Pavel Kutzko – Il Matto (tarocco 0)

tarocco0-mattoA introdurre il Matto nel mazzo dei tarocchi fu, a quel che si racconta, re Marco di Cornovaglia!
Fu lui che, a sua insaputa, ricondusse Tristano dal bosco (in cui s’era incantato) al castello (dove un altro incantesimo l’attendeva): Re Marco non l’aveva riconosciuto! Lo prese per un matto come ce ne sono tanti in giro, e girandolo da «selvaggio» a «uomo», lo mischiò alle carte dei tarocchi, ma senza sapere dove sarebbe andato a parare.

Sperava, forse, d’essere così bravo da saper indovinare quando e dove e come e perché si sarebbe infine tolta la maschera.
A carnevale, semel in anno, ogni sciamano mette in bella mostra il suo più intimo tatuaggio – quello con cui agli occhi dei profani si rende, gli altri giorni, irriconoscibile.
Io non sono quello che sembro: sembra dire.

Facendo il verso dell’animale, imitandolo, il cacciatore gli dà la caccia: è un’intuizione musicale ad aprirgli la via nel bosco. Ma se è stonato, può servirsi del fiuto del suo cane?
Perché il cane – come ogni pitagorico ben sa – non è quel che sembra, ma il travestimento d’un caro «Amico» morto.
Ridotto a fare il funambolo di se stesso, non ha che il fiuto, per sperare di tornare a precedere re Marco sulla via che dal castello di nuovo lo imboscherà.

E là, in una tana nel bosco, muto se ne starà a cuccia, perché nessuno più lo rinchiuda in manicomio, e più nessuno provi a seppellirlo negli scaffali di Babele. Non sarà mai letteratura – quel che un cane alla luna abbaia, è tutto per la sua luna, e per nessun’altra.
Che rompicapo è mai quello contro cui Nessuno sbatte il muso?
Campana, Artaud, Nerval, Hölderlin – quale enigma li spaventò a tal punto da spingerli a rifugiarsi nel troubar clou della Provenza ermetica? perché non sulla balza di un qualunque Parnaso?

Amleto si finse così bene idiota da diventarlo davvero.
E don Chisciotte, esaltato dai suoi libri di cavalleria, si avventurò fuori della biblioteca e andò a respirare all’aria aperta la fragranza di chi più non c’era.
E Orlando, il grande Orlando, furioso d’amore tradito, d’amore non ricambiato, anche lui dovette spaccare il capello alla sua luna storta.

Solo gli idioti si sentono a casa loro, nella foresta, nel loro grido animale, nella sconfinata illusione del Trionfo della loro insensatezza.
Gli altri, spaesati, come Re Marco pretendono d’indovinare la soluzione del loro enigma, accasandosi in un castello dove però nessun cane è più capace di riconoscere, fiutandolo, il suo Matto.

(Pavel Kutzko, Eccomi giunto ad al-Manalkan)