Lacan – Immaginario e simbolico in Freud e Jung

Duchamp-scacchi
Marcel Duchamp – Scacchi

Per Freud vi è un rapporto tra una cosa x che è avvenuta sul piano della libido e il disinvestimento del mondo esterno, caratteristico delle forme di demenza precoce, da intendersi nel senso più largo che potete.
Ora porre il problema in questi termini genera estreme difficoltà nella teoria analitica, così come si è costituita fino a questo momento.

Per comprenderlo bisogna rifarsi ai Tre saggi sulla teoria della sessualità, ai quali rimanda la nozione di autoerotismo primitivo.
Cos’è questo autoerotismo primitivo, di cui Freud suppone l’esistenza?
Si tratta di una libido che costituisce gli oggetti di interesse e che per una sorta di evasione, di prolungamento, di pseudopodi, si ripartisce. A partire da questa emissione da parte del soggetto dei suoi investimenti libidici, avverrà il suo progresso istintuale e si elaborerà il suo mondo secondo la struttura istintuale propria.

Questa concezione non presenta difficoltà, sino a quando Freud lascia fuori dal meccanismo della libido tutto ciò che si riferisce a un altro registro rispetto a quello del desiderio come tale.
Il registro del desiderio è per lui un’estensione delle manifestazioni concrete della sessualità, un rapporto essenziale, che l’essere animale intrattiene con l’Umwelt, il suo mondo.
Vedete dunque come questa concezione sia bipolare: da un lato il soggetto libidico, dall’altro il mondo.

Ora questa concezione fallisce, Freud lo sapeva bene, se si generalizza all’eccesso la nozione di libido, poiché così facendo la si neutralizza […]
Al contrario, la libido prende il suo significato dal fatto di distinguersi dai rapporti reali o realizzanti, da tutte le funzioni che non hanno nulla a che fare con la funzione del desiderio, da tutto ciò che concerne i rapporti dell’io e del mondo esteriore. Non ha nulla a che vedere con altri registri istintuali diversi dal registro sessuale, con ciò che attiene, per esempio, al campo della nutrizione, dell’assimilazione, della fame in quanto serve alla conservazione dell’individuo.
Se la libido non viene isolata dall’insieme delle funzioni di conservazione dell’individuo perde tutto il suo senso.

Ora nella schizofrenia avviene qualcosa che perturba contemporaneamente le relazioni del soggetto al reale, e annega la sostanza nella forma.
Questo fatto pone di colpo la questione di sapere se la libido non vada molto più lontano di quanto è stato definito prendendo il registro sessuale come il nucleo organizzatore, centrale.
A questo punto la teoria della libido comincia a far problema.

torsione-spazioFa tanto problema che è stata effettivamente messa in causa. […] Freud si rende conto delle difficoltà poste dal problema dell’investimento libidico nelle psicosi. Impiega allora nozioni assai ambigue, tanto che Jung può dire che ha rinunziato a definire la natura della libido come unicamente sessuale.

Jung supera decisamente l’ostacolo e introduce la nozione d’introversione, che per lui – è la critica che gli muove Freud – è una nozione ohne Unterscheidung, senza alcuna distinzione. E giunge alla nozione vaga di interesse psichico, la quale confonde in un solo registro quanto è dell’ordine della conservazione dell’individuo con quanto è dell’ordine della polarizzazione sessuale dell’individuo nei suoi oggetti.
Non resta altro che una certa relazione del soggetto con se stesso, che Jung dice essere dell’ordine libidico. Per il soggetto si tratta di realizzarsi come individuo in possesso delle funzioni genitali.

Da allora la teoria psicoanalitica è stata aperta a una neutralizzazione della libido consistente, da un lato, nell’affermare in modo forte che si tratta di libido e, dall’altro, nel dire che si tratta semplicemente di una proprietà dell’anima creatrice del proprio mondo.
Concezione estremamente difficile da distinguere dalla teoria analitica in quanto l’idea freudiana di un autoerotismo primitivo, a partire dal quale si costituirebbero progressivamente gli oggetti, è pressoché equivalente nella sua struttura alla teoria di Jung.

Ecco perché nell’articolo sul narcisismo Freud ritorna sulla necessità di distinguere libido egoica e libido sessuale.
Comprendete adesso uno dei motivi che l’hanno spinto a scrivere questo articolo.

Il problema è per lui estremamente arduo da risolvere.
Pur mantenendo la distinzione tra le due libido, in tutto l’articolo ruota intorno alla nozione della loro equivalenza. In che modo questi due termini possono essere rigorosamente distinti, se si conserva la nozione della loro equivalenza energetica, la quale permette di dire che, nella misura in cui la libido si disinveste dall’oggetto, riprende a riversarsi sull’io?
Ecco il problema posto.

gattina-leonePerciò Freud è condotto a concepire il narcisismo come un processo secondario. Un’unità paragonabile all’io non esiste all’origine, nicht von Anfang, non è presente dall’inizio nell’individuo, e l’Ich ha ancora da svilupparsi, entwickeln werden. Le pulsioni autoerotiche al contrario sono presenti sin dall’inizio.

Coloro che sono rotti ormai a quanto ho apportato vedranno come questa idea confermi l’utilità della mia concezione dello stadio dello specchio.
L’Urbild, che è un’unità comparabile all’io, si costituisce in un momento determinato della storia del soggetto, a partire dal quale l’io comincia a prendere le sue funzioni.
Equivale a dire che l’io umano si costituisce sul fondamento della relazione immaginaria. La funzione dell’io, scrive Freud, deve avere eine neue psichiche … Gestalt. Nello sviluppo dello psichismo appare qualcosa di nuovo con la funzione di dar forma al narcisismo.
Questo non è forse dimostrare l’origine immaginaria della funzione dell’io?

Secondo lo schema junghiano l’interesse psichico va, viene, esce, rientra, colora ecc. Annega la libido nel magma universale, che sarebbe alla base della costituzione del mondo.
Si ritrova qui un pensiero assai tradizionale, di cui si vede bene la differenza dal pensiero analitico ortodosso. L’interesse psichico non è in quel caso altro che un’illuminazione alterna, che può andare, venire, proiettarsi, ritirarsi dalla realtà secondo la pulsazione dello psichismo del soggetto.
È una bella metafora, ma che non rischiara nulla nella pratica, come sottolinea Freud. Non permette di cogliere le differenze che vi possono essere tra il ritiro diretto, sublimato, dell’interesse per il mondo, al quale può arrivare l’anacoreta, e quello dello schizofrenico, il cui risultato è tuttavia strutturalmente distinto, dato che il soggetto vi si ritrova completamente invischiato.

Indubbiamente molte osservazioni cliniche sono state apportate dall’investigazione junghiana, interessante per il suo aspetto pittoresco, per il suo stile, per gli avvicinamenti che stabilisce tra le produzioni di tale ascesi mentale o religiosa e quelle della schizofrenia.
Si tratta forse in questo caso di un approccio che ha il vantaggio di dare vita e colore all’interesse dei ricercatori, ma che nulla ha elucidato dell’ordine dei meccanismi; Freud non manca di sottolinearlo assai crudelmente di passaggio.

Per Freud si tratta di cogliere la differenza di struttura esistente tra il ritiro dalla realtà, che constatiamo nelle nevrosi e quello che riscontriamo nelle psicosi.
Una delle distinzioni principali viene stabilita in modo sorprendente per coloro che non sono familiari con questi problemi.

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Paul Klee – Morte e fuoco

Nel misconoscimento, rifiuto, sbarramento, opposto alla realtà dal nevrotico riscontriamo un ricorso alla fantasia. C’è la funzione, che nel vocabolario di Freud non può rimandare ad altro che al registro immaginario.
Sappiamo quanto intorno al nevrotico persone e cose cambino interamente di valore, e questo in rapporto a una funzione che nulla impedisce di designare, senza cercare al di là dell’uso comune del linguaggio, come immaginaria.

Immaginario rimanda in questo caso innanzitutto al rapporto del soggetto con le proprie identificazioni formatrici; è il senso pieno del termine «immagine» in analisi; e secondariamente al rapporto del soggetto al reale, la cui caratteristica è di essere illusorio; è l’aspetto della funzione immaginaria valorizzato più di frequente.

Ora, a torto o a ragione, poco importa per il momento.
Freud sottolinea che non vi è nulla di simile nella psicosi. Il soggetto psicotico, se perde la realizzazione del reale, non ritrova alcun sostituto immaginario.
È questo che lo distingue dal nevrotico.

Questa concezione può sembrare a prima vista straordinaria. Avvertite che occorre proprio fare un passo avanti nella concettualizzazione per seguire il pensiero di Freud.
Una delle concezioni più comuni è che il soggetto delirante sogni, sia in pieno nell’immaginario. Occorre dunque che nella concezione di Freud la funzione dell’immaginario non sia la funzione dell’irreale. Altrimenti non si vede perché rifiuterebbe allo psicotico l’accesso all’immaginario. E poi perché in generale Freud sa quel che dice, dobbiamo cercare quel che vuol dire su questo punto.

Da qui accederemo a un’elaborazione coerente dei rapporti tra l’immaginario e il simbolico, poiché sta qui uno dei punti in base ai quali Freud sostiene con la massima energia quella differenza di struttura.
Quando lo psicotico ricostruisce il suo mondo, che cosa ne viene inizialmente investito?
Vedete allora su che strada, inattesa per molti di voi, la cosa ci impegna: sono le parole. Non potete non riconoscere a questo punto la categoria del simbolico.

Spingeremo oltre il suggerimento di questa critica. Vedremo che il punto in cui si situa la struttura propria dello psicotico potrebbe essere in un irreale simbolico o in un simbolico marcato d’irreale.
La funzione dell’immaginario è completamente altrove.

Cominciate a vedere, spero, la differenza nella comprensione della posizione delle psicosi tra Jung e Freud.
Per Jung i due campi del simbolico e dell’immaginario sono completamente confusi, mentre una delle prime articolazioni che ci permette di mettere nella giusta luce l’articolo di Freud è la netta distinzione dei due.

(Lacan, Il Seminario: 1)