Scholem – Il Golem come servo magico del suo creatore

chassidism-discutonoI cabalisti di Safed del secolo XVI parlano della creazione del Golem solo nella forma in cui si discute teoreticamente di un evento che appartiene a un passato molto lontano. Non partecipano mai direttamente e neanche fanno mai esplicito riferimento all’esecuzione di quelle istruzioni che in parte sono esplicitamente proibite nei loro scritti, anche se talvolta vi vengono menzionate.
Anzi, in uno dei manoscritti del commento di Cordovero al libro Yetsirah si trova, alla fine (a titolo di appendice), una trattazione che trascrive sì i testi degli antichi autori sulla creazione di un uomo mediante il libro Yetsirah, però sottolinea, all’inizio: «che nessuno può pensare che questa capacità di ottenere un risultato pratico mediante questo libro sussista anche ora. Poiché non è così; le fonti magiche sono invece ostruite, e la Kabbalah su questo punto è scomparsa».

È anche caratteristica l’affermazione di Joseph Askhenazi, che da Praga e Posa venne a Safed e vi compose un brillante trattato contro i filosofi ebrei, dove parla della creazione del Golem solo nel senso di un dato della tradizione, non in quello di un’operazione realmente praticata.
Impiega, a questo proposito, il termine «Golem», comunemente usato dagli ebrei tedeschi: «Troviamo [negli antichi testi] che l’uomo può fare un Golem, che riceve l’anima animale dalla forza della sua parola [della parola del maestro], però la capacità di dargli l’anima reale, neshamah, non sta nella forza dell’uomo, poiché deriva dalla parola di Dio».

Invece, nell’ebraismo tedesco e polacco, la concezione del Golem acquista nuovamente il carattere di una leggenda viva e attuale. Ma mentre nei secoli XII e XIII tali leggende, come abbiamo visto, si riferivano soprattutto a figure dell’antica storia ebraica, nello sviluppo successivo la creazione del Golem viene attribuita anche e precisamente a contemporanei e a personaggi famosi del mondo ebraico.
Quando il popolo accolse le antiche storie e si aggiunsero inoltre i racconti sul rituale di cui abbiamo discusso fin qui, questo passaggio della concezione a strati inferiori e parzialmente ignoranti determinò, naturalmente, una trasformazione della concezione stessa. Il Golem diventa nuovamente un essere autonomo, e gli vengono anche attribuite, per la prima volta, funzioni pratiche. Inoltre, alla concezione del Golem sono anche associati motivi di provenienza diversa.

La prima notizia che abbiamo di questi nuovi sviluppi è particolarmente strana e interessante. Appartiene ancora interamente alla tradizione esoterica, ed è stata tramandata da un famoso rabbino spagnolo della prima metà del secolo XIV.
Nissim Girondi, di Barcellona, osserva a proposito del Talmud su Rava: «Su questo passo si basano i dotti tedeschi che hanno a che fare quasi ogni giorno con le cose della demonologia. Insistono sul punto che questo [e cioè la fabbricazione di un uomo] deve avvenire precisamente dentro un vaso».

Ora, i resoconti che ci sono rimasti non parlano mai di un vaso, a meno che non si voglia considerare tale la ciotola di acqua e terra che abbiamo incontrato in una delle precedenti istruzioni. Ma non lo credo.
Interpreto invece la particolare accentuazione della frase «precisamente dentro un vaso» nel senso che si tratta di un recipiente chiuso, e cioè di una fiala.

homunculus-segreto

Quest’uomo magico viene fabbricato in una fiala: si tratta di un’idea realmente molto interessante e curiosa, perché vi appare, molto prima di Paracelso, un motivo che sarà proprio della concezione dell’homunculus e dell’alchimia.
Nissim Girondi, a Barcellona, era a contatto con eminenti studiosi provenienti dalla Germania, ed è un relatore obiettivo e attendibile. Quindi la sua testimonianza dimostra che si raccontava effettivamente qualcosa del genere, a proposito di alcuni chassidim tedeschi.

Dovremmo dunque pensare che qui, in ambiente ebraico, ci troviamo di fronte a una forma prima e germinale di quell’idea dell’homunculus che troverà la sua espressione classica nella famosa ricetta di Paracelso per la sua fabbricazione?

Ma se possiamo adottare la definizione di Jacoby, secondo cui nel caso dell’homunculus di Paracelso si tratta di una «crescita embrionale in maniera artificiale, dove l’urina, lo sperma e il sangue sono i veicoli della materia psichica e rappresentano così la materia prima», ebbene, gli ebrei ignorano quest’uso dello sperma umano, dalla cui putrefactio, dopo quaranta giorni, incomincia a formarsi l’homunculus.
Si parla sempre degli elementi della terra e dell’acqua, e anche le forme posteriori raccontano sempre soltanto di una fabbricazione del Golem con l’argilla o la terracotta.

Non ho potuto accertare se l’esistenza di queste ricette per la fabbricazione dell’homunculus è dimostrabile già prima di Paracelso. L’attribuzione della prassi ad autorità più antiche, ad esempio al mistico Arnaldo da Villanova, medico che aveva fama di mago, ha avuto luogo solo molto tempo dopo Paracelso, ed ha già l’aspetto della leggenda.
Non sono affatto sicuro che le interpretazioni dell’homunculus nel senso di un simbolo della rinascita dopo la morte o di una forma embrionale della pietra filosofale siano esatte. Ma se lo sono, si potrebbe vedere qui una più profonda connessione col simbolismo del Golem, che veniva sepolto nella terra concepita come materia prima per poi risorgere.

Arnaldo-VillanovaÈ vero che Paracelso chiama «homunculi» anche le figure di cera, argilla o pece – simili quindi a quella del Golem – che vengono utilizzate nei malefici della magia nera.
Con l’unione di questi due momenti dell’uso linguistico si realizzerà, successivamente, la mitica materializzazione dell’homunculus nel senso di un servitore diabolico dell’uomo, che sembra comparire per la prima volta in alcune fonti del secolo XVII. Tale metamorfosi del motivo è iniziata presso gli ebrei in un modo esattamente parallelo, ma prima.

La concezione del Golem come servo magico del suo creatore non compare in nessuna tradizione antica. L’esistenza di questa concezione può essere dimostrata solo a partire dal secolo XV o dal XVI, e cioè nel tardo Medioevo, quando gli eroi del circolo dei chassidim tedeschi che hanno sviluppato la teoria del Golem e il suo rituale divennero oggetto della leggenda popolare.
La testimonianza più antica si trova finora in un manoscritto della prima metà del secolo XVI, che tra l’altro riporta anche leggende su questo circolo dei chassidim tedeschi, che tuttavia – come abbiamo tutti i motivi di supporre – sono sorte molto prima della stesura di quel codice.

Vi è narrata la leggenda secondo cui Shemu’el il Pio (un personaggio intorno a cui fiorirono molte leggende, padre di Yeudah il Pio, la figura centrale di questo circolo) «aveva creato un Golem, che non sapeva parlare, è vero, però lo accompagnava nei suoi lunghi pellegrinaggi attraverso la Germania e la Francia, e lo serviva».
Leggende di questo tipo raggiungevano poi una grande popolarità tra gli ebrei tedeschi successivamente, nel secolo XVII. […]

Nelle tarde forme del mito del Golem – testimoniate dapprima in Polonia a partire dal secolo XVII – si congiungono il vecchio materiale, la nuova idea del servo e un altro elemento, completamente nuovo: la pericolosità del Golem per l’ambiente.
Testimonianze nella letteratura dotta tedesca si trovano già nel secolo XVII, in quella ebraica nel XVIII. Le une e le altre si riferiscono alla Polonia, e in particolare a leggende intorno a rabbi Elijah Ba’al Shem, il rabbino di Chelm morto nel 1583. I suoi discendenti si tramandavano e narravano ai loro figli storie quasi identiche a quelle che gli studiosi cristiani dell’ebraismo avevano già sentito raccontare da ebrei tedeschi due generazioni prima.
Nel 1675 Johann Wülfer scrive che in Polonia ci sono «costruttori così eccellenti che con l’argilla e pronunciando il nome di Dio sono capaci di fabbricare questi famuli muti» […]

Siamo così approdati alla forma in cui la concezione del Golem si esprime nella rielaborazione di Jakob Grimm citata all’inizio di queste considerazioni.
In un periodo non molto anteriore a quello di Grimm, appena prima della metà del secolo XVIII, la leggenda polacca del rabbino di Chelm è stata trasferita forse a Praga e applicata a un personaggio molto più famoso del mondo ebraico, l’«alto rabbino Löw» di Praga (c. 1520-1609). […]

Golem-PragaDunque: rabbi Löw aveva fatto un Golem che serviva sì il suo padrone tutta la settimana, sbrigando tutti i lavori possibili; ma poiché tutte le creature il sabato riposano, prima dell’inizio del sabato il rabbino aveva sempre cancellato dal Golem il nome di Dio che lo animava, e così il Golem diventava nuovamente argilla.
Però una volta il rabbino dimenticò di rimuovere lo shem. La comunità si era già raccolta nella sinagoga per le funzioni, anzi aveva già recitato il Salmo 92, dedicato al sabato, quando il Golem incominciò a infuriare con una forza immensa, a scuotere le case, minacciando di distruggere tutto; il crepuscolo non era ancora finito, e il sabato in senso stretto non era ancora incominciato.

Si andò a chiamare rabbi Löw; egli si precipitò incontro al Golem scatenato e gli strappò lo shem, e il Golem si dissolse in polvere.
Ma il rabbino ordinò che il Salmo del sabato fosse cantato una seconda volta, e da allora ciò rimase una stabile istituzione della sinagoga di Praga.
Però il rabbino non aveva ridato vita al Golem e aveva sepolto i suoi resti nella soffitta della vecchia sinagoga di Praga, dove si trovano ancor oggi.
Ma uno dei principali seguaci di rabbi Löw, rabbi Ezekiel Landau, che una volta, dopo un lungo periodo di digiuno, era salito per vedere i resti del Golem, aveva proibito per tutte le generazioni future che un mortale ripetesse questo tentativo, di salire in quella soffitta.

(Scholem, La Kabbalah e il suo simbolismo)