Una terapia a «viziare il vizioso»

Una tradizione buddista narra che Buddha ha promesso di far salire al cielo al suo fianco chiunque ripeta il suo nome col desiderio di essere salvato. Su questa tradizione si fonda la pia pratica detta «La recitazione del nome del Signore». Essa consiste nel ripetere un certo numero di volte qualche sillaba sanscrita, cinese o giapponese che voglia dire «Gloria al Signore di Luce».
Un giovane monaco buddista era preoccupato per la salvezza eterna di suo padre, un vecchio avaro che pensava solo al danaro.
Il priore del convento fece venire il vecchio e gli promise un soldo ogni volta che avesse recitato il nome del Signore; venisse la sera, dicesse quanti soldi gli erano dovuti, e sarebbe stato pagato.
Il vecchio, entusiasta, consacrò a quella pratica ogni momento disponibile e si recava ogni sera al convento per farsi pagare.
Un bel giorno però non lo si vide più.
Dopo una settimana, il priore mandò il giovane monaco in cerca di suo padre. E così si venne a sapere che il vecchio era ormai così preso dalla recitazione del nome del Signore che non poteva più contare quante volte lo ripetesse; e questo era il motivo che gli impediva di venire a riscuotere il danaro.
Il priore disse al giovane monaco di non far più nulla e di aspettare.
Dopo un po’ di tempo il vecchio venne al convento con lo sguardo raggiante e disse di aver avuto un’illuminazione.
Il precetto di Cristo: «Accumulate per voi tesori in cielo … perché dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» allude a fenomeni di questo tipo.
Ciò significa che vi sono azioni capaci di trasferire dalla terra al cielo una parte dell’amore che risiede nel cuore di un uomo.
(Simone Weil, La prima radice)

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Trasferire da … a … = metaforizzare
Trasferire dalla terra al cielo = sublimare
Trasferire dal cielo in terra = comicizzare
Trasferire da terra a terra = allegorizzare

Cristo non dice: «Trasferite un gioiello, una perla, una certa qual pietra che per voi è preziosa». Dice: «Traslocate i tesori!». Non un singolo pezzo, non una «parte dell’amore» come scrive Simone Weil (come si fa a spartire un amore?), ma tutti gli amori, tutto il «malloppo» dei desideri.
Cristo invita dunque alla Metafora Sublime, e solo a quella? O dice anche che «il tesoro è nascosto sotto il campo»? che ci vorrebbe dunque, anzitutto, un Gesto Comico, per andare a dissotterrarlo, quel «tesoro»?
Cristo simboleggia. Nei due modi «più elementari» che il Simbolo conosce: in giù e in su. Il Simbolo non conosce che il sopra e il sotto. Il Simbolo, è ora di confessarcelo!, è solo «bipolare»: sale e scende dall’uno all’altro polo della sua «verticale». Il Simbolo è l’Aleph «orientato» esclusivamente a mettere tutto il mondo, non una sua parte, preziosa quanto vuoi, ma tutto l’universo sottosopra.

Blake-Caduta-Angeli-Ribelli
William Blake – La caduta degli Angeli ribelli

Perché ci sono «piani» nel Palazzo delle Significazioni. Ogni «piano» ha il suo proprio «sistema» di rapporti di coabitazione tra i suoi «inquilini».
Il Simbolo non prende un «pezzo» e lo porta a spasso in su o in giù. Il Simbolo mette in relazione tra loro due «piani», due «sistemi» nel loro insieme.

Ripeto la formula:

(a : b) = (A : B)

Perciò intendo: «Come le pietre grezze stanno alla terra che le seppellisce, così i vizi stanno all’uomo che li nasconde sotto le virtù che si attribuisce. Scavate dunque sotto la terra della vostra ipocrisia, e troverete i tesori che nemmeno sapete di custodire. Prendeteli e ammassateli gli uni sugli altri, finché non avrete più il tempo di contare quanti mucchi servono ad appagare la vostra avarizia. Quando li avrete ammassati tutti, nessuno escluso, i vostri vizi faranno una montagna così alta, che vi basterà salirci sopra per toccare il cielo. E allora finalmente, come le nuvole, gli uccelli e le chimere stanno al cielo, così i vostri vizi a voi diventeranno di passaggio».

Simboleggiando si passa: dal piano di sopra all’inferno di Xibalbá (ragazzi, venite, e portate tutti i vostri attrezzi da gioco!), ma anche all’inverso dall’inferno in paradiso (ragazzi, venite, e portate tutte le vostre abitudini, tutte le vostre nevrosi: non lasciate niente laggiù, e già che ci siete, non vi perdete l’occasione di fare la conoscenza di Belzebù – sarà un piacere, vedrete, metterlo a testa in giù, una volta che sarete quassù!).

Sopra i vostri vizi, sarete quassù «illuminati» dal Signore di Luce. Dal Signore di quella Luce che brilla ancora, là dove vi si accese la prima gioia: prima che il vizio ve la coprisse della sua smania di procurarsela, quella gioia che invece è sempre gratuita.
Il vostro vizio ha solo «maledetto» il vostro tesoro.
Sempre tesoro è. Provate a dirlo un’altra volta, ché lo direte meglio.
Per ogni volta che lo direte, il priore vi darà un soldino. Che dite? Vi piace questo gioco a viziarci, ma insieme a portare il conto dei nostri vizi?