Rabelais – Perché l’acqua del mare è salata

Michelangelo-caduta-FetonteNarra a questo proposito il Filosofo, trattando la questione del perché l’acqua del mare è salata, che ai tempi in cui Febo confidò la guida del suo carro luciferico al figliol suo Fetonte, il detto Fetonte, non abbastanza pratico in quell’arte, e non sapendo seguire la linea eclittica fra i due tropici della sfera del Sole, uscì dalla retta via, e tanto si avvicinò alla Terra da fare inaridire tutte le contrade ivi soggiacenti, bruciando un largo tratto di cielo, che gli astronomi chiamarono poi Via Lattea, e che i babbei chiamano la strada di San Giacomo, benché i poeti più galanti sostengano che sia uno spruzzo del latte di Giunone nel tempo che allattava Ercole: dunque la terra fu così riscaldata, che le venne uno straordinario sudore, tanto che sudò tutto il mare, che appunto per questa ragione è salato, come accade a ogni sorta di sudore; e ne potete avere la prova anche voi, se vorrete assaggiarne un po’ del vostro, o di quello degli appestati quando li curano con le sudate, per me fa lo stesso.

Un caso quasi consimile capitò appunto in quell’anno. Giacché un giorno di venerdì, che tutti si erano messi in devozione, e facevano una gran processione, a forza di litanie e con una bella quantità di predicatori, supplicando Iddio Onnipotente di voler guardare con benevolenza alla loro miseria, si poterono veder chiaramente uscir di terra grosse gocce d’acqua, come quando qualcuno fa una bella sudata.

E il povero popolo cominciò a rallegrarsi, come se quel fenomeno potesse riuscir loro di giovamento: perché alcuni dicevano che siccome di quell’umore non ce n’era più nell’aria, donde sperare la pioggia, così la terra suppliva in quel modo; e altri più sapienti dicevano che era la pioggia degli antipodi, allegando quel che dice Seneca nel libro quarto Questionum naturalium, dove parla dell’origine e fonte del fiume Nilo; ma furon tutti ingannati perché, finita la processione, quando si precipitarono tutti a raccoglier di quella rugiada e berne a piena gola, trovarono che non era che salamoia, peggio e ancor più salata dell’acqua del mare.

E siccome appunto in quel giorno nacque Pantagruele, suo padre lo chiamò precisamente a quel modo; perché Panta in greco è come dire «tutto», e Gruele, in lingua agarena, significa «assetato»: volendo così ricordare che nel momento della sua nascita tutto il mondo era in sete; e prevedendo anche con spirito profetico, che egli sarebbe diventato un giorno dominatore degli assetati.
Il che gli fu manifestato sul momento anche da un altro segno più evidente.

Perché, mentre sua madre Badebec lo stava partorendo, e le levatrici tutt’intorno aspettavano, le uscirono prima dal ventre ben sessantotto mulattieri, ciascuno dei quali tirava per la cavezza un muletto ben carico di sale, e dopo di loro uscirono nove dromedari cariche di prosciutti e lingue di bue affumicati, e sette cammelli carichi di anguillette salate, e poi venticinque carrettate di porri, some d’aglio, cipolle e cipolline: il che spaventò assai le buone donne; ma alcune di loro dichiararono: – Guarda che bella provvista: finora noi bevevamo alla stracca e non alla stecca; ma questo sì che è un bel segno, è come uno stimol di-vino!

E mentre stavan spettegolando di queste cose, ecco saltar fuori Pantagruele, tutto peloso come un orso; per cui disse una di loro con accento profetico: – Vedi, è nato con tutto il pelo, farà cose grandi! E se non muore prima, camperà certo assai.

(Rabelais, Gargantua e Pantagruele, 2: 2)