L’ambiguo Tristano

impronta-piede… che c’è da dire di Tristano?
Che cosa annoteremo nel promemoria? le «virtù» che gli attribuiscono gli autori medievali del suo Racconto? che era un Musico, anzi il Musico più eccellente dei suoi tempi? basterà dire che era questo, e che era pure un grande cacciatore: l’inventore, addirittura, della caccia col falcone?
Non facciamoci distrarre dagli «accessori» alla moda!
Di lui, questo innanzitutto va detto: che come Dioniso nasce «orfano di madre», e che il suo nome è il nome di quella Trista-Notte che fu a lui Natale.
Faceva freddo, e forse nevicava e c’era pure il mare in tempesta. Fatto sta che il bimbo nacque e la madre morì.

Un dionisiaco, si suppone, dovrebbe saper «decifrare» questo doppio rebus simultaneo di nascita e morte. È un solo Sogno ambiguo: se lo prendi tutto insieme, dice Mastro Freud, ne cogli il «simbolismo», e tanto più lo cogli – quanto più geniale è stato il suo «autore».
Ma se lo vuoi «decifrare» lettera per lettera – allora sappi che ogni frammento di sogno, ogni scheggia, ogni minimo dettaglio, finanche un’occhiata data di sguincio a un dito del piede della figlia del padreterno, può esserti «fatale».

Tu mi dirai: che c’entra Tristano coi miei sogni, e ancor meno col racconto del viaggio di uno sciamano all’altro mondo?
Come? – non è abbastanza evidente che, appena ti risvegli, il sogno «muore» e al posto suo «nasce» un’impressione?
Una trista «partorizione» l’ha impressa sulla placenta, sul solo «foglio» cioè a disposizione dei «due candidati» all’esame di Angelo dell’Apocalisse: la matrice e il figlio scritto, lettera per lettera.

Solo uno dei due ottiene però un «rinvio».
Solo al signor Sung, e solo in virtù della sua «pietà filiale» (della «cura» che si prende della Matrice dell’Empireo dei suoi sogni), è accordato un Oltre, sia pure «breve», quanto è breve tutto ciò che scorre in nove anni umani.
Non c’è un domani (in nessun racconto) né per Semele, né per Elisabetta o per Biancofiore (il nome della madre di Tristano nella versione di Goffredo di Strasburgo). Non c’è più tempo per la Matrice dei tuoi sogni, appena ti svegli.
Puoi ottenere solo un «rinvio» dell’Ora. A questo serve il Racconto: mi pare che Shahrazâd l’ha compreso. E tu?

cerva-disegnoI sogni «sani», i sogni tutti d’un pezzo, i sogni che Freud chiama «simbolici» perché si lasciano, genialmente, abbracciare in un solo sguardo – hanno la potenza d’invertire la Notte e il Giorno. La Morte e la Vita. Di dare ai mortali un assaggio dell’Ora Immortale. Di prestarsi cioè a contenere l’incontenibile, sia pure per gioco.
E proprio per questo sfuggono di mano alle categorie del Dottore: fanno troppo «rumore di fondo», fanno troppo «inconscio», troppo «suadente sirena», fanno troppo «continuo», perché basti scomporli lettera per lettera per venire a capo del loro «non rinviato», più o meno leggendario.
Del loro «esaudito», sia esso un desiderio o solo un capriccio.

Di Tristano, questo c’è da dire – prima che sulla scena compaia Isotta (perché da quel momento, è ovvio, nessuno ci capirà più niente).
C’è da dire che è «ambiguo» già di suo: ambiguo fin dalla nascita. Che la sua «esistenza» è, in realtà, il tempo di una «sopravvivenza» (nel Racconto) alla sua Matrice defunta (sul rogo dei Sogni: ogni mattina, appena si sveglia). E che, perciò, potrà invaghirsi e perdere la testa solo per una «doppia» Sposa: doppia e ambigua come deve essere Isotta, prima che Tristano abbocchi.

Prima che dei suoi «lunghi capelli» d’oro, il Musico fabbrichi il «secondo» kantele. Prima, molto prima che il Cacciatore diventi preda della Cerva che inseguiva nel bosco.