Iran – L’anima del giusto incontra Daênâ

Botticelli-Venere-volto

Poi l’anima dell’uomo giusto
ha la sensazione di fiutare il vento dalle sue narici:
«Donde soffia questo vento,
il vento più profumato che dalle mie narici
io abbia mai aspirato?».
Portata dal vento appare al suo cospetto
la sua propria daênâ nella forma
di una bella fanciulla, splendente,
con le braccia bianche, forte,
di bella corporatura, di bell’aspetto, slanciata,
di alta statura, col busto eretto,
di bella natura, nobile,
di origine luminosa, di quindici anni all’apparenza,
con un corpo meraviglioso
come quello delle più belle creature.
Poi l’anima del giusto si rivolge ad essa
e domanda: «Che vergine sei tu
dunque che, tra le vergini,
sei la più bella d’aspetto che io abbia mai visto?».
Poi la sua propria daênâ le risponde:
«Sì, io sono per te, o adolescente,
ciò che è buono in pensieri, in parole, in azioni e in daênâ,
la daênâ io sono della tua stessa persona».

(Hadôxt Nask 2, versione avestica)

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Questo vento, crede di annusarlo col naso
l’anima del giusto che dice:
«Donde, come un dono, soffia questo vento,
il più profumato che io abbia mai sentito?».
Nel vento sembra che sia portata verso di essa
la sua daênâ, la sua propria azione,
nella forma di una bella fanciulla
radiosa in tutto il suo corpo,
dalle braccia bianche, forte,
di bella statura, slanciata,
alta, col piacevole busto eretto,
di natura nobile e bella,
di origine risplendente,
di quindici anni e così bella
da essere la più soave delle creature,
la più squisita a vedersi.
L’anima del giusto le fa questa domanda:
«Che vergine sei? Di quante vergini ho visto
nessuna ne ho mai vista
con un corpo più bello».
Ed ella, che è la sua propria daênâ, risponde:
«Io sono te, o adolescente
di buon pensiero, di buona parola, di buona azione, di buona daênâ,
che sei la tua propria daênâ e che dalla tua stessa natura sei stata resa così bella».

(Hadôxt Nask 2, versione pehlevî)

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ponte-chinvat-animeQuando l’anima dei giusti passa su questo ponte (Chinvat), questo diventa largo come una parasanga. E quest’anima del giusto, in compagnia di Srôš il Giusto, l’attraversa.
Ed ecco, la sua bella azione le viene incontro nella forma della più bella e buona di tutte le fanciulle al mondo.
L’anima del giusto le dice: «E tu chi sei? Io non ho mai visto al mondo fanciulla più bella e più buona di te».
La forma della fanciulla le risponde così: «Io non sono una fanciulla, ma sono la tua bella azione, o adolescente di buon pensiero, di buona parola, di buona azione, di buona daênâ».

(Mênôkê Xrat)

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Alla terza aurora l’anima del giusto è avvolta dal dolce profumo delle piante.
E questo profumo le sembra più dolce di ogni altro dolce profumo che sia passato per il naso dei vivi. E questo vento profumato proviene dal punto più meridionale della regione degli dèi.
E la sua propria daênâ, la sua propria azione, nella forma di una fanciulla bella a vedersi, ben fatta, si presenta in piedi al suo cospetto.
Essa ha il petto prorompente, è buona di cuore e di anima, e di forma così luminosa che la sua vista è la più piacevole, e la sua percezione la più desiderabile.
E l’anima del giusto domanda alla fanciulla: «E tu chi sei, a chi appartieni? nel mondo dei vivi non ho mai visto una fanciulla di forma più buona e più bella di te».
E la sua propria daênâ e la sua propria azione così gli rispondono: «Io sono la tua propria azione, o adolescente di buon pensiero, di buona parola, di buona azione, di buona daênâ. È grazie alla tua buona volontà e alle tue buone azioni che io sono così splendida, buona, profumata, vittoriosa e senza macchia»

(Il Libro di Artâ Vîrâf, 15-21)

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Munch-ceneri
Munch – Ceneri

Poi conducono l’anima di tutti coloro che sono giusti e di tutti coloro che sono mentitori.
Se l’anima è giusta, nel mezzo del cammino, le viene incontro una forma di vacca, piena di latte che infonde all’anima benessere e dolcezza.
E le viene incontro una forma di fanciulla, di bello aspetto, dalle vesti bianche, di quindici anni, che è bella da ogni parte, alla cui presenza l’anima è in grado di essere felice, e ancora una forma di giardino, pieno di foglie, pieno d’acqua, pieno di frutti, pieno di benessere, e da cui all’anima vengono piacere e dolci pensieri.
È una terra paradisiaca!
Questi simboli, l’anima li vede nel mondo ancor prima della resa dei conti.
A queste apparizioni, l’una dopo l’altra, l’anima quando le incontra domanda: «E tu chi sei, tu che a me sembri tutta felicità e calma?».
Esse, a turno, le rispondono: «O giusto, io sono la daênâ della tua azione, di ciò che tu hai messo in atto. Io sono stata posta qui per te, quando hai compiuto una buona azione».

(Bundahišn, 30: 5-6)