Scholem – Istruzioni per la creazione del Golem

Le diverse concezioni del Golem, al più tardi nel XII secolo, hanno contribuito allo sviluppo di istruzioni sulla procedura da seguire per la sua creazione, una procedura che, a mio giudizio, rappresenta un rituale che tende all’estasi, che rappresenta il potere dell’adepto nell’esperienza estatica del Golem destato alla vita.
Questi circoli trasformarono la leggenda nell’oggetto di un’esperienza mistica, e nelle ricette che ci sono rimaste non c’è nulla che possa suggerire che si sia mai trattato di qualcosa di diverso da un’esperienza mistica, appunto.
Golem-disegnoIn nessuna fonte il Golem così creato entra nella vita reale e vi assume una qualche funzione. Il motivo del servo o famulus è del tutto ignoto a tutti questi testi e compare solo molto più tardi, quando la figura sarà nuovamente trasformata nell’oggetto di leggende cabalistiche.

Possediamo tali indicazioni per la creazione del Golem soprattutto in quattro testi (le prescrizioni date da Eleazar di Worms alla fine del suo commento della Yetsirah, le spiegazioni del cosiddetto pseudo-Saadya, le istruzioni contenute nel manoscritto München 341 al più tardi del secolo XIV, e quelle di Abraham Abulafia).

La prescrizione di Eleazar consiste essenzialmente di questo: due o tre adepti che si uniscono per celebrare il rito del Golem prendono terra vergine di montagna, che impastano con acqua corrente, e ne fanno un Golem.
Su questa figura devono poi pronunciare le combinazioni alfabetiche che derivano dalle «porte» del libro Yetsirah, e che nella recensione di Eleazar non sono 231, ma 221.
Ora, l’aspetto particolare di questo procedimento consiste nel fatto che non vengono recitate queste 221 combinazioni in se stesse, come si potrebbe credere, ma combinazioni delle loro lettere con una consonante del tetragramma, e anche queste, a loro volta, in ordine, in tutte le loro vocalizzazioni ottenute congiungendole con le cinque vocali principali adottate dai chassidim – a, e, i, o, u.

E pare precisamente che dapprima si dovessero recitare tutte le lettere alfabetiche in tutti questi intrecci e vocalizzazioni del nome di Dio, ma che poi (o forse in realtà soltanto), le connessioni in cui le singole consonanti che secondo il libro della Yetsirah «dominano» un membro dell’organismo umano, venissero associate, in ordine, a una consonante del tetragramma in tutte le vocalizzazioni possibili.
Sulla successione di queste serie vocaliche i testi stampati non danno indicazioni più precise. Si tratta di recitativi di carattere rigidamente formalizzato, da un lato di ordine magico, severamente funzionali alla meditazione religiosa. Un determinato principio d’ordine nella successione delle combinazioni alfabetiche evoca un essere maschile, un altro un essere femminile; l’inversione di questi ordini accompagna la ritrasformazione in polvere del Golem destato alla vita. Che fra l’atto dell’animazione e quello della ritrasformazione, che sono accompagnati entrambi dalle meditazioni indicate, ci sia una pausa in cui il Golem esiste al di fuori della sfera delle meditazioni, non viene suggerito da nessuna di queste prescrizioni.

Questo carattere rituale della creazione del Golem diventa estremamente evidente nelle spiegazioni del cosiddetto pseudo-Saadya. Le parole del libro Yetsirah, 2: 4 («Così il circolo, galgàl, si chiude in avanti e all’indietro») erano da lui interpretate nel senso di un’istruzione. Non dicono solo qualcosa del modo in cui avvenne la creazione divina, ma indicano anche come deve procedere l’adepto, se si accinge a creare il Golem.

cabala-porteSi traccia un cerchio intorno alla creatura e si gira intorno al cerchio e si pronunciano le 221 combinazioni alfabetiche. Alcuni dichiarano che il creatore ha infuso forza nelle lettere in modo che l’uomo fabbrica una creatura impastando accuratamente terra vergine, la seppellisce sotto terra, traccia un cerchio e una sfera tutt’attorno alla creatura e a ogni giro recita una delle combinazioni alfabetiche […]
Quando cammina in avanti la creatura prende vita e si alza in piedi, grazie alla forza insita nella recita delle lettere. Ma se egli vuole distruggere ciò che ha creato, cammina circolarmente all’indietro, mentre recita queste combinazioni alfabetiche in ordine inverso. Allora la creatura crolla a terra da sola e muore […]

Mi sembra importante che qui il Golem sia prima sepolto nella terra e si levi da essa. Certamente questo motivo potrebbe essere un argomento a favore di un simbolo della risurrezione che era già collegato col rituale verso il 1200: questa interpretazione si adatterebbe ottimamente alla natura di tutto il rituale, che aveva il senso di un’iniziazione.
Prima della sua palingenesi il Golem viene sepolto!
Quest’interpretazione non è certamente necessaria, e per quanto ne so io questo particolare compare solo in quest’unico passo.

Che la terra con cui è creato il Golem debba essere vergine (non lavorata), è ugualmente un motivo che corrisponde alla creazione di Adamo, il quale fu a sua volta creato con una terra che era ancora vergine. […]
Lo ritroviamo anche nel manoscritto München, dove l’adepto «deve prendere terra pura della qualità più fine e incominciare le combinazioni e voltare con la massima velocità la ruota, e questa prassi porta lo spirito santo: solo allora deve procedere all’esecuzione del Golem».

Le istruzioni relative a quest’ultima non escludono un rapporto con le pratiche yoga, conosciute nel mondo ebraico grazie all’iniziativa di Abraham Abulafia:

Poi prendi una scodella piena d’acqua pura e un piccolo cucchiaio, riempilo di terra – però deve conoscere esattamente il peso della terra, prima di rimestarla, e anche la misura del cucchiaio con cui deve misurare.
Quando l’ha riempito, deve spargere il suo contenuto e soffiare lentamente sull’acqua. Mentre comincia a soffiare sul primo cucchiaio di terra, deve pronunciare una consonante del Nome ad alta voce e con un unico respiro, finché ce la fa a soffiare. E deve formare tutte le membra in modo ordinato, cominciando dalle combinazioni che producono le membra della testa, finché non ha fatto una figura umana.

cabala-ruotaUn manoscritto spagnolo dell’inizio del secolo XIV dichiara che il processo non è reale in senso fisico, ma è una «creazione mentale» […]
Abulafia, il più eminente esponente di una Kabbalah estatica nel secolo XIII, pare implicare, in una sua osservazione sprezzante, un’analoga concezione della creazione del Golem, nel senso di un processo puramente mistico, e perciò censura aspramente la follia «di coloro che studiano il libro Yetsirah per creare un vitello; infatti, quelli che fanno così non sono diversi dai vitelli». […]

Queste testimonianze sulla prassi golemica ci insegnano dunque soprattutto due cose:
1) che essa non ha uno scopo pratico. Persino quando la storia sta al linite tra un processo psichico, che peraltro costituisce un’esperienza comune degli adepti, e una comparsa autonomizzata del Golem, la sua «presentazione» non ha altro scopo che quello di provare la potenza del Nome Santo;
2) che la creazione del Golem comporta dei pericoli, anzi, come tutte le grandi creazioni mette persino a repentaglio la vita; ma questi pericoli non provengono dal Golem, dalle forze che ne emanano, ma piuttosto dall’uomo stesso: non è il prodotto della creazione a sviluppare forze pericolose, in una qualche forma di autonomizzazione, pericolosa è la tensione che il processo provoca all’interno dello stesso autore. Certi errori di procedimento non portano a una degenerazione del Golem, ma distruggono direttamente il suo autore.

La minaccia da parte dello stesso Golem che s’incontra nelle leggende posteriori è una profonda trasformazione della concezione originaria, a cui era sì chiaramente presente l’analogia di Adamo col Golem, però senza che questo elemento tellurico costituisse in se stesso una fonte di pericolo.
In ogni modo, il tipo di pericolo che minaccia il creatore del Golem, non è del tutto estraneo a questo motivo. Infatti, qui l’uomo stesso ritorna al proprio elemento, viene nuovamente assorbito dalla terra, se usa male le istruzioni.

(Scholem, La Kabbalah e il suo simbolismo)