Maya – Il ciliegio di Vucub Caquix

Maya-Vucub-CaquixC’erano nuvole e una luce crepuscolare, allora. E ancora non c’era il sole. C’era però un essere molto fiero di sé: era chiamato Vucub Caquix, ovvero «Sette Pappagalli».
Allora, il cielo e la terra esistevano, ma il sole e la luna non avevano ancora mostrato il loro volto.

Ed egli, Vucub Caquix, disse: «In verità, i fantocci di legno che furono annegati erano esseri soprannaturali. Ma io ora sarò più grande di tutti gli esseri creati e formati. Io sono il sole, la luce, la luna. Il mio splendore è grande. E grazie a me, gli uomini cammineranno e conquisteranno. I miei occhi sono d’argento, lucenti, splendenti come pietre preziose, come smeraldi sono i miei occhi. E i miei denti luccicano come pietre levigate, come la faccia del cielo. E il mio naso splende lontano come la luna, il mio trono è d’argento, e la faccia della terra s’illumina, quando io ci passo davanti. Io sono il sole e la luna per tutto il genere umano. E così sarà, perché io vedo molto lontano».

Così parlò Vucub Caquix. Ma egli non era veramente il sole. Era solo vanitoso per le sue piume di pappagallo e per le sue ricchezze. Egli non vedeva oltre l’orizzonte, non poteva vedere, perché il sole non aveva ancora mostrato il suo volto, e nemmeno la luna, neanche le stelle erano apparse, e non era ancora venuta l’alba.
Vucub Caquix si vantava d’essere lui il sole e la luna, mentre la luce del sole e la luna ancora nessuno l’aveva vista. Non faceva che vantarsi, Vucub Caquix. E più si esaltava, più si convinceva d’essere, lui, il Signore del mondo.

E questo fu l’inizio della disfatta e della rovina di Vucub Caquix ad opera di due giovani, Hunahpú e Ixbalanqué.
Questi sì che erano veri dèi.
Quando videro il male che quel superbo aveva fatto, e voleva ancora fare, alla presenza del Cuore del Cielo giurarono: «Non va bene così. L’uomo ancora non esiste sulla terra. Perciò noi cercheremo di colpire con le nostre cerbottane Vucub Caquix, mentre mangia. Lo colpiremo e lo faremo ammalare, e questa sarà la fine delle sue ricchezze, delle pietre verdi, dei suoi metalli preziosi, dei suoi gioielli».
Così giurarono al cospetto del Cuore del Cielo i due giovani dèi, Hunahpú e Ixbalanqué. E scaricarono le loro cerbottane su Vucub Caquix.

Maya-Vucub

Vucub Caquix aveva un grande ciliegio: era il suo albero prediletto e, per mangiarne i frutti, ogni giorno saliva su quell’albero.
Hunahpú e Ixbalanqué lo sapevano. Perciò si posero in agguato ai piedi dell’albero, nascosti tra le foglie. E quando venne Vucub Caquix, Hunahpú gli scaricò addosso la sua cerbottana e lo colpì alla mascella.
Vucub Caquix cadde a terra dalla cima dell’albero e si mise a urlare.
Hunahpú gli si avventò addosso per finirlo, ma Vucub Caquix gli afferrò il braccio e, torcendolo e piegandoglielo sulla spalla, glielo strappò. Fu così che Vucub Caquix tolse un braccio a Hunahpú. Ma non ebbe il sopravvento.

Portandosi via il braccio di Hunahpú e cercando di lenire il dolore alla mascella, Vucub Caquix se ne tornò a casa.
«Che ti è accaduto, mio signore?», gli chiese la moglie, Chimalmat.
«Quel che poteva accadere … due demoni mi hanno assalito, mi hanno colpito con le cerbottane e mi hanno slogato la mascella. Perciò i denti mi dolgono tanto … ma gli ho strappato un braccio e ora lo metterò sul fuoco. Appendiamolo qui, sul fuoco, perché quei due certamente verranno a cercare di riprenderselo».

Così rispose Vucub Caquix, mentre appendeva il braccio di Hunahpú.
Intanto, Hunahpú e Ixbalanqué, dopo aver meditato, si recarono dai vecchi Cinghiale e Orsa e li pregarono: «Venite con noi alla casa di Vucub Caquix a riprendere il nostro braccio. Noi vi seguiremo e voi direte: “Questi sono i nostri nipoti; i loro genitori sono morti, perciò essi ci seguono ovunque andiamo a chiedere elemosine, poiché l’unica cosa che noi sappiamo fare è togliere i vermi dai denti”. Così voi direte e Vucub Caquix penserà che noi siamo ragazzi e noi potremo essere là per consigliarvi».

Maya-styleSi misero in cammino, e andarono a casa di Vucub Caquix. Lo trovarono appoggiato al suo trono, che si lagnava del mal di denti.
Quando Vucub Caquix vide i due vecchi, chiese loro: «Da dove venite, nonni?».
«Noi veniamo a cercare qualcosa da mangiare, onorevole signore», risposero.
«E che cosa mangiate? E chi sono questi due che vi accompagnano?», domandò ancora Vucub Caquix.
«Signore – risposero Cinghiale e Orsa – sono i nostri nipoti, ma noi abbiamo pietà di loro e tutto quel che è dato a noi, lo dividiamo con loro, signore».

Intanto Vucub Caquix era tormentato dal mal di denti e solo a fatica riusciva a parlare: «Vi supplico ardentemente di aver pietà di me! Che potete fare? Sapete come curarmi?», domandò loro.
E i vecchi risposero: «Oh, signore! Noi sappiamo togliere i vermi dai denti, curare gli occhi e mettere a posto le ossa».
«E allora curate i miei denti, che mi stanno facendo morire di dolore e, giorno e notte, non mi fanno chiudere occhio. Tutto ciò, perché due demoni mi hanno colpito con le loro cerbottane, e perciò non posso neanche mangiare. Abbiate pietà di me! Rimettetemi a posto i denti!».

«Benissimo, signore. È un verme a farvi soffrire. Il dolore cesserà, quando questi denti vi saranno stati strappati e altri saranno stati messi al loro posto».
«Ma non è bene che mi strappiate i denti, perché è grazie a loro che io sono Signore, e tutti i miei ornamenti sono i denti e gli occhi».
«Te ne porremo altri di osso affilato, al loro posto». Ma l’osso affilato non era altro che chicchi di grano bianco.
«Allora strappatemeli pure, e datemi sollievo», egli rispose.

Allora tolsero i denti a Vucub Caquix, ma al loro posto misero solo chicchi di grano bianco e questi scintillavano nella sua bocca.
Immediatamente l’aspetto del volto di Vucub Caquix decadde ed egli non ebbe più l’aspetto di un signore. Allora gli strapparono anche gli altri denti che gli scintillavano nella bocca come perle. E infine curarono anche gli occhi di Vucub Caquix, bucandone le pupille, e gli tolsero così tutte le sue ricchezze.
Ma egli non sentiva più nulla e poteva solo guardare. Così gli tolsero ogni motivo di presunzione, secondo i consigli di Hunahpú e Ixbalanqué.

Poi Vucub Caquix morì e Hunahpú riebbe il suo braccio.
Poi morì anche la moglie di Vucub Caquix, Chimalmat.
Fu così che Vucub Caquix perse le sue ricchezze, e i suoi guaritori presero gli smeraldi e le pietre preziose che erano stati il suo orgoglio sulla terra.
I vecchi Cinghiale e Orsa riattaccarono il braccio alla spalla di Hunahpú e così tutto andò bene. Fu solo per portare Vucub Caquix alla morte che essi agirono così, perché la sua arroganza parve a loro peccaminosa.
E poi i due giovani andarono via, dopo aver eseguito in tal modo l’ordine del Cuore del Cielo.