Saxo Grammaticus – Il sogno di Hadingus

Saxo-GrammaticusRegnilda, la figlia del re di Norvegia, era stata promessa in sposa a un gigante. Appena lo seppe, Hadingus corse a liberarla. Tanto egli stimava il valore più degli agi che, sebbene potesse godere lussi regali, non trovava piacere maggiore che quello di allontanare il pericolo da se stesso e dagli altri.
Nello scontro col gigante però Hadingus si procurò delle ferite, ma la fanciulla liberata gliele medicò con amorosa cura e riconoscenza. Per poterlo riconoscere se si fossero persi per le strade del mondo, gli lasciò un segno: inserì un anello nella ferita alla gamba.

In seguito, quando il padre, il re di Norvegia, le concesse la facoltà di scegliersi liberamente il marito, ella passò in rivista i giovani che si erano radunati per il banchetto e tastò attentamente i loro corpi alla ricerca dell’anello che, tempo prima, aveva lasciato come segno di riconoscimento nella ferita alla gamba del suo salvatore.
Avendo ritrovato l’anello nascosto, Regnilda rifiutò tutti gli altri pretendenti e abbracciò Hadingus, sposando così l’eroe che l’aveva salvata dalle grinfie del gigante. Lo sposò e gli portò in dote uno strano dono: lo rese capace di sogni e visioni.

E subito, la prima notte, Hadingus fece un sogno sconvolgente: sognò una donna tutta vestita di erbe che recava, tra le mani, steli di cicuta. Hadingus la vide accanto al braciere, e gli parve che la donna volesse domandare qualcosa, che solo per questo fosse venuta a casa sua, solo per sapere dov’è il Paese in cui d’inverno le piante rinverdiscono.

Hadingus non le seppe rispondere, e la donna gli disse: «Vuoi venire con me a cercarlo?».
E lo prese per mano, l’avvolse nel suo mantello e dolcemente lo condusse per sentieri inesplorati, tra contrade mai viste, finché poco a poco sprofondarono sottoterra.

Dapprima attraversarono una regione desolata, avvolta nella nebbia. Poi si ritrovarono a battere un sentiero consumato dal corso ininterrotto di viandanti, e videro uomini in abiti preziosi e nobili vestiti di porpora, di là dai quali scorsero una pianura soleggiata.
Era là, dunque, che d’inverno rinverdiscono le piante?
Può darsi, ma la donna condusse Hadingus di là dalla Pianura. Lo condusse sulla riva di un fiume, le cui acque di livido azzurro correvano vorticose lungo un pendio. C’era per fortuna un ponte e così attraversarono il guado.

Dal ponte Hadingus vide due eserciti che muovevano a battaglia.
«Chi sono?», domandò alla Guida.
«Sono i guerrieri morti in battaglia – rispose quella. – E offrono un saggio perenne della loro distruzione; nello spettacolo che hai dinanzi cercano di eguagliare la frenesia del tempo che passa».

Valholl

Ciò detto, lo condusse oltre. Lo condusse ai piedi di un muro invalicabile. La donna tentò di saltarlo, ma non ci riuscì.
Allora torse il collo a un gallo che per caso aveva con sé e lo gettò di là dal recinto; all’istante il gallo risuscitò e si mise a cantare.
Cantò il ritorno dell’alba, e Hadingus … si svegliò.

(Saxo Grammaticus, Le gesta dei Danesi)