Iréne Matthis – La madre pre-edipica

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La controversia irrisolta sulla sessualità femminile è stata ripresa negli anni ’60 dal Movimento di liberazione della donna. La cosa ha stimolato ulteriori studi intorno a una delle poche cose su cui tutti gli interlocutori degli anni ’20 e ’30 si trovavano d’accordo: l’importanza del periodo pre-edipico nello sviluppo della donna, e in particolare lo stretto rapporto con la madre nei primi anni di vita.

Per molto tempo fu evidente come i problemi della situazione edipica (il complesso di castrazione, l’invidia del pene e le relazioni oggettuali del dramma edipico e triangolare) e le loro soluzioni non avessero mai gettato una luce soddisfacente sulla sessualità femminile, su quello che Freud chiamava il «continente nero», e in particolare sulle sue origini pre-edipiche.
È una delle regioni meno illuminate dalla psicanalisi. Perciò è difficile penetrarvi.

Quel che rende ulteriormente difficili le indagini su questo periodo è la mancanza di quella esplicitazione che il linguaggio verbale riesce invece a conferire ai periodi posteriori.
Il linguaggio del processo secondario [verbale, simbolico] non è ancora sviluppato e spesso le interpretazioni dei messaggi provenienti da regioni che stanno al di là del linguaggio [verbale] risultano semplificazioni.

Ma ci sono ulteriori difficoltà.
Il periodo pre-edipico ci dà la possibilità di dare un’occhiata al cosmo del processo primario [narcisistico, immaginario].
È come guardare in un caleidoscopio, coi disegni sempre mutevoli e scintillanti. Potremmo anche restarne affascinati.
Affascinati al punto che, invece di ritornare a osservare con maggior discernimento la struttura di alcuni disegni, potremmo essere a nostra volta catturati e accecati dal loro splendore.

abbaglioMa guardare a fondo il caos del processo primario può, d’altra parte, essere così spaventoso e terrificante che non osiamo nemmeno più aprire completamente gli occhi. Ci bendiamo da soli quando ci troviamo di fronte agli anfratti oscuri del periodo pre-edipico.
È proprio ciò che ha fatto la psicanalisi per un lungo periodo. O era accecata, o era bendata. La scelta sembra impossibile.
Ma c’è una soluzione se accettiamo un approccio più indiretto – se per capire questo periodo, accettiamo di ricorrere alle fantasie, ai miti, alle descrizioni letterarie e ai sogni.

Mi rendo conto perfettamente che quanto ho da dire qui oggi in questo contesto [Congresso Internazionale di Psicanalisi, Milano, 1976] può essere soltanto un tentativo incompleto di delucidare una parte di quel continente nero che appartiene alla donna.
Ma non solo alla donna; anche alla madre e al bambino.

Ci è sempre presente la pertinenza del mito di Edipo. Vediamo ripetutamente confermate le implicazioni che esso ha nella situazione analitica: entrare nella cultura umana significa sottomettersi alla Legge del Padre.
Il mito edipico decreta che il figlio deve rinunciare alla madre, per diventare invece erede del padre. La figlia deve rendersi conto che non potrà mai diventare erede del padre. Può solo diventare moglie dell’erede e madre dei suoi figli.

Nel dramma triangolare della situazione edipica, con il Padre edipico, la Madre edipica e il Figlio fallico come attori, le soluzioni scelte dal bambino (femmina o maschio che sia) implicano la presenza di qualcuno, di una persona che nell’effettivo dramma triangolare manca, ma che è particolarmente importante per lo svolgimento dei fatti: la madre pre-edipica.

Ci sono periodi in cui la Legge del Padre non è valida.
Durante la primissima infanzia, il periodo del pre-Edipo, i desideri incestuosi possono essere realizzati non solo nella fantasia ma nella realtà.
Nel prendersi cura del bambino da parte della madre, quando ella manipola non solo tutte le parti del corpo, ma anche i suoi escrementi, e nell’attiva indagine compiuta dal bambino del corpo della madre, si esprime una sessualità o una sensualità, una sessualità che non può essere raggiunta dalla Legge del Padre. Tutto è permesso. Su questi reami regna la madre pre-edipica.

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Klimt – Le tre età della vita

Anche se ciò non fa parte del tema attuale, si può accennare anche a un altro periodo della nostra vita in cui non è valida la Legge del Padre.
Nei vestiboli della morte, come pure sugli inizi della vita, il Padre non ha nessuna autorità. Egli può regnare solo entro i limiti tracciati dalla vita e dalla morte. All’inizio della vita e in prossimità della morte prevale un altro stato di cose.

In quanto alla prima infanzia – quella che precede lo sviluppo del complesso di Edipo – la ricca mitologia greca ci fornisce il mito di Narciso. […]
Di questo mito ci sono molte interpretazioni. Per i più è una rappresentazione del sogno della perfetta relazione androgina tra me e me stesso. Secondo Pausania, Eco è la sorella gemella di Narciso e cerca di esaudire, nell’eco dello stesso desiderio di lui, quel sogno che alberga in ogni Narciso: diventare qualcun altro pur rimanendo se stesso.
Trovare il proprio gemello, essere sia uomo sia donna, la bisessualità narcisistica realizzata. Ma la tragedia di Eco e Narciso consiste nel fatto che lei può solo rimandargli l’eco delle sue stesse parole.

Eco è una ninfa della stessa «genia» di Liriope, la madre di Narciso.
Perciò Narciso, che è in fuga dal corpo della Madre, fugge anche Eco che a sua madre è «affine». Fugge e s’inoltra nella foresta finché nella fonte trova la sua immagine riflessa.
In un primo momento pensa che si tratta di un altro giovane. L’immagine nella fonte diventa una metafora dell’immagine che un tempo aveva trovato negli occhi della madre.
Nell’amore che trova riflesso negli occhi dell’immagine allo specchio, egli trova effettivamente l’eco dell’amore della madre, proprio quell’amore che dapprima aveva fuggito.

Narciso sfuggì alla Madre solo per trovare la sua immagine e il suo amore per sé riflessi nella propria perpetua ripetizione da parte di Eco. Fuggì ancora, ma solo per essere preso di nuovo, in definitiva, in quella stessa immagine di sé che gli era stata data dalla madre.
È la sola cosa sufficientemente bella per lui, ma non potrà mai possederla. Il suo destino è di dileguare nell’immagine di sé.
Nel luogo in cui muore spunta il bel fiore del narciso, che secondo la mitologia greca è intimamente collegato con la morte e con i funerali.

Grande-MadrePer liberarsi della madre pre-edipica, della madre di Narciso, è indispensabile che il bambino riesca a lasciarsi alle spalle l’infanzia e a emergere in quella cultura umana in cui possono essere stabilite relazioni con oggetti diversi dalla propria immagine.

Questo processo, questo cambiamento di oggetti in cui la ragazza si rivolge dalla madre al padre, è stato più volte descritto nella letteratura psicanalitica. È stato descritto il processo, e la colpa che vi si associa […]
Io qui mi limiterò a indicare quali siano, a mio parere, le immagini della madre dominanti nella fase in cui entra in scena il Padre edipico.

Si tenga presente che, ogni volta che rinunciamo a qualcuno o a qualcosa che nello stesso tempo ci pare quasi indispensabile per noi, ricorriamo a una sua diffamazione. Si direbbe che per noi sia più facile rinunciare a quanto desideriamo, guardandolo con occhiali scuri.
Bene: lo stesso avviene con la madre. In una fase dello sviluppo si direbbe che l’immagine della madre pre-edipica debba diventare prevalentemente negativa: da madre a matrigna, a strega, a donna infedele […]

E tuttavia, mentre il Padre può essere attaccato e ucciso e il figlio prendere il suo posto, la Madre no – la Grande Madre è attaccata e può essere sconfitta, ma non può morire. Essa è solo la Buona Madre Terra, quella che dà la vita, da cui crescono e sbocciano i fiori, gli alberi crescono e danno frutti.
Essa è anche la Madre Terra che estingue la vita e pretende che il suo frutto, il suo prodotto ritorni a lei. Così essa rappresenta la Morte stessa. Essere sepolti nella Madre Terra è ritornare infine nell’Utero, per sempre.

Chi fu la più antica?
Chi venne prima di tutte le Genti, chi prima di tutti gli dèi conobbe ogni cosa – tenne nelle mani grigie i due serpenti – dea e uomo insieme, né dio né uomo.
Venne prima di tutte le Genti, prima di tutti gli dèi.
All’alba dei tempi, ritta sulla montagna coi due serpenti che si contorcevano nelle sue mani levate/innalzate, aspettava ciò che sarebbe accaduto, attendeva il suo momento.
Noi tutti l’abbiamo vista, le braccia levate con un serpente che si contorce in ciascuna mano, il volto terrificante, i seni nudi, tutti l’abbiamo vista almeno nei nostri sogni.
Ma solo per questo, terrificante – madre – madre primordiale – fonte di ogni vita.
(Pär Lagerkvist, Diari)

Quindi, la Grande Madre è la Madre Onnipotente, Madre Primordiale, Madre di Tutto. È la totalità. È tutt’e due i genitori in un’unica persona. Rappresenta dunque la sessualità arcaica, quella sessualità che non si è ancora differenziata in maschile e femminile.
Proprio contro questa Madre – così venerata, così temuta, ma così ardentemente desiderata – abbiamo bisogno della Legge del Padre. Solo con l’aiuto del Padre possiamo liberarci dal travolgente abbraccio della Madre. Solo con l’aiuto del fallo possiamo differenziarci dalla Madre.
È l’unica cosa che la Grande Madre concretizzatasi per noi come una donna non può essere o avere. Nella realtà non può essere il padre e non possiede un pene. Questo è il suo punto vulnerabile.

Per una donna l’unico modo di cui dispone per liberarsi della Madre arcaica e della sessualità arcaica (la sessualità indifferenziata) consiste nell’accettare la propria sessualità a un livello diverso, nell’accettare la propria bi-sessualità, nell’integrare la propria mascolinità.
Riconoscere l’una è scoprire l’altra. Riconoscere il Padre è scoprirsi come donna. Puoi diventare una donna soltanto tramite il Padre. Non c’è l’uno se non c’è il due. «Non c’è nessuno», diciamo quando siamo soli.

Tale polarità tra maschile e femminile istituita dalla situazione edipica non è una polarità antagonistica, in cui l’uno escluda l’altro. A livello immaginario ciò che l’uno ha o è, può anche essere avuto o sperimentato dall’altro.
Ma perché abbia luogo un normale sviluppo psico-sessuale è necessario avere due categorie distinte, cioè due persone distinte che si confermino reciprocamente come due individui completi.
La bisessualità non arcaica è costituita dalla relazione tra due poli, definiti rispettivamente dal padre e dalla madre nella situazione edipica. Due opposti, in relazione non antagonistica bensì dialettica l’uno con l’altro. […]

La madre pre-edipica, invece, rappresenta l’arcaico punto zero della sessualità, il sogno narcisistico di essere contemporaneamente maschio e femmina. Solo quando il ruolo del padre nel processo della procreazione inizia a divenire chiaro, la sessualità indifferenziata della madre pre-edipica può essere differenziata in quegli schemi, maschile e femminile, che sono creati nella situazione edipica.

Permettere al pensiero di continuare a evolversi significa correre un rischio. Ma, se lo facessimo, troveremmo che il bambino pre-edipico, maschio o femmina, non può essere fallico né clitorideo o vaginale, nel senso che solitamente diamo a questi concetti.
La bimba non è un ometto, né è tale il bambino.
Né sono piccole donne.
La loro sessualità è polimorfa. Potremmo anche chiamarla matri-sessuale. Non si evolve nella logica degli opposti, quali fallo-vagina, mascolinità-femminilità, poiché queste categorie non si sono ancora costituite.

(Iréne Matthis, Documenti del Congresso Internazionale di psicanalisi, Milano, 1-4 dicembre 1976)