Non sono buono

Stonehenge

Non sono buono né a dare né a prendere.
Non sono che una pietra
scartata via dai costruttori del tempio.

L’argilla del mio scandalo nessun angelo
osò impastarla. Cose dell’altro mondo!
Costui, disse san Matteo, è la mia disperazione!

Lo udì, guarda un po’, un demone di passaggio.
Ci penso io! – disse. E l’eco a sé rapì per caso –
l’eco storpiata di quel santo piagnisteo
a volo un diavolo l’udì e ne trascrisse
maldestro una libidinosa dissonanza.

Qui, tra le preghiere di quest’altro mondo,
furtivo un demone venne a suonarla.
Cosa hai da benedire, tu maledetto?

Ebbi allora un solo istante di confusione
appena quell’istante ebbi per fingermi un volto
che riempisse chissà perché quel vuoto.

Ma quando nel gozzo di quel volto scesi
un’improvvisa forma la mia argilla prese
(erano all’incirca le tre del pomeriggio
come avrei saputo di lì a molto tempo dopo).

E da che avvolto nell’abisso mi volsi
a mirare stupito il mio proprio volto
mi ritrovai murato allo specchio
nella calce d’una doppia sfinge.

Come un avvoltoio piombai sugli avanzi
di certi suoni muti e me li presi io
una volta per sempre.

Nell’antro del mio nome sola risuonò
la canna se mai una canna fui
sulla riva del fiume celeste.
Una sola volta un dio ci soffiò dentro
e prese me per una canzone stolta.

Un solo istante una sola volta solo io l’udii
la mia cornacchia rispondere al Corvo:

No, non sei buono né a dare né a prendere.
Non sei che una pietra
scartata via dai costruttori del tempio.