La verga del pastore

C’era una volta un pastore che possedeva una verga. A dire il vero, ne possedeva molte, ma una – solo quella – era tutto il suo tesoro.
Quella verga era «magica» e si mutava in serpente, e da serpente tornava «a ritroso» a essere verga.

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La colonna del serpente – S. Ambrogio (MI)

Il nome di quel pastore è Su’aib nella tradizione araba, Reuel o Ietro in quella ebraica.
In quanto alla verga, si racconta che era fatta del legno della prima pianta apparsa sulla terra. Forse, era di mirto. Di quel mirto che sarebbe stato portato da Adamo direttamente dal Paradiso, e che Seth avrebbe poi ereditato e, dopo di lui, Idrîs, Noè, Sâlih, Abramo e infine il nostro «pastore», Su’aib o Ietro, suocero di Mosè.

I rabbini dicono che la verga di Mosè fu creata da Dio al crepuscolo del sesto giorno della creazione. E che da Adamo, il suo primo proprietario, passò in eredità di patriarca in patriarca, fino a Giuseppe. Quando Giuseppe morì, passò assieme a tutti i suoi beni a Faraone.
Ietro che a quel tempo era uno dei sapienti d’Egitto, vide la verga con le lettere incise e desiderò possederla.

La verga era di zaffiro e vi era inciso il nome ineffabile di Dio. Ietro se la portò a casa e la piantò nel suo giardino, ma nessuno le si poteva avvicinare.
Quando Mosè venne a Madyan, entrò nel giardino, vide la verga con le lettere incise, stese la mano e la prese senza difficoltà.
Allora Ietro pensò: «Certamente costui è destinato a liberare Israele dall’Egitto». A scioglierlo dai lacci di una Tirannia che è divenuta la sua seconda pelle.

Solve et coagula!, come non pensare al celebre motto dell’alchimia occidentale? Non allude forse, pur esso, ai «due tempi», «liquido e solido», del bastone che si scioglie in serpente, e del serpente che torna a coagularsi in forma di bastone?
Quale che sia la scienza o la magia a cui ricorre, l’Arte è ancora fondata sulla Regola della Tela di Penelope: dapprima l’alchimista scioglie i grumi, gli «idoli» che si sono incrostati sullo specchio della sua anima, e dalla «materia prima» così ricavata produce poi nuovi cristalli, nuove proiezioni, nuovi coaguli immaginari e simbolici.

L’iconografia dei due «tempi» alchemici è rintracciabile nella doppia spirale, nei due serpenti attorti al caduceo di Ermes o nei due draghi che, in molti racconti, s’intrecciano intorno a un bastone o a un albero.
La verga (duro = coagulo) che si muta in serpente (molle = soluzione) scandisce il primo tempo: solve; il serpente che di nuovo s’indurisce in forma di bastone o verga simboleggia il secondo movimento, quello del ritorno: coagula.
L’inanimato si rianima. Dal lungo torpore si ridesta alla vita il burattino nascosto nel legno. Ma ciò di cui, così, arriva a disporre, viene sempre il momento in cui lo dovrà di nuovo deporre, là dove l’ha prelevato.

caduceo-traspNel tantra yoga la via del risveglio è detta laya-yoga, «dividi e unisci», fa’ a pezzi e ricomponi, frantuma e raduna – divide et impera, tradusse un tale una volta. È uscendo da un «continuo» che la shakti si risveglia: allora il serpente kundalînî si rimette in movimento. Il serpente se ne stava raggomitolato nel centro sottile (mulâdhâra) – nel nervo dei nervi del tuo essere, all’estremità inferiore della colonna vertebrale, all’ultimo anello della catena (lungo la via della discesa), alla radice dell’Albero del tuo essere.
Una volta risvegliato, kundalînî risale a spirale lungo la tua colonna di luce, lungo la via spinale, a ogni stazione risuscitando strati di coscienza sempre più larghi … (almeno così si dice).

E si dice anche che il serpente è uno solo, ma si divide in due correnti, idâ e pingalâ, che si avvolgono, l’uno in senso contrario all’altro, attorno al Merudanda, il bastone che unisce l’uno all’altro polo.
È all’incirca lo stesso simbolismo all’opera nel bastone dei pellegrini al santuario di san Giacomo di Compostela, nel ramo che portavano gli iniziati di Eleusi, nell’acacia della Massoneria moderna «pegno di risurrezione e di immortalità», e nella bacchetta taumaturgica impugnata da certi personaggi delle pitture manichee raffiguranti, a quel che sembra, riti di iniziazione.

La bacchetta è «magica» perché produce quel Miraggio che fa aprire gli occhi all’uomo schiavo dei suoi «oggetti di desiderio». Ma è ancora più «magica», se si pensa che è, essa stessa, un «oggetto di desiderio».
È proprio quell’«oggetto» Magico, il solo di tutto il Tesoro, così potente da trasformare addirittura se stesso. È sempre lo stesso «desiderato» che trapassa da una forma all’altra. È sempre la stessa Metafora che ogni «desiderante» è chiamato a riconoscere nella varietà delle metamorfosi e delle metonimie del suo Desiderio.
Se non ti convince, allora ascolta:

Il Signore gli disse: «Che hai in mano?».
Rispose: «Un bastone».
Riprese: «Gettalo a terra!».
Lo gettò a terra e il bastone diventò un serpente, davanti al quale Mosè si mise a fuggire.
Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano e prendilo per la coda!».
Stese la mano, lo prese e diventò di nuovo un bastone nella sua mano.
(Esodo, 4: 2-4)