Afanasjev – Mignolino

C’era una volta un vecchio e una vecchia. Una volta la vecchia nel tagliare un cavolo, si ferì una mano: le saltò via il mignolo; lo prese e lo gettò dietro la stufa.
Dopo un po’ la vecchia sentì una voce che da dietro la stufa diceva: «Mammina! Toglimi di qui!».
Tutta meravigliata, le si fa il segno della croce e domanda: «Chi sei?».
«Sono il tuo figliolo – rispose la voce. – Sono nato dal tuo dito mignolo».

La vecchia lo tolse di lì. Lo guarda: è un bambino piccolo piccolo, così minuscolo che lo si vede appena! E lo chiamò il bambino nato dal mignolino.
«Dov’è il babbo?», chiese il bambino.
«È andato ad arare il campo», rispose la vecchia.
E Mignolino andò nel campo ad aiutare il vecchio.

Mignolino«Che Dio ti aiuti!», disse appena giunto nel campo.
Il vecchio si guardò attorno: «Che miracolo! – dice, – sento una voce umana e non vedo nessuno. Chi è che mi parla?».
«Sono io, il tuo figliolo!».
«Ma io non ho mai avuto figli», ribatté il vecchio.
«Sono appena venuto al mondo; la mamma stava tagliando un cavolo per fare il ripieno, e le si è staccato il dito mignolo dalla mano, l’ha buttato dietro la stufa, e quello è diventato Mignolino. Sono venuto ad aiutarti, babbo, ad arare la terra. Siediti, mangia quel che hai e riposati un poco!».
Il vecchio si rallegrò e si sedette a mangiare; e intanto Mignolino si arrampicò nell’orecchio del cavallo e si mise ad arare il campo.
Ma prima aveva detto al padre: «Se viene qualcuno a comprarmi, tu vendimi pure, non temere, non mi perderò, tornerò indietro a casa».

Ed ecco un signore passa da quelle parti, e resta sbalordito: il cavallo cammina, l’aratro ara, e non c’è uomo!
«Questo non s’era ancora mai visto né sentito – dice, – che un cavallo ari da solo!»
«Sei forse cieco? – gli disse il vecchio: – c’è mio figlio che ara!».
Il signore gli disse: «Vendimelo!».
«No, che non te lo vendo; è l’unica gioia mia e della mia vecchia, l’unica consolazione è avere lui!»
«Vendimelo, nonnino!», insiste il signore.
«Be’, dammi mille rubli e sarà tuo!»
«Perché così caro?».
«Lo vedi da te: il ragazzo è piccolo, ma capace, svelto di gamba, lesto a sbrigarsi!».
Il ricco pagò quel migliaio, prese il ragazzetto, se lo mise in tasca e andò a casa. Ma intanto Mignolino si mise a fare il birichino, con i denti fece un buco nella tasca del signore e scappò via.

Cammina cammina, lo sorprese l’oscura notte; si nascose sotto un filo d’erba, proprio vicino alla strada, si stese e si preparò a dormire.
Passano di lì tre ladri.
«Salute, bravi giovani!», dice Mignolino.
«Salute!».
«Dove andate?».
«Dal pope», risposero i ladri.
«A che fare?», domandò Mignolino.
«A rubare dei buoi».
Mignolino li pregò: «Portatemi con voi!».
«A che ci potresti servire? – chiesero i ladri. – Sei così piccolo, mentre noi abbiamo bisogno d’un giovanottone capace di mandare all’altro mondo con un sol colpo!».
«Vi farò comodo – disse il bambino, – scivolerò sotto la soglia e vi aprirò il portone».
«Anche questo è un lavoro! Vieni con noi».

banda-bassotti

Arrivano tutt’e quattro dal ricco pope; Mignolino scivolò sotto il portone, l’aprì e dice: «Fratelli, fermatevi qui nel cortile, mentre io mi introduco nella stalla, vi scelgo il bue più bello e ve lo porto».
«D’accordo!».
S’introduce nella stalla e di lì grida a tutta voce: «Che bue devo prendere, quello marrone o quello nero?».
«Non far tanto fracasso – gli dicono i ladri. – Prendi quello che ti capita sotto mano».

Mignolino tirò fuori il migliore dei buoi; i ladri lo spinsero nel bosco, lo sgozzarono, lo scuoiarono e si divisero la carne.
«Be’, fratelli – dice Mignolino . per me io prendo la trippa; mi basta».
Prese la trippa e ci si avvolse dentro per dormire, per passare la notte; i ladri si divisero la carne e se ne tornarono alle loro case.

Accorse un lupo affamato e inghiottì la trippa insieme a Mignolino; lui se ne sta nella pancia del lupo, e vive senza preoccupazioni. Ma al lupo va male! Vede un gregge, le pecore pascolano, il pastore dorme; mentre già si avvicina di soppiatto a una pecorella, Mignolino grida a voce spiegata: «Pastore pastorello, spirito di agnello! Tu dormi, e il lupo ti ruba le pecore!».
Il pastore si sveglia, si avventa sul lupo col bastone e gli aizza contro i cani; e i cani giù a morderlo, si vedono volare i ciuffi! A fatica il disgraziato riuscì ad allontanarsi!

Il lupo divenne magro e debole, gli toccava morire di fame.
«Esci fuori!», supplica il lupo.
«Portami a casa da mio padre e da mia madre, allora verrò fuori», dice Mignolino.

Il lupo corse al paese e saltò dritto nell’isba del vecchio; subito Mignolino venne fuori dalla pancia del lupo e, passando da dietro, gli afferra la coda e grida: «Ammazzate il lupo, ammazzate il grigio!».
Il vecchio prese un bastone, la vecchia un altro, e giù a picchiare il lupo, finché non lo finirono, gli tolsero la pelle e ne fecero una pelliccia per il figliolo.
E da allora vissero a lungo felici e contenti.

(Afanasjev, I due Ivan)