Pavel Kutzko – Sempre acquistando dal lato mancino

Dante-Ulisse-2

… se circumnavigare è un’Arte tutta umana, allora anch’io – ebbe a dire quel furbacchione di Ulisse: vuol dire che sono anch’io un uomo.
Non mi servono teologie per saperlo. Ho chiuso le vecchie vie della Parola Aurea, per aprire nuovi sentieri di furbizia all’Arte umana. Di non so quanti uomini sono stato e sono tuttora guida e maestro: io che conosco l’arte del raggiro, l’arte di girare intorno all’isola che non c’è – l’arte di circuire, e circuire così fedelmente, da non approdare mai a un dunque.

Non chiedermi spiegazioni. Circumnavigo perché sono inconcludente. Sono maestro delle astuzie che mi distraggono dall’inconcludenza manifesta dei miei pensieri. Sono buono solo a circolare intorno alla mia ignoranza. Tanto meglio se non la scopro.
Perciò, se frugassi nelle pieghe delle onde che schiumano sotto la barca del mio sapere, non ci troverei che giochi di prestigio e illusioni – tutti giocati in un solo lungo sonno a cui, lo confesso, volentieri mi sarei arreso nelle braccia di Calipso, se quel brutto sogno che stavo sognando non mi avesse strappato all’oblio perpetuo di me stesso.

Di quel sogno ricordo a malapena uno spezzone.
Eppure, non so perché, continuo – anche da morto – a girarci intorno, invano aspettando che qualcuno mi dia uno spintone, che so? – una scusa qualsiasi per spingermi più in là, oltre il mio mito «omerico».
Ricordo che, in quel sogno, avevo sorpreso un giovane poeta che nei suoi folli versi stava rivoltando le avventure della mia vita in una sola grande disgrazia. Diceva di volermi onorare di non so bene quale sete di conoscenza, però, di fatto, io sognavo che lui mi vedeva inghiottire da una tempesta, e poi di là cadere dritto giù all’inferno.
Capisci? stavo sognando un erede che stracciava in presenza d’un pubblico notaio il mio testamento. Un seguace che spezzava ogni linea di affinità o discendenza tra me e lui.

Cosa c’è che non va? – gli ho chiesto. – Perché mi tratti così male?
E lui, sai cosa mi ha risposto, lui – quel poeta da strapazzo?
Ha fatto un giro di parole (anche lui sapeva circumnavigare) per dirmi solo questo: che ho fatto l’errore di svoltare a sinistra. Non una, non due, non più volte. Ma l’errore d’aver navigato solo e

sempre acquistando dal lato mancino
(Dante, Inferno, 26: 126)

Sempre e solo – mi ha detto – dalla stessa mano. Sempre di là errando, si finisce nella tua inconcludenza.
Il sapiente – mi ha detto – ambisce.
Dopodiché, si è girato dall’altra parte, e non mi ha più degnato d’uno sguardo né più rivolto una parola.

Io però in sogno potevo leggere i suoi pensieri.
E l’ho sorpreso che faceva uno strano pensiero. Un pensiero strabico.
È il pensiero che tuttora mi assilla. Mi rifiuto di farlo mio. Continuo perciò a girarci intorno, senza approdare mai a un dunque.
Quel giovanotto, là nel mio sogno, sai cosa si è permesso di pensare?
Che tutti gli ideogrammi di tutti i libri, scritti o anche solo immaginati, non fanno che circumnavigare intorno al Libro che Nessuno ha scritto.
Perché Nessuno ha avuto il coraggio di espugnare la fortezza della propria nullità, svoltando «dall’altra parte» del proprio narcisismo.

(Pavel Kutzko, Delle piraterie quelle poche che ci restano)