Aiguesmortes – Il «peccato» di Narciso

La camera ardente era in fondo a un lungo corridoio illuminato a malapena dai riflessi dei ceri sparsi qua e là.
Sentivo solo gemiti e lamentazioni.
Supposi: è morto un’altra volta il grande dio Pan!
Quando Tutto si rompe, a ciascuno tocca un frammento di mondo. A ogni monade il suo «punto di vista», dice Leibniz: è da lì che ciascuno osserva il mondo.
Ogni monade è Avalokitešvara nell’istante che lo contempla da lassù – un attimo prima di decadere nel fondo senza fondo di Se Stessa.

Apollo-tempio-Delfi

Conosci te stesso! – era scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi.
A ciascun libro la Madre dei libri «prescrive» la stessa medicina: figli miei, torni ciascuno di voi a Se Stesso! Torni, ogni figliol prodigo, a sua Madre!
A Me – a quel «me» che ho lasciato in custodia a ciascuno di voi.
Vogliamo metterci per caso a contare quanti vademecum hanno scritto mistici e filosofi per dire, tutto sommato, solo questo? che ciascuno ha da mettersi in viaggio per andare a Delfi (al Grembo, all’Utero) a conoscere Se Stesso?

Ma questo che vuol dire? forse che l’unica conoscenza degna di questo nome è l’autocoscienza?
Vallo a dire a Narciso! come Tiresia aveva indovinato, Narciso muore e, vuoi sapere perché? – proprio perché, e nel preciso istante in cui ha «conosciuto», guarda un po’, Se Stesso!
Forse che Apollo vuole la morte di tutti i Narcisi del mondo? Può essere che il mito, a toglierne via tutto il superfluo, questo solo miri a dire? che Narciso dura finché permane nell’incoscienza, ma che desiderio e incoscienza fanno a cazzotti? che Credenza, all’altro polo del Mondo, deve, lo sa solo Lei perché, «produrre» Coscienza? e che nell’istante stesso in cui emerge alla Coscienza, Narciso muore e, per sublime metamorfosi, spunta un fiore?
Un fior di santo, un «ideale» spunta là dove Narciso annega alla sua «realtà».

Che ha Narciso che non va?
Narciso «crede».
Dov’è il suo «peccato originale»? non è la Credenza tutto il suo tesoro? allora dov’è lo sbaglio, dove l’abbaglio di cui diventa prigioniero?
Narciso «crede» solo ai suoi occhi. Narciso «crede» solo alla Luce e ai colori. Si affida solo all’Immagine che lo seduce. È Bellezza dunque che lo porta via con sé – fuori dai cancelli dell’incoscienza. È Desiderio che in lui smania di aprirsi un cuneo per cui al suo «desiderato» andare.

Andare a prendere (ma questo Desiderio ancora non lo sa, Desiderio avvolto nella sua Nube Primordiale non ha ancora coscienza di andare a prendere) soltanto la Sua ombra. Una tessera appena della Sua ombra, a cui Desiderio smania però di darsi tutto quanto. Smania la Credenza di andare a darsi ciecamente alla Propria ombra, all’ombra sua più vicina, al prossimo suo, a Quello che ha a portata di mano.

Munch-Agitazione
Munch – Agitazione

Il desiderio è Telemaco: «combatte» la Lontananza. Crede che potrà fare a meno di «accusarla». E perciò Telemaco tenta, ed è tentato solo dalla smania di accorciare subito le distanze, di gettare immediatamente il proprio corpo nella ferita aperta della distanza – tra desiderio e desiderato.

Narciso «crede» alla sua ombra. Ma poiché il Filosofo c’insegna quel che il Poeta ci ha già detto, e cioè che Narciso non è ancora un «io», ma solo un suo «mezzo», sarebbe più corretto dire che è la Credenza il Soggetto che di nuovo in ogni Narciso si riduce a credere solo alla sua Ombra, e che pur di credere si acceca a Tutto (il grande dio Pan è morto!) per ridurre il suo «punto di vista» a un solo frammento, a una sola icona, o peggio: a un solo vocabolo in cui tradurre tutto il suo linguaggio immaginario.
Solo a quell’Immagine lì – che ha di fronte. Solo a quel Nome di Lei. Solo Lei – Bellezza Presente.
(E tutto il resto è niente.)

Laggiù c’è la camera ardente. In fondo al corridoio si piange la morte di san Narciso. Dovrei farmi coraggio e porgere ai parenti le mie scuse, oltre che ovviamente le mie condoglianze.
Temo d’essere Narciso in un prato di soli narcisi. E di essere, come tutti i narcisi, essere giunto stanco alla Prima Stazione della via crucis. Temo di essermi disfatto il giorno in cui Desiderio ha gettato via tutti gli altri suoi linguaggi, per credere solo nei miei occhi.

Per credere che i miei occhi l’avrebbero guidato fino in fondo al corridoio, e invece … intorno a me vedo solo gente che si lamenta, si strappa i capelli e si batte il petto.
Ma chi è che è morto?
Il grande dio Pan è morto negli occhi, nei «punti di vista» di ogni Narciso. E il corpo che Narciso ha gettato una volta nella distanza, il corpo con cui ha coperto la distanza dalla sua ombra, il corpo della sua Telemachia, solo quella volta fu immortale.
Ora, invece, è ora che si estingua.
È ora che cessino i pianti.
Ora che Narciso è morto, ora che è morto anche il santo suo Vicario, è ora di mettersi in viaggio.
Da qui a quell’«ardore» che brilla laggiù, in fondo al corridoio.

(Aiguesmortes, Quaderni)