Queneau – Onirologia sapienziale

«Ecco, dimmi cosa pensi dei sogni».
«Gli uni vengono da Dio, gli altri dal Diavolo».
«Non sarai mica albigese, alle volte?».
«Ennò, signoria, se c’è qualcosa proprio da buon cattolico è dire: c’è due specie di sogni, gli uni vengono da Dio, gli altri dal Diavolo».
«Come si fa a distinguerli?».
«Oh, lo si vede subito».
«Come? Poffare, come fai a distinguerli? Io non li distinguo mica».

angelo-diavolo

«Eppure è facile. Se si vede il cielo, angeli, o anche solo uccelli, purché non siano notturni, il sogno viene da Dio; se si vede delle fiamme, diavoli o anche solo animali che strisciano, specie serpenti, allora il sogno viene dal Diavolo».
«Ma io non sogno mai roba del genere».
«E di cosa sognate, mio signore?».
«Mi capita spesso di sognare che sono su una chiatta, che mi siedo su una sedia a sdraio, che mi metto un fazzoletto sul viso e che faccio la siesta».

«Siesta … fazzoletto … chiatta … che razza di parole sono? Non mi confiferano punto».
«Sono parole che ho inventato per designare cose che vedo in sogno».
«Voi dunque praticate il neologismo, mio signore».
«Non metterti a neologizzare tu, adesso: è privilegio ducale e in quanto duca io lo pratico. Per esempio, dal basso-latino platta per influenza dell’italiano meridionale chiatto traggo chiatta, dal latino sexta hora passando attraverso lo spagnolo traggo siesta, e al posto di moccichino che trovo volgare mi ricollego al basso-latino faciuolum, derivato da facies, e ne derivo fazuolo e poi fazzoletto, secondo le regole più generalmente accettate e diacroniche».

«Ci siamo spinti ben lontano dall’onirologia sapienziale e cristiana. La vostra scienza semantica, mio signore, mi puzza d’eresia».
«E in che cosa può essere eretico, il sognar chiatte?».
«Riconosco che vedere in sogno angeli e santi non succede di frequente. Il più delle volte, se posso giudicare dalla mia esperienza personale, i sogni hanno per oggetto nient’altro che i minuti incidenti della vita quotidiana».

«E questi, poffarmío, vengono da Dio o dal Diavolo?».
«Né dall’uno né dall’altro. Sono indifferenti. Assolutamente indifferenti. Ad primam respondi».
«Oh, adesso! Non contentarti di così poco, reverendo. Per degli argomenti così mediocri non ho bisogno di cercar te, posso anche inventarmeli da solo. Se credi di guadagnarti il tuo becchime quotidiano con banalità di questo genere, ti sbagli. Esigo un’altra risposta».

E sferrò un ben assestato colpo di savate contro la tibia destra del prete. Onesiforo volle replicare con una ginocchiata al ventre, ma il Duca schivò e lui finì per terra. Subito il Duca gli è sopra e comincia a pestarlo gridando: «Rispondi, testa di rapa rapata nella chierica! Rispondi!».
L’altro fa segno di sì.
«Allora?», domanda il Duca smontando dalla vittima.
«Allora, – disse l’abate rimettendosi in piedi, – si tratta dei sogni che vengono da quel mondo intermedio dove vivono coboldi, fate, gnomi, farfarelli, elfi, nani, leprekauni, sirene, ondine, esseri che non sono né di Dio né del Diavolo e non votati al male né al bene».
«Ora sei diventato più comprensivo. Ma la santa Inquisizione cosa ne direbbe?».

(Queneau, I fiori blu)