Bretagna – La nascita di Merlino

Merlino-concepimento2Ora, narra il Racconto, in questo mondo v’era una pulzella che non aveva più né padre né madre; ma aveva un confessore e seguiva tutti i consigli che questo valentuomo le dava: così ella percorreva il giusto cammino.
Eppure fu proprio lei che il Nemico scelse.
Le inviò una vecchia che obbediva sempre ai suoi ordini.

«Com’è triste pensare che nessuno renda gioia al vostro bel corpo generato! – disse quella alla pulzella. – Ah! se sapeste che diletto proviamo quando siamo in compagnia dei nostri amici! Non avessimo da mangiare altro che pane, saremmo più ricche di voi anche se possedeste tutto l’oro del mondo. È da commiserare la donna che non ha commercio con gli uomini!».

Quando fu venuta la notte e la vecchia fu andata a dormire, la pulzella guardò il proprio bel corpo e pensò che forse la vecchia aveva ragione.
Ma l’indomani raccontò tutto al valentuomo, che le mostrò come il Nemico le fosse intorno.
«Guardati soprattutto dall’adirarti e dal disperarti! – le disse – fatti il segno della croce quando ti alzi e quando vai a letto, e assicurati d’aver sempre luce, alla notte, nella camera in cui dormi, ché il diavolo non va volentieri dove c’è chiarore».

E quando il Nemico conobbe i consigli che il valentuomo dava alla pulzella, ebbe grande paura di perderla e rifletté su come avrebbe potuto conquistarla.
Ella aveva una sorella minore che viveva male e si dava agli uomini. Un sabato sera, la pulzella vide entrare nel proprio alloggio questa fanciulla con un gruppo di ragazzi; si adirò e avrebbe voluto gettarla fuori dalla porta, ma la cadetta le rispose che si vedeva bene che il valentuomo l’amava d’amore folle, e che del resto la casa apparteneva alla più giovane come alla maggiore, e che non sarebbe uscita.

A queste parole, la pulzella prese la sorella per le spalle per spingerla fuori, ma i ragazzi la batterono crudelmente.
Quando riuscì a sfuggir loro, si rifugiò nella propria camera e si mise a piangere nell’oscurità, con tutto il cuore.
Allora il Nemico le ricordò la morte del padre e della madre, tanto che ella si disperò del tutto, e finì per addormentarsi dal dolore sul suo letto.
Così il diavolo vide che ella aveva dimenticato i consigli del valentuomo e ne fu ben contento. Prese forma umana e, mentre ella dormiva, si avvicinò e la conobbe carnalmente.

Merlino-concepimentoQuando ella si svegliò, si segnò dicendo: «Santa Maria Nostra Signora, cosa m’è accaduto!».
Poi si levò, ma non vide alcuno, e trovò la porta chiusa come l’aveva lasciata: così seppe che il diavolo l’aveva ingannata.
Allora andò a raccontare al valentuomo come si fosse trovata disonorata. Egli dapprima non le volle assolutamente credere, giudicando che fosse meraviglia e che mai fanciulla fu spulzellata senza sapere da chi.

Ma ella tanto pianse che finì per pensare che dicesse il vero; allora le diede per penitenza di mangiare una volta sola al venerdì e di astenersi per sempre dalla lussuria, salvo quella che ci coglie nel sonno, da cui non può guardarsi nessuno.
Ed ella glielo promise.
Così il diavolo comprese d’averla persa e ne fu molto adirato.

Intanto venne il tempo in cui non le fu più possibile nascondere il proprio stato. E le altre donne le chiedevano chi fosse il padre del bambino.
«Che Iddio non mi permetta di essere assistita durante il parto se mai fui avvicinata da un uomo!».
«Bell’amica – dicevano le donne segnandosi – senza dubbio amate più di voi stessa l’uomo che vi ha fatto questo, poiché non lo volete accusare. Ma è un gran peccato per voi, ché, quando lo sapranno i giudici, dovrete morire».

Infatti, a quei tempi, quando una donna conduceva una vita dissoluta, se non consentiva a diventar prostituta, ne era fatta giustizia.
Così fu presto chiamata davanti ai giudici. Ma, poiché essi pensarono che il bambino non aveva colpe e non doveva essere punito per il peccato della madre, decisero che ella non sarebbe stata giudicata prima che fosse nato.

Rinchiusero la damigella in una torre fortificata in compagnia di due donne, le più esperte che fu possibile trovare, perché l’aiutassero quando fosse venuto il momento, e tutte le aperture furono murate, salvo una finestrella in alto, attraverso la quale esse issavano per mezzo di una corda quello di cui c’era bisogno.
E là nacque il bambino, quando piacque a Dio.
Allorché le comari lo presero, provarono grande paura, ch’egli era il più villoso neonato che mai vi sia stato. E quando la damigella lo vide, si segnò e ordinò loro di portarlo subito in chiesa a battezzarlo.
«E che nome volete dargli?».
«Quello del suo avo materno».
Così fu chiamato Merlino. Dopo di che fu reso alla madre perché lo nutrisse, ché alcun’altra donna avrebbe potuto allattare un bambino così peloso e che, a nove mesi, sembrava già di due anni.

(Merlino l’incantatore, 2-3)