Lévi-Strauss – La sorte del totemismo

Al totemismo e all’isteria è toccata un’identica sorte. Quando ci si è resi conto come fosse dubbio poter isolare arbitrariamente certi fenomeni e raggrupparli tra loro per farne i sintomi di una malattia o di un’istituzione oggettiva, anche i sintomi sono scomparsi, o si sono dimostrati refrattari a interpretazioni unificanti.
Per quanto riguarda il «grande» isterismo, a volte questo cambiamento viene spiegato come un effetto dell’evoluzione sociale che avrebbe spostato dal piano somatico a quello psichico l’espressione simbolica dei turbamenti mentali.

Ma il confronto con il totemismo suggerisce una relazione d’ordine diverso tra le teorie scientifiche e il livello di civiltà, relazione in cui lo spirito degli scienziati interverrebbe allo stesso modo e ancor più di quello degli uomini studiati: come se, con la scusa dell’oggettività scientifica, i primi cercassero di rendere i secondi – malati mentali o presunti «primitivi» – più differenti di quanto non siano.
La moda dell’isterismo e quella del totemismo sono contemporanee, fiorite nel medesimo ambiente civile; e le loro disavventure parallele si spiegano, prima di tutto, con la tendenza comune a molti settori della scienza, verso la fine del XIX secolo, a costituire separatamente – e nella forma, si potrebbe dire, di una «natura» – fenomeni umani che gli studiosi preferivano considerare esterni al loro universo morale per poter continuare a salvaguardare la loro buona coscienza.

El Greco-Cristo
El Greco – Cristo

Il primo insegnamento della critica, condotta da Freud, dell’isterismo di Charcot ci ha portati alla convinzione che non esiste fondamentale differenza tra stato di salute e malattia mentale, che tra l’uno e l’altro si realizza, al massimo, una modifica nello svolgimento di operazioni generali che tutti, per proprio conto, possono osservare; e che di conseguenza il malato è nostro fratello in quanto si differenzia da noi soltanto per un’involuzione – minore nella sua natura, contingente nella forma, arbitraria nella definizione e temporanea almeno per diritto – di uno sviluppo storico che è essenzialmente quello di qualsiasi esistenza individuale.
Era di maggior conforto considerare il malato mentale come un essere di una specie rara e singolare, come il prodotto oggettivo di fatalità esterne o interne, quali l’ereditarietà, l’alcolismo, la miseria fisica.

Non diversamente, perché l’accademismo pittorico potesse dormire sonni tranquilli, non era opportuno considerare El Greco come un essere sano e capace di rifiutare certi modi di rappresentazione del mondo, ma come un malato le cui figure allungate testimoniavano soltanto di una malformazione del globo oculare …
In questo come nell’altro caso venivano consolidati nell’ordine della natura certi modi culturali che, se fossero stati riconosciuti come tali, avrebbero immediatamente determinato altri modi particolareggiati, ai quali veniva attribuito un valore universale.
Considerando esseri anormali l’isterico e il pittore rivoluzionario ci si offriva il lusso di ritenere che non ci interessavano e che non mettevano in discussione, per la loro stessa esistenza, un ordine sociale, morale e intellettuale accettato.

Nelle speculazioni che hanno dato origine all’illusione totemica, si ritrova l’influenza dei medesimi motivi e la traccia degli stessi percorsi.
Certo, non si tratta più direttamente della natura (anche se il ricorso a credenze e atteggiamenti «istintivi» si riaffaccia spesse volte). Ma la nozione di totemismo poteva contribuire a distinguere le società in un modo quasi altrettanto radicale, se non proprio continuando a respingerne certe nella natura (il termine Naturvölker illustra molto bene questa presa di posizione), classificandole almeno in funzione del loro atteggiamento nei confronti della natura, come s’esprime per il posto assegnato all’uomo nella serie animale e per la conoscenza o ignoranza presunta del meccanismo della procreazione.

Non è quindi un caso che Frazer abbia amalgamato il totemismo e l’ignoranza della paternità fisiologica; il totemismo accosta l’uomo all’animale, e la pretesa ignoranza del ruolo del padre nel concepimento conclude alla sostituzione del genitore umano da parte di spiriti, ancora più vicini a forze naturali.
Il «partito della natura» offriva una pietra di paragone che consentiva, nel seno stesso della cultura, di isolare il selvaggio dall’uomo civile.

Per mantenere nella loro integrità e nello stesso tempo fondare i modi di pensare dell’uomo normale, bianco e adulto, niente di più comodo che raccogliere fuori di lui costumi e credenze – piuttosto eterogenei e difficilmente isolabili, per la verità – attorno ai quali si sarebbero cristallizzate, come massa inerte, idee destinate a rivelarsi meno inoffensive se si fosse reso necessario riconoscere la loro presenza e la loro attività in tutte le civiltà, compresa la nostra.

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Il totemismo è, innanzitutto, la proiezione al di fuori del nostro universo, e come per esorcismo, di atteggiamenti mentali incompatibili con l’esigenza di una discontinuità tra uomo e natura, che il pensiero cristiano considerava fondamentale. Si pensava quindi di convalidarla, facendo dell’esigenza inversa un attributo di quella «natura seconda» che l’uomo civile – nella vana speranza di liberarsene assieme alla prima – si mette addosso, con gli stati «primitivi» o «arcaici» del suo stesso sviluppo.

Nel caso del totemismo la cosa era tanto più opportuna in quanto il sacrificio, la cui nozione permane in seno alle grandi religioni occidentali, sollevava una difficoltà dello stesso tipo.
Ogni sacrificio implica una solidarietà di natura fra l’officiante, il dio e la cosa sacrificata, sia essa un animale, una pianta o un oggetto trattato come se fosse vivo, dal momento che la sua distruzione è significativa soltanto sotto forma d’olocausto. Quindi, l’idea del sacrificio porta in sé anche il germe di una confusione con l’animale, che rischia di estendersi al di là dell’uomo, fino alla divinità.

Mescolando insieme sacrificio e totemismo, ci si offriva il modo di spiegare il primo come una sopravvivenza, o come un resto, del secondo, quindi di sterilizzare il substrato di credenze sbarazzandole di tutto quanto avrebbe di impuro un’idea del sacrificio, viva e attiva; o, perlomeno, dissociando questa nozione per distinguere due tipi di sacrificio, diversi per origine e significato.

(Lévi-Strauss, Il totemismo oggi)