Nietzsche – Soltanto un pazzo, soltanto un poeta

Nietzsche-portrait

Quando l’aria rischiara,
e sulla terra già stilla
il conforto della rugiada,
invisibile e inaudito
– poiché solo un’impercettibile impronta
come tutti i miti consolatori
quel conforto imprime –
allora…
allora ti ricordi, cuore ardente,
come fosti assetato
di lacrime del cielo e gocce di rugiada?
bruciato e stanco, avevi sete,
mentre sull’erba gialla dei sentieri
maligne occhiate del sole della sera
intorno ti correvano dagli alberi neri,
ardenti accecanti occhiate del sole,
liete del tuo affanno.

Tu, un pretendente della verità – così si beffavano.
No! soltanto un poeta!
Uno scaltro rapace animale strisciante,
che deve mentire,
che deve – sapendolo, volendolo – mentire:
avido di prede,
variamente mascherato,
maschera lui stesso,
lui stesso preda –
Questo – il pretendente della verità?
No! soltanto pazzo! soltanto poeta!
che parla in modo variopinto,
che variopinto grida da maschere di giullare,
che si arrampica su per ponti menzogneri di parole,
su variopinti arcobaleni
tesi tra cieli falsi
e false terre,
equilibrista giramondo –
soltanto pazzo, soltanto poeta!

Questo – il pretendente della verità?
Non quieto, rigido, piano, freddo,
non divenuto immagine,
colonna di dio,
non posto innanzi ai templi,
come guardiano di un dio:
no! ostile a simili statue di verità,
nelle foreste selvagge a casa più che dinanzi ai templi,
felino spavaldo,
rapido in ogni ventura
da ogni finestra balzante,
profumo di foresta vergine annusante,
ti rode il desiderio
di correre per vergini foreste,
tra belve rapaci dal vello maculato,
iniquamente sano, variopinto e bello;
di correre, con labbra vogliose,
beate di scherno infernale, beate di sete di sangue,
rapace, strisciando, mentendo…

O come l’aquila che a lungo
a lungo fissa gli abissi,
i suoi abissi…
oh, come laggiù si attorcono,
di sotto, in dentro,
in sempre più fonde profondità! –
Poi,
d’un tratto,
con volo a precipizio
piombare su agnelli,
di colpo cadere, vorace,
goloso d’agnelli
e ostile a tutte le anime d’agnello
furiosamente ostile a sguardi
di pecora, da occhi d’agnello, dal vello ricciuto,
grigi e dal pecorino benvolere d’agnello!

Così
d’aquila e di pantera
son del poeta gli aneliti,
sono i tuoi aneliti dietro mille maschere,
tu pazzo! tu poeta!…

Tu che nell’uomo vedesti
e dio e la pecora:
il dio sbranare nell’uomo
come la pecora nell’uomo
e sbranando ridere –

questa, è questa la tua beatitudine,
la beatitudine d’una pantera e aquila,
la beatitudine d’un poeta e pazzo!

Quando l’aria rischiara,
e già la falce della luna
verde e invidiosa
s’insinua tra rossi di porpora:
– ostile al giorno,
a ogni passo segretamente
falciando amache di rose
finché non cadono
pallide giù, verso la notte cadono:

così una volta io stesso caddi,
dai miei deliri di verità
dai miei aneliti del giorno,
stanco del giorno, malato di luce, –
caddi giù verso la sera, verso l’ombra,
per una sola verità
bruciato e assetato
– ricordi ancora, ti ricordi, cuore ardente,
com’eri assetato allora?
Che io sia bandito
da ogni verità.
Soltanto pazzo!
Soltanto poeta!

(Nietzsche, Così parlò Zarathustra)