Gerbert de Montreuil – Il seggio pericoloso

banchetto-corte-medievale

La corte fa ritorno a Carlion, dove i cuochi avevano già cucinato i cibi: carni, uccelli, pesce fresco in quantità incalcolabile. Erano presenti in gran numero re, duchi e conti; dame d’alto rango circondavano la regina.
Madonna la regina porge e fa indossare a Perceval, che già s’era spogliato delle armi, una preziosa stoffa frangiata, foderata d’ermellino; il re gli cinge le spalle col braccio.

Dopo essersi lavate le mani, siedono a tavola: altrettanto fanno la regina e il suo seguito di dame e damigelle. Tutti indossano il corto mantello in uso a corte. Ma messer Gawain rimane fermo in piedi accanto al suo sedile: non si siedono neppure Lancillotto del Lago, Ywain, Erec, figlio di Lac, ed altri venti tra i migliori cavalieri di ogni contrada.

Perceval punta lo sguardo in loro direzione e vede, a un capo della tavola, uno strano seggio che gli pare di gran pregio: era tutto d’oro, preziosamente intarsiato e tempestato di gemme, ed era vuoto.
Perceval suppone che esso sia stato preparato per il re, ma si accorge che questi è già seduto, e grande è il suo stupore che nessuno vi prenda posto.

Chiede per quale motivo non sia occupata la splendida sedia: «Aspettate forse l’arrivo di un re o di un principe? Vorrei sapere perché è vuota quella scranna. Vedo qui un gran numero di cavalieri e non tutti hanno un posto dove assidersi; li ho osservati a lungo: per quale motivo non osano occupare quel seggio?».

Risponde il re: «Non chiedeteci di parlare di un’impresa che non riusciamo a compiere».
«Nessuno mi toglie dalla mente – dice Perceval – che voi non mi amate affatto: ma – Dio vi salvi dal pericolo di peccare in atti e in parole e l’anima vostra acquisti il Paradiso senza l’ombra di una macchia – svelatemi subito la verità riguardo a quella sedia, perché siate certi che non toccherò cibo fin quando non avrò saputo per quale ragione nessuno vi siede sopra».

seggio-vuotoA queste parole il re trae un profondo sospiro e scoppia in pianto; piangono anche i baroni, la regina e le sue dame che si lacerano le vesti per la disperazione: persino Keu con cui il re era venuto a diverbio, manifesta una tal pena che sembra stia per morire, e molti cavalieri rimangono turbati dinanzi alla sua ambascia.
«Ahimé – egli esclama. – La mala settimana a chi ci portò questa sedia, causa di rovina per tanti prodi!».

Perceval, scosso dal dolore della corte, si rivolge al re: «Se ho sbagliato, son pronto a pagare, ma insisto a chiedere per qual motivo nessuno prenda posto su quella sedia».
Di nuovo il re scoppia a piangere ed accorato gli risponde: «Perceval, amico mio, chi mi ha mandato questa sedia, non ama né me né il mio regno. La fata di Roche Menor – Dio la maledica! – me la fece recapitare per mezzo di un suo messaggero. Senza darmi spiegazioni, costui mi fece giurare sulla mia corona e sulla mia testa che in ogni solennità la sedia sarebbe stata collocata nel punto preciso in cui ora si trova, aggiungendo che soltanto colui che più avesse meritato al mondo lode e pregio, avrebbe potuto assidervisi: costui sarebbe stato anche degno di conoscere ciò che non può essere svelato a nessuno: il segreto del Graal e della Lancia».

Udendo queste cose gli risponde Perceval: «Per san Leodegario, sire, possiamo far presto a saperlo! Qualcuno vi si è già seduto?».
«Sì – dice il re – sei cavalieri della mia corte, appena vi si sono seduti, la terra li inghiottì. Dio che non mente mai, vi ha tenuto lontano dal prendere posto su quel seggio».
«Sappiate invece – ribatte Perceval – che io stesso andrò subito ad occuparlo! Anche se dovessi perire, non rinuncerò a quest’impresa, con l’aiuto di Dio!».

La regina, che ha udito, sviene; messer Gawain maledice la morte che non lo coglie all’istante, e proprio a quell’istante Perceval prende posto sul seggio. Il re si alza piangendo, tutti scattano in piedi. Dalla sedia esce un urlo così acuto che la reggia ne riecheggia e i presenti trasalgono.
Di sotto s’apre la terra ed una voragine si spalanca, larga quanto il tiro di un arco, ma la sedia resta illesa e ferma come fosse nell’aria. Perceval immobile ed impassibile non batte ciglio e non mostra alcun timore. Prima che la terra si richiuda, emergono i sei cavalieri che erano stati inghiottiti: essi si inginocchiano ai piedi di Perceval, mentre l’abisso si richiude.
L’impresa è compiuta. Il re si precipita verso Perceval ed insieme con lui accorrono i baroni della corte.

(Gerbert de Montreuil, Perceval)