Kerényi – La storia di Attis

Non bisogna sorvolare sull’unica storia dettagliata che ci è rimasta di un servitore della Grande Madre, anche se essa non è una storia greca.
La Madre degli dèi che vi figura è totalmente frigia. Si chiama Agdistis, dal nome della roccia Agdos, nei pressi di Pessinunte, città sacra alla Madre degli dèi. Il suo amante Attis non è mai diventato greco neppure nella misura in cui lo è diventato Adone, amante di Afrodite.
A parte questo, tra le due coppie vi è una certa affinità, specialmente se si considera che anche la grande dea dell’amore in Amatunte era androgina.

Donatello-Attis
Donatello – Attis

In relazione all’androginia della Madre degli dèi dell’Asia Minore, essa talvolta veniva identificata con la nostra vergine cacciatrice, la dea Artemide, e si chiamava anche Megale Artemis, «la grande Artemide», mentre altre volte poteva venir raffigurata anche con numerose mammelle, come una Grande Madre.
La sua storia frigia ci veniva raccontata in modo tale che anche le nostre divinità vi avevano parte, ma esse erano soltanto dei nomi. Per Zeus, nel corso del racconto, si intende il dio frigio del cielo Papas.

La roccia Agdos aveva assunto la forma della Grande Madre – così comincia il racconto. Su di essa dormiva Zeus. Nel sonno, o mentre lottava con la dea, il suo seme cadde sulla roccia. Nel decimo mese la roccia Agdos partorì urlando un essere selvaggio, indomabile, bisessuale e con doppia passionalità, chiamato Agdistis.
Con crudele voluttà Agdistis rubava, uccideva e distruggeva tutto ciò che gli faceva piacere, non tenendo alcun conto degli dèi, né degli uomini, ritenendo se stesso l’essere più potente del cielo e della terra.

Gli dèi spesso si consultavano sul modo di domare una simile tracotanza. Poiché tutti esitavano, Dioniso si assunse tale compito.
C’era una sorgente, alla quale Agdistis soleva andare a dissetarsi quando era accaldato dalla caccia o dal gioco. Dioniso trasformò l’acqua di quella sorgente in vino. E quando Agdistis, spinto dalla sete, bevve con avidità l’insolita bevanda, cadde domato nel sonno più profondo.

Dioniso stava in agguato. Fece abilmente una corda con dei capelli e legò con essa a un albero il membro maschile di Agdistis.
Destato dalla sua ebbrezza, il mostro balzò in piedi, evirandosi in questo modo da sé. La terra inghiottì il sangue che colava dalle carni lacerate. E immediatamente spuntò colà un albero con un frutto: un mandorlo o – secondo un altro racconto – un melograno.

La figlia del re o dio fluviale Sangarios, Nana (altro nome per la Grande Dea dell’Asia Minore), vide la bellezza del frutto, lo colse e lo nascose nel suo grembo. Il frutto sparì e Nana concepì un bambino.
Allora suo padre la fece imprigionare come donna disonorata, condannandola a morir di fame. Ma la Grande Madre la nutrì con frutta e con cibi degli dèi finché essa partorì.

Sangarios ordinò di esporre il bambino.
Un caprone provvide al lattante; quando esso venne trovato, lo si nutrì con un liquido detto «latte di caprone». Il bambino ebbe nome Attis, perché nella lingua lidia, un bel bambino si dice attis, oppure perché in lingua frigia il caprone è detto attagus.

Attis era un fanciullo di meravigliosa bellezza. Il racconto prosegue, narrando che Agdistis s’innamorò di lui. La selvaggia divinità accompagnava il giovane ormai adulto alla caccia, guidandolo attraverso boschi impraticabili e fornendogli abbondante bottino.
Mida, re di Pessinunte, volle separare Attis da Agdistis e perciò gli diede in moglie la propria figlia.
Alle nozze apparve Agdistis, che con il suono di una syrinx suscitò la follia in tutti i partecipanti. Attis stesso si evirò sotto un pino gridando: «A te, Agdistis!».

Così egli morì. Dal suo sangue spuntarono le viole mammole. Agdistis si pentì di ciò che aveva fatto e chiese a Zeus di risuscitare Attis. Zeus però, in conformità al destino, poté concedere soltanto che il corpo di Attis non si decomponesse mai, i suoi capelli continuassero a crescere, e che il suo dito mignolo rimanesse vivo e si muovesse per sempre da solo.

(Kerényi, Gli dèi e gli eroi della Grecia)