Pietro Bono da Ferrara – La pietra degli alchimisti

pietra-filosofaleL’alchimia è un’arte in parte naturale, in parte divina o soprannaturale. Alla fine della sublimazione germina infatti, per mediazione dello spirito, una splendente anima candida, e assieme allo spirito stesso l’anima si invola nel cielo. E questa è chiaramente e manifestamente la pietra.
Per quanto meraviglioso sia in verità il procedimento, esso rientra sempre nell’ambito della natura. Ma per quanto riguarda il fissarsi e il permanere dell’anima e dello spirito alla fine della sublimazione, ciò avviene grazie all’aggiunta della pietra segreta, che non può essere afferrata dai sensi, ma dall’intelletto soltanto, attraverso l’ispirazione o la rivelazione divina o l’insegnamento di un iniziato.

Alessandro dice che esistono due categorie: la visione per mezzo degli occhi e la comprensione per mezzo del cuore.
Questa pietra segreta è un dono di Dio. Senza questa pietra l’alchimia non potrebbe esistere. È il cuore e la tintura dell’oro, a proposito delle quali Ermes dice: «È necessario che alla fine del mondo cielo e terra siano uniti: questo è il verbo filosofico».

Anche Pitagora dice nella Turba dei filosofi: «Ciò è stato celato da Dio al volgo, affinché il mondo non fosse distrutto».
Così l’alchimia sta al di sopra della natura, ed è divina.
Tutta la difficoltà dell’arte sta in questa pietra. L’intelletto non lo può concepire, ma deve crederlo, come deve credere ai miracoli divini e al fondamento della confessione cristiana. Perciò Dio soltanto è l’agente, mentre la natura rimane passiva.

In virtù della conoscenza della loro arte, gli antichi filosofi sapevano dell’avvento della fine del mondo e della risurrezione dei morti. Allora l’anima sarà riunita al suo corpo originario, per l’eternità. Il corpo sarà completamente trasfigurato, incorruttibile, di una sottigliezza quasi incredibile, e penetrerà in tutti i solidi. La sua natura sarà spirituale e corporea.
Quando la pietra è disgregata e ridotta in polvere come un uomo nella tomba, Dio le ridà anima e spirito, e le toglie ogni imperfezione; allora la sostanza risulta fortificata e migliore, come l’uomo dopo la risurrezione diventa più forte e più giovane di prima.

Gli antichi filosofi hanno visto in quest’arte, e precisamente nella germinazione e nella nascita di questa pietra, il giudizio universale, perché in essa avviene l’unione dell’anima beatificata col suo corpo originario, per la gloria eterna.
Inoltre gli antichi sapevano che una vergine doveva concepire e partorire, perché nella loro arte la pietra concepisce, ingravidando e partorendo se stessa. E ciò può avvenire soltanto per tramite della grazia di Dio.

Per questa ragione Alfidio dice della pietra che sua madre è vergine e che suo padre non conosce femmina.
Essi sapevano inoltre che Dio sarebbe divenuto uomo nel giorni del giudizio di quest’arte, nel giorno del compimento dell’opera: e il genitore e il generato, il vegliardo e il fanciullo, il padre e il figlio, tutti sarebbero divenuti uno.
Ora, poiché a causa della sua dissomiglianza, nessuna creatura può unirsi a Dio, eccezion fatta per l’uomo, è Dio che deve diventare uno con l’uomo. E ciò avvenne in Cristo Gesù e nella sua vergine madre.

Perciò Balgus dice nella Turba: «Oh, quali miracoli della natura hanno trasformato l’anima del vegliardo in un corpo giovanile, sicché il padre è diventato il figlio».
Parimenti Platone ha scritto un vangelo, che dopo lungo tempo fu completato da Giovanni Evangelista. Platone ha scritto le parole iniziali, a partire da «In principio era il Verbo» fino a «Vi fu un uomo, inviato da Dio».

Dio ha mostrato al filosofo questo meraviglioso esempio, affinché egli fosse in grado di compiere opere sovrannaturali.
Morienus dice che Dio ha affidato questo magistero ai suoi filosofi o profeti, e che ha assegnato alla loro anima una dimora nel suo paradiso.

(Pietro Bono, Pretiosa margarita novella)