Jung – L’immaginazione è l’astro nell’uomo

Il concetto di imaginatio ha una sua importanza particolare nell’opus alchimistico […]
Dice Ruland: «L’immaginazione è l’astro nell’uomo, il corpo celeste o sovraceleste». Questa sorprendente definizione getta una luce tutta particolare sui processi fantastici legati all’opus: non dobbiamo cioè immaginare affatto che si tratti di spettri immateriali, come siamo soliti concepire le immagini fantastiche, bensì di qualcosa di corporeo, di un corpus sottile di natura semispirituale.

alchimia-distillazioneIn un’epoca nella quale non esisteva ancora una psicologia empirica dell’anima, necessariamente regnava un simile concretismo; poiché tutto ciò che era inconscio era, se attivato, proiettato sulla materia, veniva cioè incontro all’uomo dall’esterno. Si trattava in certo qual modo di un fenomeno ibrido, per metà fisico e per metà spirituale, di una concretizzazione, come se ne incontrano di frequente nella psicologia dei primitivi.

L’imaginatio o l’immaginare è dunque anche un’attività fisica, che si inserisce nel ciclo delle trasformazioni materiali che determina e da cui a sua volta viene determinata. In questo modo l’alchimista entrava in rapporto non solo con l’inconscio, ma direttamente anche con la sostanza che sperava di poter trasformare per mezzo dell’immaginazione.
La strana espressione «astro» è un termine paracelsiano, e in questo contesto significa qualcosa come quintessenza.
Imaginatio è, dunque, un estratto concentrato di forze vive, tanto corporee quanto psichiche […]

Perciò l’alchimista stesso è la condizione indispensabile del suo esperimento. Continua però a rimanere oscuro, proprio per questo miscuglio di fisico e psichico, se le trasformazioni ultime del processo alchimistico vadano ricercate maggiormente in campo materiale o in campo spirituale. La domanda in effetti è mal posta: a quei tempi non si trattava di alternativa; esisteva piuttosto un regno intermedio tra materia e spirito, cioè un regno psichico di corpi sottili aventi la proprietà di manifestarsi in forma sia materiale sia spirituale.

Soltanto questo modo di vedere rende comprensibili le assurdità dei ragionamenti alchimistici. Naturalmente questo regno intermedio di corpi sottili cessa di colpo di esistere qualora si tenti di indagare la materia in sé e per sé, prescindendo da qualsiasi proiezione, e rimane nell’ambito della non-esistenza finché crediamo di sapere qualcosa di definitivo sulla materia e sull’anima.
Ma se viene il momento in cui la fisica sfiora «regioni inesplorate, inesplorabili», e contemporaneamente la psicologia è costretta ad ammettere che esistono altre forme di esistenza psichica al di fuori delle acquisizioni personali della coscienza, in cui cioè anche la psicologia cozza contro un’oscurità impenetrabile, allora quel regno intermedio ritorna in vita, e il fisico e lo psichico si fondono una volta di più in un’unità indivisibile.

solve-coagulaOggi ci siamo già molto avvicinati a questa svolta. Queste riflessioni e altre simili sono indispensabili qualora si voglia capire, almeno entro certi limiti, lo strano e particolare linguaggio concettuale degli alchimisti. Parlare oggi, come si faceva un tempo, di «errore» dell’alchimia è inattuale, in quanto il suo aspetto psicologico pone la scienza dinanzi a nuovi compiti. Esistono nell’alchimia problemi decisamente moderni, che si situano in un ambito diverso da quello della chimica.

Il concetto di imaginatio è sicuramente una delle chiavi più importanti, forse la più importante, per comprendere l’opus. L’anonimo autore del trattato De sulphure, nel punto in cui cerca di comunicare ciò che gli antichi non avevano fatto (dare cioè un chiaro accenno del segreto dell’arte), parla di facoltà immaginativa dell’anima. L’anima regna, dice, al posto di Dio (sui locum tenens seu vice Rex est) e dimora nello spirito di vita, nel sangue puro. Essa domina la mente, e questa il corpo. L’anima opera (operatur) nel corpo; ma la parte maggiore della sua funzione (operatio) si svolge al di fuori del corpo (potremmo aggiungere a mo’ di commento: nella proiezione).

Questa qualità, continua l’anonimo, è divina, poiché la saggezza divina è solo parzialmente racchiusa nel corpo del mondo; per la maggior parte sta fuori di esso, e immagina cose ben più elevate di quelle che il corpo del mondo può concepire. E queste cose sono fuori della natura: sono i segreti propri di Dio. L’anima ne è un esempio: anch’essa immagina molte profondissime cose al di fuori del corpo, similmente a Dio. È vero che quanto l’anima immagina avviene nella mente soltanto, mentre quanto immagina Dio avviene nella realtà.

«L’anima però ha il potere assoluto e indipendente (absolutam separatam potestatem) di fare cose diverse (alia facere) da quelle che il corpo può concepire. Ma essa ha, quando vuole, il massimo potere sul corpo; in caso contrario la nostra filosofia sarebbe vana … Tu puoi concepire cose più grandi, poiché noi ti abbiamo spalancato le porte».

(Jung, Psicologia e alchimia)