Scholem – La doppia Sophia

Sophia-doppiaLa dottrina della doppia Sophia … è servita ai primi cabalisti e fin dall’epoca del Sefer Bahir da modello per i simboli che occupano un doppio posto nella cornice del mondo divino o pleroma […]
Così troviamo un doppio «timore di Dio», una doppia «giustizia», una doppia he nel tetragramma, e forse anche una doppia Shekînah.
La regione e il luogo di quello di questi simboli che è posto più in basso, sono sempre vicino all’orlo e al limite integrante del mondo degli eoni e in rapporto col simbolismo della Shekînah […]

Gli gnostici, specialmente quelli della scuola di Valentino, hanno sviluppato l’idea dei due eoni, che entrambi si chiamano Sophia. L’uno, la «Sophia superiore», è nella parte più alta del mondo del pleroma; l’altro, invece, che è anche in relazione col simbolismo della «vergine di luce», si trova nel suo limite inferiore.
Il mito gnostico del dramma cosmico si riferisce precisamente alla caduta della Sophia inferiore, che ha ceduto alla tentazione della hylê ed è precipitata dal pleroma nei mondi inferiori, dov’è completamente esiliata o almeno in certe parti del suo essere luminoso.
Questa Sophia inferiore è in rapporto col pneuma, parte costitutiva superiore dell’anima umana […]

Un rapporto si stabilisce dunque tra la scintilla divina nell’uomo e il dramma dell’esilio della «Sophia inferiore» […]
In diversi passi del Sefer Bahir incontriamo le due ipostasi, o eoni, chiamati Hokmah, sotto l’immagine della seconda e della decima sefira. La Saggezza in sé è … la sapienza superiore, il «principio delle strade di Dio» in seno alla Creazione.
Quando Dio ha messo questa sapienza nel cuore di Salomone, ha adattato la saggezza superiore alla forma della saggezza inferiore, comprensibile per lui.
Nella forma della saggezza inferiore, la «figlia» che Dio, in certo senso, ha dato in sposa a Salomone, sono riunite le «trentadue strade della Sophia, tutte le forze e tutte le strade del pleroma» […]

La Sophia inferiore che perviene ai «saggi», è identificata con la «terra» del pleroma e della gloria … ma, nello stesso tempo, anche con la figlia del re, una vera «giovane straniera», nel linguaggio delle immagini della gnosi siriana.
La figlia del re illumina il mondo, ove nessuno sa da dove venga. Ma coloro che la scorgono, deducono dalla sua persona la grandezza del luogo di luce dal quale essa trae origine.
Essa corrisponde in modo sorprendente alla «figlia della luce» nell’inno nuziale gnostico degli Atti di Tomaso e in altri documenti famosi della gnosi che hanno caratteristiche simili […]

La figlia del re è nascosta e tuttavia manifesta, secondo le fasi della sua apparizione. Così non è sorprendente che a questi due aspetti del suo essere … corrisponda un simbolismo lunare.
Le fasi visibili e invisibili s’avvicendano nel caso della luna. Così … questa Sophia è, talvolta, la regina, che dimora invisibile e che tuttavia i figli del re ricercano, talvolta invece è la figlia del re stesso, che abita nel mondo concepito come un mondo di tenebre, quantunque la sua stessa origine sia nella «forma della luce».

In quali circostanze, questa figlia della luce è venuta nel mondo?
Non è detto. Questa dimora, che ha preso nel mondo, è per essa un esilio, come suggeriscono tanto il simbolismo gnostico quanto l’interpretazione secondo cui essa sarebbe la gloria di Dio o la Shekînah? […]

In ogni caso la figlia ha per destinazione di svolgere le sue attività nel mondo inferiore e d’indicare così il luogo dove in realtà conviene collocarla, secondo la posizione che essa detiene tra gli eoni.
La figlia gnostica della luce è dunque anche «ciò che è stato preso dal buono», ciò che è stato attinto dalla buona luce nascosta di Dio e data a questo mondo …, «il riflesso attinto alla luce primordiale», proprio come all’inizio dell’inno nuziale della Sophia, dov’è detto che «il riflesso del re è in lei».

(Scholem, Le origini della Cabala)