il Guaglione ha già «anticipato» al di là del bene e del male.
Lo vedi? se chiedi al Dottore quand’è che l’uomo diventa umano, quand’è che Dioniso nasce la seconda volta, lui ti risponde: «l’uomo diventa umano … nel momento in cui, per quanto poco, entra nella relazione simbolica».
Il Dottore dice anche che «la relazione simbolica è eterna». Detta o interdetta che sia, la relazione è «orientata» a un magnete che la trascende: ovvero che l’ha già definita, all’insaputa di Narciso.

Posso imparare tutte le lingue del mondo, ma quelle tre parole che il Silenzio mi scrisse «magicamente» addosso, non riesco – disse il vecchio intrepido Väinämöinen – da nessuna parte a trovarle.
Come mai?
Il Dottore dice: perché le va a cercare nel Passato – ecco perché non le trova. Quel Passato fu «anonimo». Parlato, ma non detto. Parlato, e presto interdetto.
Il Dottore dice: solo quando «avverranno» quelle tre parole gli passeranno. Ora, gli fanno male – perché ne accusa la mancanza. Ma il dolore gli passerà, appena avrà ritrovato nel Racconto il posto del suo Passato.
Solo allora, solo da quel posto ritornerà il Rimosso, e avrà vita nuova da far avvenire.