Spielrein – L’albero della vita e della morte

Tutti conoscono i due alberi (quello della conoscenza e quello della vita) che, secondo la Bibbia, crescono in paradiso. In culti più antichi troviamo tuttavia solo un albero della vita (Wünsche nota che la morte non viene dall’albero della vita ma da quello della conoscenza, però molte leggende non fanno distinzione fra l’albero della vita e quello della conoscenza; originariamente vi era solo un albero della vita).

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Pacino di Bonaguida – L’albero della vita

All’albero della vita spetta un doppio ruolo: al vecchio o all’uomo gravemente malato l’albero o i suoi frutti danno vita, mentre all’uomo sano e forte l’albero dà la morte. Se si vuole gustare il frutto proibito, cioè se ci si vuole dare all’atto creativo, significa che si è consacrati alla morte, dalla quale però si risorgerà a nuova vita.
Adamo ed Eva che sono caduti vittime del peccato devono essere salvati dalla morte, se Cristo figlio di Dio muore per loro. Cristo prende su di sé i peccati degli uomini, egli soffre nel modo in cui l’umanità dovrebbe soffrire e nasce a nuova vita, e a ciò è destinato anche il morto.

Cristo è quindi il simbolo dell’umanità. Come per gli uomini anche per Cristo, l’albero della vita è una causa di morte. Wünsche riporta molto materiale da cui risulta che il legno della croce fu preso dall’albero della vita. Fra l’altro egli riporta un indovinello in medio-alto tedesco che suona così: «Un nobile albero è cresciuto nel giardino che è costruito con grande arte. Le sue radici si spingono fino alla base dell’inferno (nella poesia anglosassone l’inferno si chiama Wurmsaal, sala dei vermi) ed è piena di serpenti e draghi, il suo culmine tocca il trono di Dio e i suoi ampi rami tengono insieme l’intero universo. L’albero è nel suo pieno splendore ed è rigoglioso nelle sue fronde». […]

Anche lo scettro reale secondo Wünsche nasce dall’albero della vita; il potere reale è perciò in fondo un simbolo della potenza sessuale. Nella maggior parte delle leggende l’albero che dà la vita (nato dal ramo) viene usato come ponte sull’acqua. A questo proposito ci viene da pensare a Nietzsche, secondo cui l’uomo deve servire da ponte per il superuomo; “l’uomo è qualcosa che deve essere superato”, dice Nietzsche. Così anche il vecchio albero in quanto ponte su cui cammina la nuova generazione deve essere superato.
Poiché dunque l’albero è il simbolo della sessualità, del fallo che dà vita, ciò significa che noi superiamo noi stessi quando camminiamo sull’albero. Dopo che l’albero ha servito per un po’ viene fatto affondare nell’acqua dal Signore. L’acqua è anche una potenza creatrice originaria, come Adamo in cui il ramo strappato era stato piantato; da questa trasposizione a ritroso viene la nuova nascita.

L’albero affondato fu dimenticato da tutti e solo quando venne il tempo della crocifissione di Cristo uno dei suoi nemici si ricordò dell’albero.
«Ah – pensò – questo tronco d’albero è adatto a fare da croce a Cristo, col suo grande peso. Così impregnato d’acqua, già duro come una pietra come peso sarà proprio opprimente. Crebbe accanto alla tomba del primo uomo (Adamo) il tronco che dette la vita all’umanità e così come la morte anche la salvezza venne a noi nuovamente dall’albero della vita». […]

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Cristo muore sull’albero della vita; viene affisso e pende da esso come un suo frutto. Come il frutto, Cristo muore ed entra come un seme nella madre terra. Questa fecondazione porta alla formazione della nuova vita, alla resurrezione dei morti. La colpa di Adamo viene riscattata con la morte e resurrezione di Cristo.
A questo punto noi ci chiediamo in che cosa consista la punizione di Adamo ed Eva. Essi volevano avere il frutto proibito del paradiso, ma ciò era stato loro negato perché era permesso assaggiare il frutto solo dopo la morte. Se quindi Dio consacrò alla morte Adamo ed Eva, in tal modo diede loro il piacere proibito.

Lo stesso si può dire dell’altra punizione che consiste nel condannare Adamo a lavorare la terra (madre) con il sudore della fronte ed Eva a partorire con dolore i suoi figli. In che cosa consiste la pena nella sua essenza? Essa consiste in un danneggiamento dell’individuo, poiché l’istinto alla riproduzione richiede la distruzione dell’individuo; così è più che naturale che le rappresentazioni di punizione assumano così spesso una coloritura sessuale. Per allontanare da sé la punizione divina si fa al dio un sacrificio, cioè, invece di se stessi si offre alla distruzione un altro essere per poter rinascere. Ciò che originariamente aveva maggior valore viene sostituito con simboli sempre meno significativi che l’inconscio accetta ugualmente, perché il simbolo ha per l’inconscio lo stesso valore della realtà. […]

«Secondo un’antica tradizione Adamo, quando uscì dal paradiso non ricevette un bastone (= l’albero della vita secondo Wünsche) ma un anello geomantico con la croce del mondo che tramandò alla sua discendenza. Grazie a quell’anello egli giunse in Egitto e fu considerato come il mistero di tutte le scienze» (Wünsche).
Secondo Wünsche in alcune leggende l’albero della vita = l’albero della conoscenza, cfr. Nietzsche per cui la conoscenza = la vita, ed altri.
Secondo Wünsche l’anello prende in questo caso il posto della vita. L’anello è quindi come l’albero, un simbolo della genesi.

A questo proposito Wünsche ci ricorda il passo del Reineke Fuchs di Goethe (Canzone 10, 5: 7 e ss.) in cui a proposito dell’anello d’oro su cui sono incise tre parole ebraiche che la volpe sostiene di aver destinato al re si dice: i tre nomi incisi sono stati portati dal pio Seth al suo ritorno dal paradiso, quando era andato a chiedere l’olio della misericordia.
Come sappiamo, Seth riporta dal paradiso tre semi di mela o tre chicchi di riso da cui poi si sviluppa l’albero della vita, perciò le tre parole incise sull’anello sono simboli della forza vitale dell’anello.

A questo punto ci è più facile riconoscere il significato dell’anello dei Nibelunghi: esso è il simbolo della creazione e della palingenesi, della forza vitale prodotta dalla distruzione.
Il mondo può essere redento solo quando la vita ritorna all’origine, e ciò viene rappresentato simbolicamente nell’anello (la vita) che viene restituito al suo luogo d’origine da cui era stato portato via.

(Spielrein, La distruzione come causa della nascita)