Propp – Corredo funebre

Gli oggetti che l’eroe si procura, chiede o riceve prima di partire per un certo viaggio, sono di vario genere: del pane abbrustolito, delle monete, un vascello con una ciurma ubriaca, una tenda, un cavallo.
Tutte queste cose risultano poi inutili e sembrano fatte solo per sviare l’attenzione […]

Orione-clavaTra questi oggetti ce n’è uno che vale la pena di osservare con attenzione: la clava. La clava è di ferro e viene chiesta di solito prima che l’eroe si metta in cammino: «Bravi ragazzi, forgiatemi una clava di cinque pud» (Afanasjev 104d).
Cos’è questa clava? Per provarla l’eroe la lancia in aria (fino a tre volte). Potremmo dedurne che si tratti di una mazza, di un’arma. Ma non è così. In primo luogo, l’eroe non usa mai questa clava. Il narratore perfino se ne dimentica. In secondo luogo, dalle comparazioni con altre favole si vede che l’eroe porta con sé, oltre alla clava, una pagnotta di ferro e stivali anch’essi di ferro.

«Il piccolo Ivan andò dal fabbro, forgiò tre grucce, fece cuocere tre pagnotte e andò a cercare Mašenka» (Smirnov 35). Finist, il personaggio volante, dice alla fanciulla: «Se ti verrà in mente di cercarmi, cercami in capo al mondo. consumerai tre paia di scarpe, romperai tre bastoni, rosicchierai tre pagnotte di pietra prima di trovarmi» (Afanasjev 129). La stessa cosa dice la moglie del ranocchio: «Ivan, figlio del Re, cercami nel regno in capo al mondo, consuma le scarpe di ferro e rosicchia tre pagnotte di ferro» (Afanasjev 150b).

Dell’insieme «bastone + pane + scarpe» è facile che manchino una o perfino due cose. Spesso troviamo solo il pane, solo le calzature o solo il bastone di ferro. Il pane a volte, anziché di ferro, è del semplice pane abbrustolito, il bastone un normale bastone; altre volte, anziché un bastone, è una lancia alla quale ci si appoggia nel camminare e che non viene usata come arma.
Gli stivali, il bastone e il pane erano oggetti dei quali venivano forniti una volta i morti per il passaggio all’altro mondo. Essi divennero di ferro più tardi, a simboleggiare la lunghezza del cammino.

Charuzin dice: «Dipendono dall’immagine del cammino da percorrere nel mondo dei morti … anche gli oggetti che venivano messi nella bara o bruciati insieme al cadavere. È del tutto naturale che, se per raggiungere il regno delle tenebre il morto doveva superare una vasta distesa di acque, egli venisse posto in una bara a forma di barca. Se invece questo cammino doveva percorrerlo a piedi, gli facevano indossare un paio di resistenti calzature».

Troviamo queste stesse convinzioni anche presso gli indiani dell’America settentrionale. In una leggenda trascritta da Boas, l’eroe va alla ricerca della moglie morta. «Chiese a suo padre cinque pelli d’orso e ne ricavò per sé cento paia di scarpe».
Per raggiungere il regno dei morti, è necessario perciò avere robuste calzature. In California gli indiani venivano sepolti coi mocassini. «Gli indigeni della California forniscono di calzature i propri morti, perché il viaggio ai luoghi della caccia eterna è lungo e difficile» (Charuzin).
Nel Bengala «equipaggiano i morti come se dovessero affrontare un lungo viaggio» (Negelein).
Gli Egizi danno al morto un bastone e dei sandali […]

Nelle sepolture dell’antica Grecia sono state ritrovate calzature d’argilla e talvolta due paia di sandali. Questo simbolismo si conservò a lungo fino al Medioevo, e si conserva tuttora. Nei sepolcri degli Alemanni sono state trovate candele, bastoni, frutta e calzari. In alcune località della Lotaringia il morto viene calzato con scarpe e gli mettono tra le mani un bastone per l’imminente viaggio nel regno dei morti.

In Scandinavia «il morto veniva dotato di calzature funebri speciali; col loro aiuto il defunto poteva così agevolmente percorrere il sentiero pietroso e ricoperto di cespugli spinosi che conduceva al mondo dei morti» (Charuzin).
Se la strada che porta all’aldilà corre lungo la terraferma, ci si preoccupa di alleviare la fatica del defunto facendogli calzare delle scarpe, mettendogli accanto un bastone, e così via.

(Propp, Le radici storiche dei racconti di magia)