Yasigi è invisibile

Quando Marcel Griaule fece per primo parlare i Dogon dell’Africa occidentale, stupì di esistenze così completamente irretite in un pensiero cosmologico dalla complicazione senza fondo.
(Santillana, Fato antico e fato moderno)

Parliamo pure delle stelle!, dice il cieco Ogotemmeli a Marcel Griaule, sì: parliamone, perché no? – ma non facciamoci prendere la mano, le stelle non giocano che un ruolo secondario nel Racconto.
Senza volerlo, il vecchio stava sconfessando in anticipo tutti i guru dei nostri giorni, secondo cui la chiave segreta della cosmogonia dogon sarebbe Sirio, la stella alfa del Cane Maggiore (alias dello Sciacallo). E ne sono, e se ne dicono, tanto più convinti, dal momento che il mito dogon attribuisce allo Sciacallo Yurugu, ovvero «Volpe Pallida», una «gemella» occulta, Yasigi, mai venuta alla luce, perché al momento della nascita s’era rintanata nella placenta della madre. Dal che essi deducono che i Dogon «sapevano» che Sirio è una stella doppia, che ha una «compagna» invisibile a occhio nudo! E quindi … vai con gli UFO, che tra la costruzione di una piramide e l’altra avrebbero trovato il tempo di rivelare una «esoterica» mappa dei cieli a uno sparuto gruppo di pastori neri arroccati tra il Sudan e il Mali.

Sirio-orbita

Parliamoci chiaro: Sirio non è lo Sciacallo, ma Sirio sta al Cielo come lo Sciacallo alla Terra. O in altre parole: Sirio fa atto di sciacallaggio tra le stelle, allo stesso modo in cui lo Sciacallo depreda tutta per sé la creatività della Terra, impedendo alla sua «gemella» di venire alla luce.
È la nostra solita equazione. Si tratta solo di verificarla:

(Sirio : Lassù) = (Sciacallo : Quaggiù)

Sirio non è Yurugu, non è lo Sciacallo – e tuttavia con lo Sciacallo condivide uno stesso «crimine». È la loro «criminalità» che li associa. Li associa, ma non li «identifica»: non scioglie cioè l’identità della Stella (che, come insiste a dire Ogotemmeli, ha un ruolo secondario) nell’identità della Bestia, ma trova un idem et diversum, una stessa Bestialità che si differenzia, così tra le stelle del cielo, come tra gli animali di terra.

Ora, se la Stella è arruolata al servizio di un Simbolismo che la trascende (se è questo il senso delle parole con cui Ogotemmeli ci mette in guardia da ogni semplificazione «astrale»), se Sirio è, come noi qui presumiamo, «scritturata» a doppiare nella Sceneggiata della Bestia «la lingua animale» in un «codice secondario», in un altro dialetto, quello astronomico, vuol dire che il Lassù di cui fin qui si è detto, non è propriamente il Lassù del Racconto.

Come, c’è qualcosa più alto dei cieli? C’è dell’altro al di là delle stelle? È questo che dice il Racconto?
Eppure, guarda: per bocca di Ogotemmeli dice che una volta

le donne staccavano le stelle dal cielo per darle ai loro bambini, e i bambini le bucavano con un fuso e facevano girare queste trottole di fuoco, così soltanto per gioco.

Dice che al di là delle stelle c’è la Luce, Una e Indifferenziata.
Dice che le stelle spuntano il giorno in cui qualcuno le «stacca», le separa e disgiunge dalla Totalità di un Mezzogiorno Eterno.
Dice che le stelle «differenziano» Se Stesse dalla Luce, e insieme si differenziano tra loro.
Dice insomma che una volta era Sempre Mezzogiorno. Poteva anche essere la Notte più Buia. Era una Sola Lingua, chiara o scura che fosse: una sola, parlata in tutto l’Universo.
E fu così, dice il Racconto dogon, finché i bambini non si misero a giocare, bucando l’Uniformità «linguistica» del Giorno e della Notte.

nommo-disegno-dogonMa dov’è che i bambini si misero a giocare – questo l’abbiamo appreso dai Maya. I bambini giocavano al piano di sopra. Lassù, sopra il lassù dei cieli e delle stelle, i bambini parlavano la Lingua dell’Essere Universale.
Non c’era bisogno di studiarla. Era un gioco da ragazzi, parlarla!
Finché la loro Parola non si fece portavoce di una «differenza», finché la loro lingua non accusò un «crimine»: per es. che Sirio si distingue tra le stelle perché ai nostri occhi da quaggiù è la più luminosa, o che lo Sciacallo si distingue tra gli animali per il suo ululato che, di tutti i «versi animali», è quello che ha le note più alte.
Lo stesso «crimine», dice il Racconto, lo puoi percorrere a scendere nei raggi di Sirio e a salire nelle onde canore dello Sciacallo. Per dire la «differenza», la Parola precipita dalle stelle – ma di rimbalzo s’alza dalla Terra.

È sempre la Stessa Parola, l’idem – ma è andata a concentrarsi in un punto solo dello spazio della nostra Lingua: nel «Come», nel segno di uguaglianza simbolica (=), e precisamente nell’«intervallo» che corre tra due relazioni tra qualsiasi differenze:

… (x : y) = (z: w) …

La Stessa Parola fa parlare la prepotenza di Sirio e dello Sciacallo, la Parola «Stesso» mette ordine nel disordine delle infinite differenze.
Ma dice il Racconto: la Stessa è la Sorella Gemella dello Sciacallo. Lo Sciacallo s’è presa tutta la Differenza, ha succhiato tutta la Vita dal grembo di sua madre. Perciò, la Stessa, l’Uguale, se ne sta rintanata in un cantuccio oscuro della placenta di sua Madre Intelligenza. Chiusa nel Segno dell’Uguale, essa è uguale solo a Se Stessa. Quali che siano le relazioni da ordinare, essa non ha che da attingere alla sua Regola Sovraceleste. Alla sua Matrice Invisibile.

dea-dogon-statuaYasigi è il nome che le danno i Dogon.
È la Gemella non manifestata, l’Uguaglianza relegata a permanere sempre uguale a Se Stessa – laddove è lo Sciacallo tra gli animali, e Sirio tra le stelle, a caricarsi di tutta la Differenza.
O anche: solo la Differenza esiste, mentre l’Uguaglianza non gode che di un’esistenza simbolica.

Per vederla, questa occulta Yasigi, mi dispiace deludere chi ha fretta di arrivare alle conclusioni, ma non basta neanche il più potente telescopio lanciato nello spazio. Non bastano gli UFO. No, mi dispiace, ci vuol ben altro per farmi scordare di mia madre.
Di Madonna Intelligenza – della Madre di tutti i Simboli di tutti i libri.
Prova a togliere l’Uguale, e dimmi: quale altra bussola abbiamo per orientarci nel Mondo delle Differenze vive?

Cosa dice Ogotemmeli?
Dice che il Mondo ebbe inizio da un disordine, da uno strappo alla Regola dell’Omosessuale Sovraceleste – dell’Indifferenziato Ermafroditico.
Dice che il corpo della Terra, che pure è femmina, era in illo tempore troppo maschio per congiungersi con la mascolinità di Amma. La differenza era talmente minima che Amma, per accentuarla, dovette strapparle il clitoride.
Perché la femmina fosse solo femmina, e il maschio solo maschio.
Perché la Differenza Sessuale fosse chiara, manifesta, netta.
Perché il Mondo avesse solo a «estendere» lo spazio entro cui far risuonare tutte le differenze di uno Stesso «dio» desiderante.

È il Desiderio di Amma a forzare la Differenza, a violentare divinamente l’Uguaglianza spazzando via le «sfumature», le «incertezze», i «minimi intervalli cromatici», e non solo a pretendere per sé l’Altro, ma a pretendere che esso sia totalmente Altro da Sé, quanto più Diseguale, per poterlo «sedurre».
Per poterne fare l’«oggetto» della propria Soggettività. Ma, forse a sua insaputa – a sua divina insaputa – per appropriarsi della Soggettività del desiderio. E magari, essendo un dio, ci riuscirà pure. E tuttavia resterà sempre un «resto» non assoggettato e non assoggettabile di quel Soggetto.
Non più grande di una capocchia di spillo, un punticino nello spazio della nostra mente, un frammento della placenta della nostra Intelligenza, è là dov’è e non si stacca. È Yasigi, l’Uguale in tutte le lingue del Mondo. Se la vedi al telescopio, proprio perché la vedi, non è Yasigi.
L’Uguaglianza è un puro intelligibile.