Omero – La corda d’oro di Zeus

concilio-dèi

L’Aurora peplo di croco si stese su tutta la terra.
Zeus a colpi di folgore radunò un concilio di dèi
sulla cima più alta d’Olimpo, che di cime ne ha tante.
Egli parlava e tutti gli dèi l’ascoltavano:
«Sentite me, voi tutti, dèi, e voi, o dèe, tutte,
ch’io dica quello che il cuore mi comanda nel petto;
ora nessuna dea, or dio nessuno cerchi
di accorciare la mia parola, ma tutti insieme obbedite,
ch’io possa al più presto por fine a queste cose.
Perciò, colui ch’io veda allontanarsi dai numi
e voler aiutare o i Troiani e i Danai,
fulminato, malconcio tornerà sull’Olimpo,
se pure io non lo afferri, nel fosco Tartaro lo getti,
lontano, ove molto profondo un baratro c’è sotto terra,
ove sono porte di ferro e una soglia di bronzo,
tanto al di sotto dell’Ade, quanto la terra dista dal cielo;
allora saprete quanto sono più forte di tutti gli dèi.
Ma, su, provate, o numi, e così tutti vedrete:
una corda d’oro facendo pendere giù dal cielo,
aggrappatevi tutti, o dèi, e voi tutte, o dee:
non potrete tirare dal cielo sulla terra
Zeus signore supremo, neanche se molto sudaste;
mentre che appena io voglia veramente tirare,
vi tirerei su con la terra e col mare,
e poi intorno a un picco dell’Olimpo la corda
legherei, e subito tutto rimarrebbe sospeso nell’aria:
tanto al di sopra dei numi, al di sopra degli uomini io sono».

(Omero, Iliade, 8: 1-27)