Aiguesmortes – A proposito di un certo spostamento

La domanda è: che succede quando, per es. per accendere il fuoco, non c’è più una sola tecnica, ma ce ne sono due?
Cosa ci succede quando, per parlare, non abbiamo più in dotazione un solo linguaggio (immaginario), ma ne abbiamo appreso anche un secondo (simbolico)?
O anche: una volta che le donne hanno fatto la Pazzia d’immaginarsi che, atterrando tra gli uomini, avrebbero potuto rubare loro «la carne», basterà la Pazziella Simbolica della loro progenie per riconquistare il Rango Celeste che hanno perduto?

Dall’albero della vita salgono e scendono le anime dei giusti, vanno al cielo e poi dal cielo verso il giardino dell’Eden, come se andassero su e giù per una scala.
(Midraš Konen)

Dunque: il Giusto, se pure è caduto, risale. Anzi, risalendo va addirittura più su del cielo da cui è caduto. Il Giusto non si guadagna solo il risarcimento del perduto, ma qualcosa di più. Un extra «celeste»!
E l’Ingiusto? Dobbiamo supporre che, se più non riemerge dal suo folle tuffo, è perché Narciso è ingiusto?
Ma cos’è questa Giustizia, se non la Promessa che l’Avvento del Simbolismo fa al nostro linguaggio? E chi ne è il Garante?

Giustizia-Michele-Gabriele

Seguiamo per un attimo il Racconto sudamericano. Le donne, racconta, rivivono negli occhi sempre vergini di ogni Narciso: da lassù contemplano l’ombra delle «loro» nuvole immaginarie – e se ne ingolosiscono.
Che esse siano femmine o maschi, indifferentemente (e perciò qui il sesso non c’entra), sono Donne perché, alla lettera, «dominano» con lo sguardo dall’alto le forme «terrene» che galleggiano sulla superficie dello Specchio.
Esse dunque sono «attive», Soggetti dei loro «atti desideranti». Le Donne sono «creative». Solo le Donne «fecondano» di desideri il nostro più acerbo linguaggio immaginario. Lo popolano di Fantasmi, di Apparizioni di madonne, di Visioni miracolose e di Miraggi stupefacenti.

La Donna creatore, ecco chi ha fatto il Mondo Immaginale. Chi al mondo ha messo l’Immaginazione Umana. L’Androgino Donna è Cielo che si apre alla pioggia delle Nuvole – che fa avvenire la «fertilità» celeste pure quaggiù sulla Terra. Che la diffonde «golosamente» per l’Universo, a fiutare un avvenire, un Oltre, ai propri desideri.
Se è femmina, laddove è femmina, nondimeno essa è Immaginazione Attiva. Essa non riceve soltanto «informazioni» dai sensi, ma crea nuove Forme immaginali. Essa è Grembo che, se accoglie, è per generare dell’altro. Per mettere al mondo un altro mondo.

Ma allora, se è maschio, laddove si trova a essere maschio, come stanno le cose? non c’è qui un’Ingiustizia, uno spareggio, un Immaginativo che non è all’altezza di «creare»? quale «utero» può, nella sua mascolinità, vantare? Quale, mi domando, linguaggio potrà risarcirlo di questa sua «naturale» Invidia?
E dico invidia, perché – alla lettera – il maschio dell’Androginia della Donna (il Narciso spuntato dal Corpo di Liriope) «non vede» la Donna creativa, «non vede» la Donna Soggetto di Desiderio, «non vede» nient’altro che «prede terra-terra». Vede solo femmine sottomesse, solo «oggetti di desiderio», solo bambole, solo «cose», solo «res», solo «realtà».

Giotto-Invidia
Giotto – Invidia

E allora, è per invidia che dalle ceneri di Narciso (di colui che ha visto coi suoi occhi) sorge il Linguaggio chiamato a fare giustizia dove giustizia non c’è. Non c’è giustizia nell’Immaginazione. Là, tutto è Donna indifferenziata. È Luce o è Parola – è comunque Donna che «parla» e/o «illumina», ma non ha illuminato né parlato ancora una Differenza, e quindi non ancora una «disparità».
Della Giustizia, di giustificare le Differenze, si fa carico il Linguaggio Simbolico. La Seconda Parola. Quella che scippa la Primogenitura alla Donna – simbolicamente, ma anche ahimé carnalmente. Che la Sottomette all’invidia del Maschio. A credere e a obbedire all’Invisibile – che è tutto ciò che l’atrofico grembo del maschio sa creare. Chiacchiere.

Non c’è giustizia, dunque – se delle Chiacchiere neanche una è capace di levarsi fino, non dico all’Immagine, ma almeno all’orlo della sua Veste. Se tutte si compiacciono di rimanere «terra-terra» fedeli al «realismo», di cui unico Garante è il SI dei «si dice», il Turgido Invisibile Fantasma che si vendica sul corpo delle femmine della propria «mutilazione» linguistica.
Produrre chiacchiere, e sulle chiacchiere costruire la Torre, e dalla Torre provare a innalzarsi più su, nei Cieli Simbolici dell’Astrazione.

Se è femmina – se la Donna caduta quaggiù si trova per caso ad avere l’anatomia della Femmina, il Simbolismo … la «giustizia» (voce del verbo giustiziare).
Ne fa la femmina passiva, la obbliga a essere solo preda «terra-terra», a essere questa Bice reale e nessun’altra, la inchioda al ruolo di sguattera della Casa dei desideri. La Casa delle Bambole – guarda un po’.

Il terzo giorno creò tutte le piante e gli alberi del giardino dell’Eden, e tutti i vegetali, commestibili e non, di questo mondo.
Quando i cedri del Libano e le querce del Basan e gli alberi d’alto fusto tutti, videro che erano stati creati per primi sulla terra, svettarono subito, gonfi di superbia.
Allora il Santo, sia Egli benedetto, disse: «Odio la superbia e l’altezzosità. Al mondo non c’è altra altitudine se non la mia».
Detto fatto: creò il ferro, e quando gli alberi videro che aveva davvero creato il monte del ferro, scoppiarono a piangere; per questo sono chiamati alberi piangenti.
Chiese loro il Santo, sia Egli benedetto: «Perché piangete?».
Risposero: «Perché hai creato il monte del ferro, per sradicarci dalle nostre sedi. E noi che pensavamo che al mondo non esistesse nulla di alto come noi! Mentre ora, per nostra disgrazia, ecco un guastafeste».
Disse loro il Santo, sia Egli benedetto: «Da voi sarà tratto il manico dell’accetta che vi taglierà. Farò dunque in modo che voi dominiate questa e che questa domini voi: così vivrete in armonia».
(Midraš Konen)

Non è chiaro? Le Piante erano troppo alte. Le Piante erano piantate lassù. Le Nuvole immaginavano e piovevano dal Cielo.
Ma al mondo – nel Mondo Simbolico – l’«altitudine» è solo del Santo, quale che sia il Nome che lo santifichi. L’«altitudine» è riservata al Segno, al Nome, al Simbolo, al Maschio Creatore, a quello che nell’immaginale di Narciso «parla terra-terra», e che ora, invece, simbolicamente si arroga il Posto del Comando. Solo Lui può stare lassù. L’Occhio invisibile che vede al di là dell’Immagine.

E le povere Piante, da allora, piangono (la morte di Narciso). Piangono la metamorfosi a cui le condanna la santificazione che sanziona la Vendetta del Ferro.
Il Santo, tuttavia, è Giusto. Non può negare che è il Maschio il guastafeste, è Lui a irrompere con la sua lussuria nella Festa dell’Immaginazione. Può solo provvedere a pareggiare il conto.
Non temete, dice alle Donne: voi comunque partorirete il legno del manico dell’accetta che vi sradica dall’«altitudine» che pretendete, segandovi alla radice, in basso, laggiù – nel «continente nero», dove c’è quel certo termitaio che deve essere a ogni costo «abbassato», femminilizzato, escisso.

È dal Grembo della Donna, dal Legno del suo Albero – che proviene la «materia prima» con la quale si fa il manico dell’accetta, e dunque che ci permette di impugnare e tenere sotto controllo il Linguaggio destinato a scalzare l’Immaginazione dal trono in cui era era intronata nella Prima Parola.
È dal grembo stesso dell’immaginario narcisistico che sorge il simbolismo della Seconda Parola – Quella del Santo Giustiziere. Non viene da altrove il Simbolo, se non dall’Immaginario stesso.

Ci sono dunque, non uno, ma due narcisismi che coesistono nell’infanzia del nostro linguaggio? non è quello che, nel suo gergo, provò a dirci Freud?
Provò a dirci che, frugando nei Sette Giorni della Creazione, aveva incontrato l’«istinto di un io» goloso ma non ancora lussurioso e, insieme – accanto, forse solo un poco dopo – la libido di Narciso?
Due fiumi (linguistici) che confluiscono: uno «viene giù» dal cielo, e l’altro che va a caccia di prede terra-terra. Uno verticale, l’altro orizzontale. Due sguardi allo specchio: Narciso (l’androginia Donna) è il suo proprio Guastafeste.

luna-pozzoA furia di disgiungersi da tutti gli inviti, Narciso si riduce a congiungersi solo con l’Immagine del suo proprio io. A congiungersi solo con quell’«ideale dell’io» in cui, simbolicamente, egli «rimpiazza» l’assenza (di un rapporto diretto) dell’Altro.
Il Simbolo gli offre una via di fuga, e un simbolico risarcimento.
Ciò che era in alto, il suo sguardo creativo d’immaginazione, il Desiderio, è qui in basso a meditare vendetta contro l’Altro, orchestrando il suo proprio modo di mettersi in relazione con l’Altro, idealizzando questo rapporto nell’«ideale del suo io».

L’«ideato» che era laggiù, l’«idolo» avvistato nello specchio della fonte, ora – grazie al Simbolo che lo sostituisce – è l’«ideale» san Narciso di lassù, il Giustificato che vuole farsi giustizia con la sua propria Legge.
Ciò che era in alto, su, prendete l’accetta – è ora di segarlo.
È il Terzo Giorno della Creazione: il Simbolo pretende un Fondamento visibile della sua Invisibilità, un’epifania anatomica della sua Trascendenza. Su, prendete l’accetta – è ora di circoncidere e di recidere l’Androginia Immaginaria. È ora di ordinare il disordine! È ora d’imporlo a tutti quelli che vengono a parlare la Seconda Parola.

Ciò che era in alto, cada in basso!
Siamo appena al Terzo Giorno, Adamo, l’Uomo, è ancora di là da venire.
Sulla scena ci sono, al più, i suoi Antenati.
I fondatori della sua Lingua Futura.
Furono loro, non erano ancora Uomini e già misero al bando l’ermafroditismo immaginario. Furono loro, che non erano ancora umani, a dover fare i conti con lo Spostamento Simbolico della Parola – dall’egoismo goloso della Tana (l’Ich-Triebe di Freud) all’«egoismo lussurioso» dello Stanato (la libido che costringe Narciso al karakiri del suo Folle Gesto). E furono sempre loro a lasciare (involontariamente?) una traccia dei Primi Giorni della Creazione.

Faccio solo un esempio, quello che trovo più spiritoso.
L’esempio della Vagina Dentata.
È un po’ che ci giro intorno.
Si tratta proprio di un’Immagine. Tant’è che vedo una doppia fila di denti Golosi di sapere il sapore di ciò che immaginano.
Di ciò che immaginano e, subito, mettono in bocca.
Questa Bocca Vorace, questa Doppia Fila di Denti, non dovrebbe essere lassù a masticare? Che ci fa quaggiù – se i Denti le impediscono di assaggiare «ciò che è in basso»?

gatto-curiosoCi fu dunque un inconveniente nel Rovesciamento Simbolico del Vaso coi Fiori immaginari – questo ci lascia detto il Racconto.
Ci lascia detto che quei Denti, quei Cannibali, e soprattutto quei Canini – dovettero essere «amputati» alla Bocca Creativa della Donna. Perché le spuntassero tutt’e trentadue in bocca, nell’altra bocca dove in principio mancano. E che per Giustizia, la Donna fosse mutilata tanto nelle femmine, quanto nei maschi. Che fosse escisso al corpo femmina il clitoride, e al corpo maschio fosse circonciso il prepuzio. Il corpo femmina avrebbe conservato il diritto a creare il manico dell’accetta che le recide i denti del termitaio, le radici anatomiche della Pianta.
Giustizia fu fatta. Perché le anime (non i corpi giustiziati), ma le anime dei giustificati potessero legittimamente immaginare di ascendere in cielo, e addirittura oltre: di risalire fino al giardino dell’Eden.

Che dici? non ti sembra il viaggio di Dante? il viaggio del Poeta da una stazione all’altra delle Parole Simboliche, in cerca solo della strada alla sua propria Immaginazione infantile?
La strada, da Bice, attraverso Beatrice – dalla terra al cielo – e poi fino alla Madonna – fino all’Immaginazione Androgina dove Maschio e Femmina, Madre e Figlio si partoriscono a vicenda (senza con ciò profanarsi):

O Vergine madre, figlia del tuo figlio …

È da un po’ che sto commentando solo questo verso. Se non s’era capito, è perché io stesso, per primo, ancora non lo sapevo dove indovinavo d’essere: se alla Verticale della Pazzia (a invocare la Divina Guardia del Seno a cui mi allatto) o soltanto nell’Orizzonte di una Pazziella (della serie «Vecchio rimbambisci»).
Non lo so, posso al più indovinarlo.
Perciò ho mandato Pappagallo e Sparviero. Ho detto agli Uccelli: ditemi voi, quello che si vede di lassù!
Ho chiesto a Mastro Dante «informazioni» per orientarmi sui Primi Giorni della mia creazione. E lui, il Narratore, questo (volutamente?) ha lasciato detto: fino al terzo giorno io partorivo ancora mia madre …

(Aiguesmortes, Curioso no curante)