Jung – Obscurum per obscurius

Fino a poco tempo fa la scienza si è occupata principalmente dell’aspetto chimico-storico dell’alchimia, e ben poco del suo lato filosofico e storico-religioso.
L’importanza dell’alchimia per la storia della chimica è ovvia. Viceversa, la sua importanza per la storia dello spirito è ancora così sconosciuta che sembra quasi impossibile indicare in poche parole in che cosa essa consista […]

Dürer-melancholiaIl lavoro degli alchimisti con la materia era, è vero, un serio tentativo di penetrare nell’essenza delle trasformazioni chimiche; però era anche, e spesso in maniera preponderante, la rappresentazione di un processo psichico a decorso parallelo, che poteva con tanta maggior facilità venire proiettato nella chimica sconosciuta della materia in quanto si trattava di un processo naturale inconscio, proprio come la misteriosa trasmutazione della materia stessa.
È appunto la problematica […] del processo del divenire della personalità, il cosiddetto processo di individuazione, quella che trova espressione nel simbolismo alchimistico.

Mentre ciò che maggiormente sta a cuore alla Chiesa è l’imitazione di Cristo, l’alchimista senza saperlo chiaramente o addirittura senza volerlo, nella solitudine e nell’oscura problematicità della sua opera, cade in balia delle premesse inconsce che il suo spirito e la sua mente gli suggeriscono, poiché a differenza del cristiano non ha alcun punto dove potersi appoggiare, dove trovare modelli chiari e privi di ambiguità […]

Gli alchimisti, ironizzando su se stessi, crearono il motto obscurum per obscurius. In questo modo finirono per abbandonarsi proprio a quel processo dal quale la Chiesa aspirava a salvarli, offrendo loro nelle sue rappresentazioni dogmatiche analogie di quello stesso processo: analogie che però, in stretto contrasto con l’alchimia, erano scisse dal legame con la natura, in quanto si ricollegavano alla figura storica del Redentore.
Quell’unità dei quattro, quell’oro filosofico, quel lapis angularis, quell’aqua divina erano nella Chiesa la croce a quattro braccia, sulla quale l’Unigenito si era sacrificato storicamente una volta, e contemporaneamente per tutta l’eternità.

Contrariamente alla Chiesa, gli alchimisti preferivano la ricerca mediante la conoscenza alla verità trovata per fede, benché in quanto uomini del loro tempo non pensassero certo di non essere buoni cristiani. Paracelso è in questo senso un esempio classico. In realtà però succedeva loro ciò che succede all’uomo moderno, il quale preferisce, o è necessariamente costretto a preferire, l’esperienza individuale originale alla credenza nell’immagine o rappresentazione tradizionale.

Ma il dogma non è una mera invenzione arbitraria o un miracolo che si effettua una volta soltanto, come viene descritto al comprensibile scopo di scinderlo da ogni nesso con la natura.
Le rappresentazioni centrali cristiane hanno le loro radici in quella filosofia gnostica che per legge psicologica doveva svilupparsi proprio quando le religioni classiche cominciavano a diventare obsolete. Essa è basata sulla percezione dei simboli del processo di individuazione inconscio, il quale si mette in moto sempre quando le rappresentazioni collettive superiori che dominano la vita umana cominciano a sgretolarsi.

Esiste necessariamente allora un certo numero, non esiguo, di persone che vengono afferrate, possedute, più delle altre dagli archetipi numinosi i quali, per creare dominanti nuove, premono verso la superficie. Questa possibilità di essere afferrati si rivela, si potrebbe dire senza eccezioni, nel fatto che coloro che ne sono colpiti si identificano coi loro stessi contenuti archetipici, e che – non rendendosi conto che la parte loro imposta non è che l’effetto dei nuovi contenuti ancor da conoscere – li incarnano in modo esemplare nelle loro vite, ciò che fa di essi dei profeti e riformatori.

In quanto il contenuto archetipico del dramma cristiano era in grado di esprimere in modo soddisfacente l’inquietudine e le sollecitazioni dell’inconscio dei più, il consensus omnium lo elevò a verità generalmente valida, non però sulla base di un atto di giudizio, ma del fatto ben più efficace di questa possibilità di essere irrazionalmente afferrati.
Fu così che Gesù divenne l’immagine protettrice contro tutte quelle potenze archetipiche che minacciavano di possedere tutti. La lieta novella annunciava: È accaduto, non vi accadrà più, a condizione che crediate in Gesù, nel Figlio di Dio!

Poteva invece accadere, e può accadere e accadrà a ognuno, qualora si disgreghi la dominante cristiana.
Per questa ragione ci sono state sempre persone che di nascosto e per vie laterali, a prezzo della loro rovina o in nome della loro salvezza, non si accontentarono della dominante della vita cosciente, ma si misero in cerca di quell’esperienza originaria delle radici eterne e, soggiogate dal fascino dell’inconscio inquieto, si avviarono verso quel deserto dove, come Gesù, si imbatterono nel figlio delle tenebre, nell’antimimon pneuma.

Così un alchimista (e si tratta di un chierico) prega: Horridas nostræ mentis purga tenebras, accende lumen sensibus! In queste parole si esprime probabilmente l’esperienza della nigredo, della prima fase dell’opera, che veniva sentita come melancholia, e che corrisponde psicologicamente all’incontro con l’Ombra.

(C. G. Jung, Psicologia e alchimia)