Svezia – La favola del principe Hatt

C’era una volta un Re che aveva tre figlie, tutt’e tre belle – ma delle tre, c’è bisogno di dirlo?, la terza era la più bella.
Un giorno d’autunno il padre dovette allontanarsi dalla reggia per andare a fare acquisti al mercato. Prima di partire, chiese a ciascuna delle tre figlie quale dono volesse al suo ritorno. Le due figlie maggiori chiesero gioielli e monili, mentre la terza non chiese nulla.

«Come? – domandò, sorpreso, il Re. – Non vorresti anche tu un gioiello?».
«Una cosa c’è che vorrei – rispose timidamente la figliola – ma non so se posso permettermi di chiederla».
tre-foglie-nocciolo«Dimmi pure – insistette il Re – e, se è in mio potere, stanne certa che l’avrai».
«Ebbene – disse la principessa – ho sentito parlare di tre foglie che suonano, e vorrei quelle più di ogni altra cosa al mondo».
Il re sorrise con sufficienza, trovando la cosa assurda. Andò al mercato, fece le sue compere, e acquistò i gioielli e le collane per le figlie maggiori. Non gli riuscì però di trovare un mercante che gli vendesse le foglie miracolose.

Sulla via del ritorno, però, mentre era assorto nei suoi pensieri, sentì un suono d’arpe e di flauti che veniva dal bosco. Era una musica così dolce che in tutta la sua vita non aveva mai sentito nulla di simile. Se ne stupì molto, fermò il suo destriero per sentirla meglio, e più ascoltava, più soave quel suono si faceva.
Si addentrò allora tra gli alberi e, infine, giunse a un nocciolo e vide tre foglie che, mosse dal vento, emettevano quella musica che pareva di un altro mondo.

Provò allora a staccarle dal ramo, ma le tre foglie si ritrassero e una voce da sotto il fogliame esclamò: «Lascia stare le mie foglie!».
«Chi è che parla?», domandò attonito il Re.
La voce rispose: «Io sono il principe Hatt e vivo sotto terra. Tu le foglie che chiedi, non le avrai né con le buone né con le cattive, ma a un’altra condizione».
«Quale?», s’affrettò a domandare il Re.
«Che tu mi prometta la prima cosa viva che incontrerai di ritorno alla reggia».

Al re parve una strana proposta, ma pensò alla promessa che aveva fatto alla figliola, e pur di avere le foglie sonanti, acconsentì alla richiesta del principe.
Ora, i rametti del nocciolo non si ritrassero più, lui poté così spezzarli e prendere le tre foglie. Poi, tutto contento, si avviò verso casa.

Intanto, la figlia minore era uscita dal castello per andare incontro al padre. Quando ebbe camminato un po’, sentì gli zoccoli dei cavalli e un fracasso di persone e armi, e udì tra le voci il suono più dolce che alcuno possa mai descrivere al mondo.
Fu allora pervasa da una grande felicità, poiché sapeva che questo era suo padre, e comprese anche che aveva trovato le tre foglie sonanti che lei gli aveva chiesto.

De-Chirico-Ritorno-al-CastelloGli corse dunque incontro e si buttò tra le sue braccia, dandogli il benvenuto. Ma appena la vide, il padre non fu altrettanto contento, perché ora avrebbe dovuto dare al principe Hatt la figlia più bella. Era Lei la prima cosa viva in cui si era imbattuto di ritorno al castello!
Perciò non gli riuscì di dire una sola parola alla figlia, ma poiché questa insisteva a domandargli il motivo della sua tristezza, alla fine si rassegnò a confessarle tutto.
«Sono il Re, capisci? – disse sconfortato. – Un Re non può venire meno alla parola data».
E, così detto, portò sua figlia nel bosco e la lasciò accanto al nocciolo.

La principessa piangeva, piangeva e piangeva. Ma non stava lì da tanto, quand’ecco d’improvviso il prato si aprì e le si spalancò dinanzi una grande sala sotto terra. E lei vide subito che non era come le altre, ma molto più sontuosa, decorata d’oro e d’argento e ornamenti d’ogni sorta. Ma non vedeva anima viva.
Si fece dunque coraggio e cominciò a curiosare tra le meraviglie di quella sala. Era così presa dalla sua esplorazione, che finì per scordarsi della sua sventura, e girò da una stanza all’altra finché, stanca, si coricò a riposare in un letto preparato col baldacchino e una cortina più bianca della neve più bianca.

Ma s’era appena appisolata, che la porta si aprì e nel buio apparve la sagoma di un uomo che avanzava verso il suo letto.
«Non temere – disse quell’uomo. – Tu qui sei la benvenuta.»
«E tu – domandò la fanciulla. – Tu, chi sei?».
«Sono il principe Hatt, il Signore di questa Sala sotto terra, dove sono dannato a vivere per via d’un vecchio sortilegio. Fu una strega cattiva a gettare su di me la maledizione: che non avrei, da quel giorno, potuto mostrarmi a nessun essere umano. Perciò sono venuto e verrò d’ora in poi a incontrarmi con te, solo quando è buio e tu non puoi vedermi. Se però tu mi sarai fedele – disse sospirando – può darsi che le cose presto cambieranno».

Ciò detto, si mise a letto e la notte dormì con la principessa. Poi, alle prime luci dell’alba, si alzò e lasciò la sua giovane sposa.
E così avvenne anche la notte dopo, e ancora per un bel po’ di notti – dopo quella prima notte. All’alba, il principe spariva e non si faceva vivo fino a sera.
Quando lui non c’era, la sua sposina sedeva nella bella sala e tutto ciò che poteva desiderare, l’otteneva. E se era triste, doveva solo ascoltare le tre foglie sonanti e tornava contenta.

Trascorsi nove mesi, nacque un bel maschietto. La principessa per tutto il giorno non faceva che coccolarlo, in attesa che al calare della sera il suo amato tornasse a farle visita.
Una sera però il principe venne più tardi del solito: «Se sono in ritardo – disse – è perché oggi sono andato alla reggia di tuo padre. Il re s’è trovata una nuova regina e nel palazzo fervono i preparativi: se vuoi, puoi andare a casa per le loro nozze e puoi portare con te il nostro figlioletto, a patto però che non tradirai la tua fedeltà verso di me».

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Alle nozze, la fanciulla voleva andarci e ci andò, giurando che non una sola parola avrebbe detto a proposito del principe.
Quando giunse al castello, immaginatevi la gioia del Re nel rivederla; anche le sorelle corsero ad abbracciarla, e finanche la matrigna le diede il benvenuto.
Ma quando i saluti furono terminati, il re e la regina cominciarono a tempestarla di domande: volevano sapere del principe Hatt, chi era e come si comportava. E la matrigna era così insistente, che non la smise di domandare finché il re non le disse: «Basta! l’importante è che mia figlia è felice, il resto non conta!».

Infatti, contava solo che la principessa rimanesse fedele al suo sposo misterioso. E che la nostalgia di lui la guidasse alla loro casa sotterranea.
La principessa, dunque, quella volta tornò senza aver tradito il principe suo amato sposo.

Passò un certo tempo, e la principessa partorì una bimba bella come un fiore. Ora che era ancor più felice, la madre passava le giornate ad allattarla, aspettando più ansiosa di prima che al calare della sera il suo sposo misterioso le venisse a fare visita.
Una sera di nuovo il principe venne in ritardo all’appuntamento d’amore. «Sono stato alla reggia di tuo padre e ti porto una grande notizia: una delle tue sorelle ha avuto un pretendente e presto lo sposerà. Se vuoi, puoi andare alle nozze e portare con te i nostri due figlioli, ma mi devi promettere di non tradire la tua fedeltà verso di me».

Lei promise senza esitare, e fece di nuovo giuramento di non dire niente di lui. Il giorno dopo fece le valigie e andò al castello. E accadde quel che era accaduto l’altra volta: tutti la festeggiarono, e il re e la regina le fecero tante domande, e la matrigna più di tutti era curiosa e insistente: «Come si chiama il tuo sposo? Che aspetto ha?», e così via.
Stavolta però qualcosa sfuggì di bocca alla principessa: quando le fu chiesto di che aspetto fosse il suo sposo, finì per ammettere di non saper dire se era bello o brutto, perché non l’aveva mai visto!
Magritte-donatore-felice«Che assurdità è mai questa! – esclamò la matrigna. – Una donna che non ha mai guardato in faccia il suo sposo! E come può una donna amare uno che non ha mai visto, uno di cui ignora il volto?».
La principessa dovette convenire: non è giusto – dovette pensare – non è giusto! E chiese consiglio alla matrigna.

Non l’avesse mai fatto. La matrigna questo aspettava e, senza farsi pregare molto, le suggerì uno stratagemma: «Eccoti quest’anello e quest’acciarino con la pietra e una candela. Se vuoi vedere il volto del tuo sposo, devi alzarti di notte, far fuoco attraverso l’anello e accendere la candela. Sta’ attenta però a non svegliarlo».
La principessa la ringraziò, prese i doni e promise di seguire per filo e per segno il suo consiglio. Si rimise in carrozza e tornò alla sua casa sotterranea.

La sera tardi, quando si fece buio, il principe venne come al solito e condusse a letto la sua sposa. Dopo l’amore, il principe si addormentò.
La principessa questo aspettava: si alzò, fece fuoco attraverso l’anello, accese la candela e si avvicinò di soppiatto al letto per vedere il volto del suo sposo.
Nessuno può descrivere la sua gioia quando vide che quello che giaceva accanto a lei era davvero un bel giovane. Fu così eccitata che dimenticò tutto il resto per guardarlo, e più lo guardava, più bello le sembrava, e più si smarriva per i folli sentieri d’amore.
Si scordò di tutto la principessa, sicché avvenne che una goccia bollente stillò dalla candela e cadde sul petto del principe addormentato, e lo risvegliò.

All’istante le tre foglie smisero di suonare e la camera nuziale si tramutò in una tana di serpenti. Una buia tana, in cui la principessa si ritrovò coi figli, sola nella notte buia col principe Hatt … che era diventato cieco!
A che serviva ormai pentirsi? La principessa cadde in ginocchio davanti allo sposo e lo pregò con molte amare parole di perdonarle l’errore: «Perdonami, amore – disse. – Perdona questa sciocca che non ha saputo fidarsi al buio e che ha voluto vedere coi suoi occhi quello che tu le avevi proibito».
«Male – rispose il principe. Male hai ricompensato il nostro amore, e ora non mi resta che lasciare questa casa. Ora, non sono più io a dovermi nascondere al mondo. Ora, è il mondo che si è nascosto per sempre ai miei occhi! Devo dunque partire: sta a te decidere se vuoi seguire un cieco o tornare da tuo padre».

«Come potrei lasciarti? – disse la sua sposa. – Io che ti ho procurato questo dolore, come potrei abbandonarti al tuo destino?».
Ciò detto, preso per mano il cieco Hatt, la principessa lo condusse via da quella casa e si inoltrò, con lui e i figli, nel bosco.
Cammina, cammina giunsero a una capanna dal tetto fumante. «Qui vive mia sorella – disse il cieco Hatt. – Va’ da lei e lasciale il nostro primogenito. Nel bosco lo alleverà finché non sarà adulto. Se per caso ti chiede di me, tu di’ di non sapere dove sono».

Edipo-a-ColonoSia a pure a malincuore, la principessa fece quanto il principe le aveva chiesto: entrò nella capanna e vi lasciò il figlio maggiore.
Ripreso il cammino, giunsero a una grande casa dal tetto d’argento.
«Qui vive un’altra mia sorella – disse il cieco Hatt. – Va’ da lei e affidale la nostra figlioletta! La alleverà nei profumi del suo giardino finché non sarà in età da marito. Va’, ché io non posso entrarci in quel giardino. E se per caso mia sorella ti domanda di me, tu di’ di non sapere nulla».
La principessa, sia pure a malincuore, andò e vi lasciò la figlia.

«Che ne è di mio fratello? – domandò la donna di quella casa dal tetto d’argento. – Ho nostalgia di lui, e vorrei tanto rivederlo!».
«È qui che aspetta, fuori dal giardino», disse l’ingenua principessa, e condusse la donna dal fratello.
«Per la seconda volta hai tradito la parola data al tuo sposo! – la rimproverò il principe. – Questo non lo dovevi fare».
E in quell’istante scese una nube e il principe sparì nell’aria.

Sola, senza lo sposo, senza i due figli, la principessa vagava ormai per il bosco senza una meta, senza uno scopo. A che vivere, se era incapace di fedeltà al suo sposo?
Era disperata quando incontrò un nano, e il nano – udita la storia – ne provò una tale compassione che decise di guidarla sulla cima di una certa montagna, dove viveva la vecchia Berta.
«Lei saprà dirci qualcosa di questo tuo principe Hatt», disse.

Ma Berta, quando bussarono alla sua porta, disse di non sapere niente di questo tale principe, ma aggiunse: «Forse ne sa qualcosa mia sorella che è più vecchia di me. Andate da lei!».
E nel congedarsi, diede alla principessa una conocchia magica: «Con questa – le disse – puoi filare tutto quel che vuoi. Da sola fila quanto nove conocchie».
La principessa accettò il dono e si rimise in cammino.

Guidata dal nano, scalò una montagna ancora più alta della prima, e giunse a casa di un’altra vecchia più vecchia di Berta, e pure a lei domandò se sapeva qualcosa di un principe stregato chiamato Hatt sotto terra.
«No, non ne so niente – rispose la vecchia – ma non lontano da qui vive una mia sorella che è più vecchia di me, forse lei ne sa qualcosa. In quanto a me, non posso che farti dono del mio aspo che da solo annaspa tutto il filo che fila la tua conocchia».
La principessa ringraziò per il dono e si rimise per strada.

Il nano la guidò ai piedi di una terza montagna, ancora più alta delle altre due, e le disse: «Stavolta, devi arrampicarti lassù da sola. Va’ e non avere paura, ché puoi farcela».
Quando fu sulla cima della terza montagna, la principessa trovò una caverna: entrò e salutò la vecchia che ci viveva. Poi senz’altri preliminari le domandò se sapeva qualcosa di un principe stregato chiamato Hatt sotto terra.

«Certo che ne ho sentito parlare, e posso dirti dov’è – rispose quella. – Ma è difficile che tu possa riconquistarlo, perché è stato stregato e ha dimenticato te e tutto il resto. Adesso, il principe vive in una grande reggia, ma io ti dirò come entrarvi e come comportarti, se vuoi provare a riconquistare il tuo sposo. Accetta questo borsellino come ricordo e pegno di amicizia, è un borsellino sempre pieno di monete, e va’ pure al palazzo: eccolo, è là, dove ogni mattina risorge la luce del sole, là a Oriente, è rinchiuso il tuo sposo!».
Poi le suggerì all’orecchio il modo per entrare nella reggia. Glielo sussurrò all’orecchio – perché solo lei sentisse.

La principessa, dopo lungo cammino, giunse infine a un castello: ci viveva una strega. La fanciulla fremeva di nostalgia per il suo sposo e perciò, benché avesse paura, bussò alla porta del castello: «Aprite! Su, aprite a questa povera pellegrina in cerca di ospitalità!», disse.
E subito una voce da dietro la porta le domandò: «Chi sei e perché sei venuta?».
«Sono solo una povera straniera – rispose la principessa – e sono venuta fin qui per offrirmi a servizio».

strega-fanciullaEra questo che la terza vecchia le aveva suggerito: di farsi assumere dalla strega come cuoca e sguattera della casa.
Ma la strega non era poi così ingenua: «E cosa credi? – disse. – Credi che io sia disposta a prendere al mio servizio la prima che capita? Vattene per la tua strada!».
«Vogliate almeno – soggiunse la pellegrina giusto in tempo, prima che la strega richiudesse per sempre la porta del suo castello, – vogliate perlomeno ospitarmi nella vostra casa, finché non mi riprendo dalla fatica del viaggio!».

La strega, di nulla sospettando, la lasciò entrare. Ma, appena entrata, la forestiera usò i tre oggetti magici avuti in dono dalle vecchie.
Per prima cosa, pulì e lucidò e spazzò il pavimento della casa, poi prese la conocchia e filò il filo di seta più sottile che la strega avesse mai visto, prese l’aspo e annaspò quel filo facendone un tessuto d’oro e di porpora, e infine col suo borsellino uscì a comprare cibo e cucinò e arrostì e apparecchiò un banchetto tale che nessuno mai potrebbe immaginare.
Poi andò dalla strega e l’invitò a tavola. Era proprio un banchetto coi fiocchi. La strega mangiava, e intanto la principessa con la conocchia filava.

La strega disse: «Vendimi questa conocchia!».
«No – rispose la principessa. – Non è in vendita, però ve la posso dare a una condizione: che per una notte mi lasciate dormire col vostro sposo!».
Alla strega la proposta parve strana, ma finì per accettarla poiché smaniava d’avere la conocchia.
Quella notte dunque la principessa giacque col suo sposo, ma il principe che era stregato non si svegliò, continuò a dormire tutta la notte. Lei diceva parole d’amore, e gli raccontava delle sue peregrinazioni. Ma niente da fare: il principe non parlava e non rispondeva.

La sera dopo, la principessa allestì un altro banchetto ancora più sontuoso del primo e invitò la strega a tavola, e mentre quella mangiava e beveva, prese il suo aspo e annaspò un tessuto d’oro e di porpora, così bello che la strega smaniò di avere quell’aspo.
«A che prezzo me lo vendi?», chiese alla fanciulla.
«A nessun prezzo ve lo vendo – rispose quella. – Ma ve lo darò a una condizione: che un’altra notte mi lasciate giacere col vostro sposo!».
E la strega accettò la sua proposta. Scesa la sera, la principessa andò al letto del suo sposo, e di nuovo gli rivolse parole dolci d’amore. Ma il principe che era stregato, neanche la seconda notte si destò.

Di nuovo, la sera successiva, la principessa preparò un banchetto, più sontuoso degli altri due, e invitò la strega ad assaggiare i piatti che apposta per lei aveva cucinato, e mentre quella mangiava, prese il borsellino, l’aprì e lo svuotò di tutte le monete. Poi lo richiuse e, quando lo riaprì, il borsellino era ancora pieno di monete.
«Dammelo, a qualunque prezzo vendimelo!», disse la strega.
«Non ve lo darò che alla condizione che, per una terza notte, mi lasciate incontrare col vostro sposo», rispose la principessa.
E per la terza volta la strega accettò. E quando la principessa fu di nuovo sola col principe, gli gettò le braccia al collo e gli sussurrò all’orecchio la canzone antica della nostalgia. E quel motivo, infine, risvegliò il principe dal suo lungo sonno.

strega-pentolaIl principe riconobbe la sua sposa e l’abbracciò. Si ricordò di tutto quello che era accaduto. Si ricordò delle tre foglie risonanti, della goccia bollente che dalla candela gli era caduta sul petto, e si ricordò della strega che l’aveva fatto prigioniero.
«La strega – confidò alla sua vera sposa – è in realtà la tua matrigna. È lei che mi tiene qui prigioniero. E ha deciso che domani diventerò il suo sposo».

Come disfarsi dunque della strega?
«Faremo come sempre si fa in questi casi: una strega, la si fa bollire! È semplice – disse la fanciulla – basta farla cuocere nel suo stesso brodo».
E siccome la strega, per festeggiare le sue nozze col principe Hatt, voleva cucinare un pranzo speciale, ne chiese la ricetta alla fanciulla che si era dimostrata abile cuoca.
La principessa non se lo fece chiedere due volte: «Ci vuole un fuoco molto forte – disse – e bisogna che il sugo cuocia finché il fondo del paiolo non sia diventato azzurro».

La strega ordinò dunque ai servi di accendere il fuoco, ma quando salì su uno sgabello per controllare se il fondo del paiolo era diventato azzurro, il principe Hatt l’afferrò per i piedi e la scaraventò nell’acqua bollente.
Allora, finalmente, i due sposi furono liberi: si ripresero gli oggetti magici e fecero ritorno alla loro casa nel bosco.
In quanto alla strega, c’è chi dice che è morta, ma non siate così ingenui da crederci. La strega è ancora lì che giace, sul fondo azzurro di ogni fiamma d’amore.