Bibbia – Esaù e Giacobbe

Giacobbe-Esau-lenticchie

Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito.
Disse a Giacobbe: «Lasciami mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché io sono sfinito».
Per questo fu chiamato Edom.
Giacobbe disse: «Vendimi subito la tua primogenitura».
Rispose Esaù: «Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?».
Giacobbe allora disse: «Giuramelo subito».
Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò.
A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.

Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: «Figlio mio».
Gli rispose: «Eccomi».
Riprese: «Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte. Ebbene, prendi le tue armi, la tua faretra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina. Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire».

Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù.
Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.
Caravaggio-isacco-e-giacobbeRebecca disse al figlio Giacobbe: «Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù: Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti benedirò davanti al Signore prima della morte. Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine: Va’ subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto. Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima della sua morte».
Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: «Sai che mio fratello Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia. Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione».
Ma sua madre gli disse: «Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti».

Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre. Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo.
Poi mise in mano a suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.
Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio».
Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?».

Giacobbe rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica».
Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!».
Rispose: «Il Signore me l’ha fatta capitare davanti».
Ma Isacco gli disse: «Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no».
Giacobbe si avvicinò a Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù».

Isacco-benedice-Giacobbe

Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse.
Gli disse ancora: «Tu sei proprio il mio figlio Esaù?».
Rispose: «Lo sono».
Allora disse: «Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perché io ti benedica».
Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve.

Poi suo padre Isacco gli disse: «Avvicinati e baciami, figlio mio!».
Gli si avvicinò e lo baciò, Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse:
«Ecco l’odore del mio figlio
come l’odore di un campo
che il Signore ha benedetto.
Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto.
Ti servano i popoli
e si prostrino dinanzi a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto,
e chi ti benedice sia benedetto!».

Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo fratello.
Anch’egli aveva preparato un piatto, lo aveva portato al padre e gli aveva detto: «Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perché tu mi benedica».

isacco-benedice-giacobbe-monrealeGli disse suo padre Isacco: «Chi sei tu?».
Rispose: «Io sono il tuo figlio primogenito Esaù».
Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: «Chi era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l’ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l’ho benedetto e benedetto resterà».

Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: «Benedici anche me, padre mio!».
Rispose: «È venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione».
Riprese: «Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato già due volte? Già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!».

E soggiunse: «Non hai forse riservato qualche benedizione per me?».
Isacco rispose e disse a Esaù: «Ecco, io l’ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l’ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?».
Esaù disse al padre: «Hai una sola benedizione, padre mio? Benedici anche me, padre mio!».
Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse: «Ecco, lungi dalle terre grasse sarà la tua sede e lungi dalla rugiada del cielo dall’alto. Vivrai della tua spada e servirai tuo fratello; ma poi, quando ti riscuoterai, spezzerai il suo giogo dal tuo collo».

(Genesi, 25: 29-34; 27: 1-40)