Hillman – L’anima farfalla

… come una farfalla (in greco psykhé) che svolazza ebbra di fiore in fiore e vive di miele e d’amore (Jung)

Una coscienza che non si alza in volo ma rimane attaccata a ciò che è in basso, che fluttua e indugia sopra il campo degli eventi naturali, è rappresentata anche dall’immagine della farfalla.
L’attrazione della falena per la fiamma è da sempre un simbolo del convulso attaccamento dell’anima all’eros, così come la farfalla che succhia il suo nutrimento dai fiori del sentimento è da sempre una metafora della relazione tra psiche ed eros.
La farfalla ci richiama ancora una volta all’aria come elemento proprio della psiche. Avere la testa fra le nuvole, darsi delle arie, essere leggeri, senza fiato, o risentire degli sbalzi di pressione atmosferica sono tutti fenomeni attinenti ad Anima.

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Nei sogni, il volare rasoterra, o specialmente sopra mobili o persone in una stanza (al chiuso, all’interno, dentro), ha un significato diverso dal volo verso il sole del puer, e non è necessariamente un pericoloso segno di «non avere i piedi per terra», di inflazione, o di alienazione del corpo.
A mio avviso, volare in questo modo fa parte della fenomenologia di Anima, e l’aria è il legittimo elemento di determinate condizioni dell’anima. I voli rasoterra nei sogni infantili io li interpreto come un possibile preannuncio della coscienza improntata ad Anima.

Come la farfalla, la coscienza animica attraversa delle fasi, racchiude un processo, una storia. È uovo, bruco, bozzolo, ali splendenti – e non solo in successione, ma simultaneamente.
Il nostro modo fortemente evoluzionistico di accostarci agli eventi e alle immagini ci porta sempre a vedere innanzitutto lo sviluppo, facendoci dimenticare che nel regno immaginale tutti i processi attinenti a un’immagine sono inerenti ad essa in ogni istante.
Non c’è semplicemente una coincidentia oppositorum, bensì una coincidenza di processi. Tutte le fasi contemporaneamente: non c’è un primo e un ultimo, un meglio o un peggio, una progressione e una regressione. C’è invece una storia dell’anima come una serie di immagini sovrapposte.

La storia della loro interazione narrata dalla Madre sarebbe una crescita, dal Figlio una futurità, dall’Eroe un’epopea evoluzionistica di affermazioni.
Poiché la nostra coscienza è schiava di queste strutture archetipiche, siamo incapaci di visualizzare una fenomenologia di fasi altro che come sviluppo, come se la farfalla fosse il pellegrino di un’allegoria morale.
Ma la scelta di un’immagine tratta dalla natura non implica che si debba cadere, quando la si interpreta, nell’errore naturalistico.
Psyche come farfalla non esige che si veda l’anima nell’ottica di un processo di sviluppo.

(Hillman, Anima)