Aiguesmortes – Un po’ di grammatica Social

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Io coesisto, voce del verbo Social.
Verbo arcaico: come puoi ben notare non finisce né in are, né in ere, né in ire. Comprendi? non appartiene a nessuna Coniugazione! Non ha desinenze, è come si dice: Indeclinabile. Non conosce declino, è Intramontabile.
In tutti i tempi (presente, passato e futuro) di tutti i modi (dall’indicativo al gerundio, passando ovviamente per l’imperativo e l’infinito) si pronuncia sempre Social.
Facile no, da studiare? Tanto più che non ha bisogno di persone (prima, seconda o terza), né di genere (maschile neutro femminile o non so quale altro sesso a venire), né di numero (singolare, duale e plurale): facilissimo! rimane sempre lo stesso Invariabile Social – sempre il Centro del circolo in cui ciclicamente affonda chiunque provi a stanarlo dalla Tenebra della sua irriducibilità grammaticale.
Perché dovrei riuscirci io?
E anche volendo – come potrei io (ma suppongo chiunque altro) trovare una via d’uscita dalle viscere di Social, se sono pur io un suo batterio e, come il buon Sancio, vivo nella sua Panza (nome e cognome), e come lui pubblico il «divenir mio» del donchisciottismo Social?

Delle mode Social, delle credenze Social, delle fazioni e delle contraffazioni Social – sono anch’io Copia, più o meno comicamente, Conforme.
Io coesisto, voce arcaica che riecheggia in questo curioso verbo posticcio che hanno dovuto escogitare i Filosofi per tradurre grammaticalmente Social: coesistere.
Voce, si fa prima a capire di che si tratta questa «anticaglia» – se dici Voce Social. Voce Presente – Voce che ci «inizia» a essere presenti a noi stessi, appena ci alziamo dal letto.

E non so perché, stamattina, mi viene da scriverlo, questo Inizio.
Ecco, lo scrivo, e allo Scritto, appena lo comincio, domando:
Chi sei? Social!
Cosa fai? Social!
Dov’è che vuoi portarmi stamattina? Social!
Ma perché mi rispondi così? Social!
Solo questo hai da dirmi? Social!

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Francis Picabia – Ritratto di un dottore

Social è un muro, forse il Muro – la Frontiera.
Temo che a Ofelia non sia bastato andarsi a chiudere in convento!
Perché ovunque è Social, e sempre Social!
Io coesisto, ci sono pur io a fare Social – disse l’Eremita degli Eremiti allorché s’accorse che stava a combattere i suoi demoni tentatori. Che cioè, bene o male, era pure lui alle prese con l’Altro.

L’Eremita degli Eremiti, che dici?
Dico: fa Social pure lui.
Perché io, lui, siamo tutti in un mondo: che sia Uno solo per tutti, o anche per ciascuno un mondo diverso, sempre in un mondo siamo.
Siamo Social, io lui tutti siamo al mondo, il mondo stesso lo è – tant’è che continuamente si aggiorna. Socializza guadagni e perdite di luce. Mai però che si alleggerisce del peso della sua gravità Universale.

Il Mondo è Social: intuizione newtoniana! – e chi più fa Social dalla mattina alla sera, più mondifica Se Stesso: ovvero, si fa «grave» a Se Stesso, pesa su Se Stesso, pensa Se stesso. E laggiù, dove supponiamo è Tutto e Solo Se Stesso, se ancora pesa, è perché anche laggiù fa Social – lo sappia oppure no.
Perché coesiste e fa Social il Primo Ministro come l’ultimo degli eremiti. Lo fa ciascuno a questa o a quell’altra potenza Social.
Perché Social è l’Onnipotente.
Lo sappiamo tutti, ma continuiamo a fingere di non saperlo. Questo dolo contro noi stessi, questo fingerci, truccarci, marcarci, vestirci, è più che Social – è Social-democrazia. È la potenza «demo», la potenza «moltitudine» di Social, la potenza (scusa, lo devo dire) dell’Anticristo – della Piazza che assolve sempre Barabba, e sempre, miracolosamente, assolve così Se Stessa nell’anonimato. Nell’Impersonale Anonimo «SI» (francese on).

Nell’Anonimia che è quell’assenza di tutte le persone presenti (la prima, la seconda e la terza) ciascuna a Se Stessa, ciascuna dispersa nel Tempo Social, nell’Anonimia Social che è il Motore Immobile del Mondo Umano.
Non c’è movimento che non sia mosso, commosso o rimosso da Social.
Social dice, Social tace. Benedice oggi quel che ha maledetto ieri, e vorrebbe dire oggi quel che ha taciuto ieri. Potenze temporali di Social.
Social rinnega qui quel che ha esaltato altrove. Social ha sempre un alibi. È il solo che goda dell’Ubiquità Perfetta. Potenze spaziali di Social.
Votare Barabba e andare a messa tutte le sante domeniche. Anche questo è Social. Provare a rinchiudere il Social dentro le quattro mura di una Fede. Di una Fede, dico, fondata sul Sacrificio del suo dio! Anche questo è Social.

Non si può confinare Social. Non lo si può ridurre ai minimi termini di un Testo, sia pure scolpito nella Pietra.
Social maledirà domani quel che è sacro alle credenze odierne.
Social cancellerà ogni traccia delle sue stesse Memorie. Andranno disperse le Reliquie dei Santi che Social s’è dati.
Scrivi pure quello che vuoi, scrivano! Scrivi stamane, se vuoi, pure il contrario di ieri. Sta bene. È Social che ne ha piacere. Social è metonimia perenne. Cambia tutti i giorni i nomi alle cose per non farsi riconoscere che è sempre là, lui, lo Stesso Motore Immobile: il πάντα ρεί, lo «scorrere via» è solo un camuffamento, ora un tragico, ora soltanto un goffo travestimento della sua Immobile Perpetua Identità.

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Social – si diceva una volta nella lingua di quella volta (intendo nel duemila circa dopo cristo): si diceva Social quel che un greco avrebbe detto πέλομαι, «faccio parte di un popolo, dunque sono», o un latino civis romanus sum, «sono un citoyen della Cité».
Ci sono anch’io. Eccomi (giunto a Tebe dalle Sette Porte) – dice Dioniso, al primo verso delle Baccanti di Euripide. Eccomi qua! sono il divino Social, sono il Social esaltato, il Social sfrenato, il Social incontenibile perfino alla continenza del più Eremita degli Eremiti. Eccomi: esplodo!

Eccomi: divinamente bestemmio – per mettermi a distanza dalla mia «deità» e poterla conoscere.
Eccomi – dice il divino meno divino che ci sia, il divino che rinnega Se Stesso per svelare agli uomini il Vuoto su cui si regge la sua sovranità Ideale, la sovranità Social.
La Baccante, da Dioniso invasata, non si contiene neanche dinanzi all’assassinio del Figlio! Suprema follia, da cui scampò per un pelo Abramo.

Social è crudele.
Social vota Barabba e fa piazza pulita di tutti i suoi poveri cristi.
Social, capisci? l’Onnipotente Impersonale! da solo nessuno di noi arriverebbe mai a sostenere la Gravità di una Colpa Universale. A tenerla in vita, e a tramandarla di generazione in generazione, per bocca perfino dei dionisiaci più impazziti, è l’Intramontabile, l’Indeclinabile Social. Hai voglia di chiamarlo con tutti i nomi che vuoi! Lui, è il Continuo. Lui è Ungud. Lui è il Serpente Arcobaleno.

Guardalo, il Serpente!
Non ha braccia, non ha gambe, non ha articolazioni. È tutto d’un pezzo!
Solo la Testa, dice il Racconto, dice che solo la Testa del Serpente presenta una piccola «variazione» morfologica.
Chissà cosa voleva dire il Narratore. Soprattutto là dove dice che tocca al calcagno della Donna schiacciare quella Testa, nascosta sotto l’incudine, nella Fucina del Fabbro. Nascosta sotto il rumore delle parole.
Io so soltanto una cosa: che, se per caso fosse possibile girare l’interruttore e spegnere per cinque minuti le «trasmissioni» Social, al sesto minuto sarebbero sopravvissuti solo i Pescatori di perle, abituati a coesistere, in apnea!, nei fondali Social.
Sopravvivrebbero, se non s’è capito, solo gli a-pneumatici. Solo i pensieri a cui può mancare, almeno per cinque minuti, l’aria Social, giusto il tempo di scapricciarsi dietro a una loro idiozia e, a dispetto di Social, prenderla per una Perla.

(Aiguesmortes, Cinque minuti dionisiaci)