Irlanda – Fróech e Findabair

La bella Findabair s’innamorò di Fróech e, come pegno d’amore, in un momento di gioia, gli fece dono del suo anello.
«Tienilo con te! – gli disse. – Serbalo gelosamente tutto per te: il mio anello è il mio cuore; se lo perdi, perdi il mio amore».

anelloQuando però rientrò a casa, i genitori notarono subito che non aveva più l’anello al dito, e l’assalirono di domande: «Che fine ha fatto l’anello che era il gioiello tuo più prezioso? Dove sei stata? Te lo sei sfilato tu con le tue mani, o com’è andata la faccenda?».
Findabair, senza scomporsi, li rassicurava: «Il mio anello – diceva – l’ho lasciato là dove più al sicuro non potrebbe trovarsi, nello scrigno dove custodisco tutte le gemme del mio tesoro. Non temete, vi prometto che oggi stesso andrò a frugare nello scrigno, e ve lo mostrerò».

«Stasera stessa – promise – vi mostrerò l’anello!».
Il padre però non credette alle sue parole: «Questa nostra figliola – disse sospirando alla moglie – non solo ha imparato a dire le bugie, ma ora è arrivata a dirle addirittura in casa sua, ai suoi genitori. Da quando si è invaghita di quel Fróech, non è più la nostra bambina. Mi taglio la testa, se non l’ha dato a lui l’anello».

Deciso dunque a smascherare la tresca, si mise a pedinare il fidanzato della figlia. Lo seguiva dovunque, non lo perdeva mai di vista, aspettava solo il momento giusto, magari che Fróech mostrasse l’anello a qualcuno.
Ma quel momento non veniva mai, perché Fróech era troppo geloso del pegno d’amore e perciò se lo teneva ben chiuso nella sua bisaccia.

A mezzogiorno però accadde che Fróech, poiché faceva caldo più caldo del solito, si denudò per fare il bagno nel fiume, e lasciò la bisaccia assieme alle sue vesti sulla riva.
Il padre di Findabair non si lasciò sfuggire l’occasione: corse a rovistare nella bisaccia e, come aveva sospettato, vi trovò l’anello. Andò allora su tutte le furie: avendo trovato l’anello, comprese d’aver perso la figlia. E per la rabbia lo scaraventò in acqua.

Nell’acqua di quel fiume si trovava a nuotare per caso un salmone. Il salmone scambiò l’anello per un pesciolino e l’inghiottì.
Fróech era disperato: il suo tesoro, il cuore della sua Amata, era caduto in fondo alle acque, la sua stessa vita era laggiù sprofondata. E tuttavia, dopo il primo sconforto, non si perse d’animo.
Si procurò una canna, un’esca e si mise a pescare.

Ritorna, ritorna sui tuoi passi! – diceva, tra sé e sé, al salmone. – Se mi sei amico, riportami l’anello. Nuota, tu che puoi, controcorrente. Fa’ che il mio passato ritorni!
E fortuna volle che il salmone, non uno qualsiasi, ma lo stesso salmone che aveva inghiottito l’anello, proprio quel salmone là che oltretutto era ancora a digiuno, abboccò alla sua esca.

salmoneFróech però non lo sapeva. Sapeva d’aver pescato un salmone, ma non sapeva se era o no il pesce che aveva inghiottito l’anello.
C’era solo un modo per saperlo: bisognava aprirlo, sventrarlo, sviscerarlo e dalle sue interiora sapere se un futuro ancora c’era per l’amore! Per un amore perduto, se una possibilità ancora c’era di ritrovarlo!
Ma Fróech pensò: «Se lo squartassi qui, se subito l’aprissi, e questo fosse davvero il salmone che custodisce il cuore della mia Amata, io non gli avrei certo riservato gli onori che spettano a uno scrigno così prezioso. E potrebbe accadere che la lama del mio coltello scalfisca l’oro dell’anello della mia Bella. No – si disse infine. – Devo avere pazienza, e aspettare che il salmone sia cotto a fuoco lento!».

Così decise, e lo portò alla sua Amata perché lo cucinasse per la cena della sera.
E quando fu sera, il padre disse a Findabair: «Me l’hai promesso! È l’ora di mostrarmi l’anello! Vallo a prendere!».
Findabair, mentre gli serviva in tavola il salmone, lo rassicurò: «Padre – gli rispose – l’anello del mio cuore, se non è ben custodito nelle viscere del pesce che, dal fondo del fiume, ha pescato il mio Amato, non so dirti dove mai può essere andato a nascondersi. Assaggia dunque questo salmone, e dimmi se già dal profumo non senti quello che sento io! Padre, io lo riconosco: è l’odore di Amore che mi ha innamorata di Fróech. Padre, assaggia! E dimmi se non è Fróech il solo pescatore capace di andare a riprendere il mio cuore anche in capo al mondo».

Poi chiuse gli occhi. Neanche lei sapeva ancora, non aveva quella che si dice la prova d’essere benvoluta da Amore. Aspettava che il Padre assaggiasse il salmone. E intanto, fremendo, a occhi chiusi aspettava un segno, quale che fosse. Aspettava la sua sentenza di vita o di morte.
E il segno non si fece a lungo attendere. Fu il rumore dei denti del Padre che si ruppero masticando, assieme alla carne del salmone, anche l’oro dell’anello. Fu il segno che sempre Amore rivendica nella bocca di chi l’ha maledetto.