Lacan – Dall’avvenire al passato

Dunque, il soggetto prende coscienza del suo desiderio nell’altro, tramite l’intermediario dell’immagine dell’altro, che gli dà il fantasma della propria padronanza.
Così come è frequente nei nostri ragionamenti scientifici ridurre il soggetto a un occhio, potremmo altrettanto bene ridurlo a un personaggio istantaneo colto nel rapporto con l’immagine anticipata di se stesso, indipendentemente dalla propria evoluzione.
neonato-piangeMa resta il fatto che è un essere umano, nato in stato d’impotenza, per il quale assai precocemente le parole, il linguaggio, sono serviti da invocazione, e da invocazione delle più miserevoli, quando dalle sue grida dipendeva il suo nutrimento.
Questo rapporto materno primitivo è già stato messo in relazione con gli stati di dipendenza. Ma infine non è un motivo per nascondere che, altrettanto precocemente, questa relazione con l’altro ha per il soggetto un nome.

Che un nome, per quanto confuso designi una persona determinata, in questo consiste esattamente il passaggio allo stato umano. Se si dovesse definire in quale momento l’uomo diventa umano, diremmo che è nel momento in cui, per quanto poco, entra nella relazione simbolica.

La relazione simbolica, l’ho già sottolineata, è eterna. E non tanto perché occorre che vi siano effettivamente sempre tre persone; è eterna in quanto il simbolo introduce un terzo, un elemento di mediazione, che localizza i due personaggi presenti, li fa passare su di un altro piano e li modifica. […]

Per il solo fatto che io mi definisca in rapporto a un signore come suo figlio, e che io definisca lui come mio padre, vi è qualcosa che, per quanto immateriale possa apparire, pesa quanto la generazione carnale che ci unisce. E addirittura, praticamente, nell’ordine umano pesa di più.
Infatti prima ancora che io sia in grado di pronunciare le parole di padre e di figlio, anche se lui fosse istupidito e non potesse pronunciare queste parole, tutto il sistema umano circostante ci definisce già, con tutte le conseguenze che ne derivano, come padre e figlio.

Dunque la dialettica tra l’io e l’altro è trascesa, posta su di un piano superiore, grazie al rapporto con l’altro, grazie semplicemente alla funzione del sistema del linguaggio, nella misura in cui è più o meno identico, e in ogni caso fondamentalmente legato a ciò che chiameremo la Regola o, meglio ancora, la Legge.
Tale Legge, in ogni istante del suo intervenire, crea qualcosa di nuovo. Ogni situazione è trasformata dal suo intervento, qualunque esso sia, eccetto quando parliamo per non dir nulla.

Ma anche questo, l’ho spiegato altrove, ha il suo significato. Questa realizzazione del linguaggio, che serve ormai solo come una moneta consunta che ci si passa in silenzio – frase citata nella mia relazione di Roma e appartenente a Mallarmé – dimostra la funzione pura del linguaggio, quella di assicurarci che noi siamo, e niente più.
Poter parlare per non dir nulla è altrettanto significativo quanto il fatto che, in generale, quando si parla si parla per qualcosa.
Quel che colpisce è che vi sono molti casi in cui si parla mentre si potrebbe proprio star zitti. Ma tacere allora è giustamente ciò che vi è di più complicato.

bla-bla-bla

Ed eccoci introdotti a quel livello elementare in cui il linguaggio è immediatamente aderente alle esperienze primarie. Infatti una necessità vitale fa sì che l’ambiente dell’uomo sia un ambiente simbolico.
Nel mio modellino, per concepire l’incidenza della relazione simbolica, basta supporre che l’intervento dei rapporti di linguaggio produca la rotazione dello specchio, che presenterà al soggetto, nell’altro, nell’altro assoluto, figure differenti del suo desiderio.
Vi è una connessione tra la dimensione immaginaria e il sistema simbolico nella misura in cui vi si inscrive la storia del soggetto, non l’Entwickelung, lo sviluppo, ma la Geschichte, cioè quello in cui il soggetto si riconosce correlativamente nel passato e nell’avvenire.

So di dire parole troppo rapidamente, ma le riprenderò più lentamente.
Il passato e l’avvenire si corrispondono precisamente. E non in un senso qualunque, non nel senso che potreste credere indicato dall’analisi, cioè dal passato all’avvenire.
Al contrario, proprio nell’analisi, perché la tecnica sia efficace e le cose vadano al posto giusto: dall’avvenire al passato.
Potreste credere di stare cercando il passato dal paziente in un bidone della spazzatura, mentre al contrario, proprio in funzione del fatto che il malato ha un avvenire, voi potete andare in senso regressivo.

Non posso dire subito perché. Continuo.
Tutti gli esseri umani partecipano all’universo dei simboli. Vi sono inclusi e lo subiscono molto più che non lo costituiscano; ne sono molto più i supporti che gli agenti. In funzione dei simboli, della costituzione simbolica della sua storia, si producono quelle variazioni in cui il soggetto è suscettibile di prendere delle immagini di se stesso variabili, rotte, frammentate, a volte anche infondate, regressive. […]

Da una parte l’inconscio è qualcosa di negativo, d’idealmente inaccessibile. D’altra parte è qualcosa di quasi reale. Infine è qualcosa che sarà realizzato nel simbolico o, più esattamente, che, grazie al progresso simbolico nell’analisi, sarà stato.
Vi dimostrerò in base ai testi di Freud che la nozione d’inconscio deve soddisfare a questi tre termini.

futuro-passatoMa vi illustrerò subito il terzo di loro, la cui irruzione vi potrà sembrare sorprendente.
Non dimenticate questo: Freud spiega inizialmente la rimozione come una fissazione. Ma al momento della fissazione, non vi è nulla che sia la rimozione; quella dell’uomo dei lupi si produce molto tempo dopo la fissazione.
Allora come spiegare il ritorno del rimosso?
Per paradossale che sia non c’è che un modo per realizzarlo: non viene dal passato, ma dall’avvenire.

Per farvi un’idea giusta di cosa sia il ritorno del rimosso in un sintomo bisogna riprendere la metafora che ho racimolato dai cibernetici; ciò mi evita di inventarne una io, perché non bisogna inventare troppe cose.

Wiener suppone due personaggi la cui dimensione temporale vada in senso inverso l’uno per l’altro. Beninteso, non vuol dir niente ed è proprio così che le cose che non vogliono dir nulla improvvisamente significano qualcosa, ma in tutt’altro campo.
Se uno invia un messaggio all’altro, per esempio un quadrato, il personaggio che va in senso contrario vedrà inizialmente il quadrato cancellarsi, prima di vedere il quadrato.

È quello che vediamo anche noi.
Il sintomo si presenta dapprima a noi come una traccia, che non sarà mai altro che una traccia e che resterà sempre incompresa fino al momento in cui l’analisi sarà andata abbastanza lontano e ne avremo realizzato il senso.
Quello che vediamo sotto il ritorno del rimosso è il segnale cancellato di qualcosa che prenderà tutto il suo valore solo nel futuro, attraverso la sua realizzazione simbolica e l’integrazione nella storia del soggetto. Letteralmente, non sarà mai altro che una cosa che, a un dato momento di compimento, sarà stata.

(Lacan, Il Seminario: 1)