Ebrei – Il frutto dell’albero proibito

Un giorno, mentre Adamo ed Eva erano fuori insieme agli altri ospiti del paradiso terrestre, il serpente rubò il Libro, andò a gettarlo in mare e tornò indietro di gran carriera per godersi gli effetti della sua prodezza.
Sconvolti dalla perdita del loro tesoro, Adamo ed Eva stavano mettendo a soqquadro l’intero giardino pur di ritrovarlo, e piangevano e si disperavano come mai, perché questa volta si credevano capaci di valutare la gravità del fatto: il Creatore aveva detto senza mezzi termini che il Libro andava tenuto in gran conto.

Eva-albero-serpenteIl serpente si appostò dietro un cespuglio e attese al varco Eva: «Ehi – la chiamò appena la vide arrivare – si può sapere perché ti affanni tanto? Da’ un morsetto a questo frutto e non avrai più motivo di piangere».
Eva guardò il frutto che il serpente le porgeva e riconobbe uno dei pomi dell’albero proibito: «Sei matto? Vuoi che aggiunga un altro guaio a questo che già ci preoccupa tanto?».
«Che guaio e guaio – rise il serpente. – Da’ un morsetto, su, lo dico per il tuo bene».
«Se veramente mi volessi bene, mi aiuteresti a cercare».
«Non ho bisogno di cercare. Io so dov’è il Libro».
«Dimmelo allora».
«Non posso. L’ho scoperto mangiando uno di questi frutti e posso dirlo solo a chi ne mangia come me».
«Ma è proibito», si difese Eva.
«Sfido io! Chi ne mangia, impara d’un colpo tutto il sapere di Colui che sta lassù. Vorresti che non lo proibisse? Come farebbe a comandare, dopo? Lui dà a conoscere soltanto quello che Gli comoda».
«Sei ingiusto – lo rimproverò Eva. – Il Creatore ci ha dato tante cose belle, un solo ordine e un solo divieto. È molto buono».
«Aspetta che si accorga della scomparsa del Suo Libro e vedrai quanto è buono», insinuò il serpente con un tono lugubre che terrorizzò Eva.

Che cosa doveva fare? I lontani lamenti di Adamo dicevano che il Libro non era stato ancora ritrovato. Il serpente asseriva che l’Eterno li avrebbe puniti. L’Eterno, però, aveva detto che chiunque assaggiasse un frutto dell’albero proibito sarebbe morto. Il serpente l’aveva mangiato, sapeva dov’era il Libro e stava lì, vivo e vegeto.
Eva prese il frutto e gli diede un morso. Nello stesso istante vide il suo tesoro su uno sfondo turchino, circondato da magnifici pesci, e sentì il serpente che diceva: «È in fondo al mare, adesso te lo posso dire».
Bisognava dirlo ad Adamo e fargli mangiare il resto del frutto, così avrebbe scoperto il sistema per andare a riprendere il Libro.

Non fu facile, ma dopo lunghe discussioni Adamo si lasciò convincere da una realtà inconfutabile: Eva era lì, davanti a lui, piena di vita, masticava di gusto e asseriva: «Non sono morta e il Libro è in fondo al mare».
Adamo le strappò di mano quello che restava del meraviglioso frutto e ne fece un boccone.

«Credete che non vi veda?», tuonò la Voce dell’Eterno.
Il felice velo che li aveva riparati fino a quel momento, cadde dagli occhi di Adamo ed Eva. I due si accorsero di essere nudi e provarono il freddo della vergogna.
«Non tentate di coprirvi – proseguì la Voce – non davanti a Me. Saprei riconoscervi e trovarvi, se vi avvolgeste dalla testa ai piedi nella pelle di un animale e andaste a nascondervi nel più fosco crepaccio. Non avete colpa per la scomparsa del Libro e ve lo avrei restituito. Le vostre colpe sono la sfiducia e la disobbedienza. Queste pagherete imparando con dolore e fatica ciò che avete pensato di poter apprendere in un boccone. Non pongo limiti alla vostra conoscenza, ma ve la dovrete sudare».

Così fu che Adamo ed Eva vennero cacciati dal Paradiso Terrestre.
I cancelli del meraviglioso Giardino si chiusero alle loro spalle, un impenetrabile intrico di vegetazione li nascose agli occhi del genere umano e quel lembo di cielo scomparve dalla terra.
C’è sicuramente ancora, ma è come se non ci fosse, perché nessuno sa dove sia.