Maya – I messaggeri della Nonna

Maya-palla

Hunahpú e Ixbalanqué, avendo ritrovato gli attrezzi da gioco dei loro genitori, andarono di corsa nel cortile a giocare.
I Signori di Xibalbá, avendoli uditi, dissero: «Chi sono quelli che stanno di nuovo a giocare sulle nostre teste, e ci disturbano col rumore che fanno? Hun Hunahpú e Vucub Hunahpú non sono dunque morti?».

Mandarono subito un messaggio alla nonna di Hunahpú e Ixbalanqué. Le mandarono a dire: «Fa’ venire i tuoi nipoti da noi. Entro sette giorni devono venire!».
Questo fu il comando che i Signori diedero ai messaggeri. E quelli andarono per la larga strada che portava dritto alla Casa dei Ragazzi.

Il messaggio fu recapitato alla nonna. «Va bene – rispose. – Essi verranno». I messaggeri ripartirono, ma il cuore della nonna era in ansia: «Chi manderò a chiamare i miei nipoti?».
E in quell’istante un pidocchio le cadde in grembo. Essa l’afferrò e se lo pose nel palmo della mano, e il pidocchio si torse e cominciò a camminare.
«Figlio mio, andresti tu a chiamare i miei nipoti al cortile delle palle? – ella disse al pidocchio. – Di’ loro che sono venuti messaggeri dai Signori di Xibalbá e hanno detto che dovete andare laggiù entro sette giorni».

Il pidocchio si avviò subito. Sulla strada era seduto Tamazul, il rospo.
«Dove vai?», domandò il rospo al pidocchio.
«Porto un messaggio nello stomaco, debbo cercare i due ragazzi», rispose il pidocchio.
«Ma vedo che tu non vai proprio spedito – osservò il rospo. – Non vuoi farti ingoiare da me? Vedrai come corro, e in tal modo arriveremo presto».

Il pidocchio accettò di farsi ingoiare dal rospo, e questo andò avanti per un bel pezzo, ma senza affrettarsi.
Dopo un po’ incontrò un serpente.
«Dove vai?», domandò il serpente al rospo.
«Faccio il messaggero: porto un messaggio nello stomaco», rispose il rospo.
«Ma vedo che non cammini svelto – disse il serpente. – Non arriverei più presto io? Vieni!». E così dicendo l’ingoiò.

Il serpente andò svelto e incontrò lo sparviero. Lo sparviero l’ingoiò e corse in volo al cortile delle palle, dove Hunahpú e Ixbalanqué si stavano divertendo a giocare a palla.
Lo sparviero si mise a gracchiare, per attirare la loro attenzione. E quelli presero le cerbottane, mirarono allo sparviero e lo colpirono con un proiettile a un occhio, e lo sparviero calò a terra volteggiando.

Corsero allora a prenderlo e gli chiesero: «Che sei venuto a fare qui?».
«Porto un messaggio nello stomaco. Medicatemi prima l’occhio e poi ve lo dirò», rispose lo sparviero.
I due ragazzi gli medicarono l’occhio con un pezzo di gomma della loro palla, e poi gli dissero: «Parla ora!».
E subito lo sparviero vomitò il serpente.
«Parla tu!», dissero al serpente.
E subito il serpente vomitò il rospo.
«Dov’è il messaggio che porti?», domandarono al rospo.
pidocchio-capo«Qui nello stomaco ho il messaggio», rispose il rospo e cercò di vomitare il pidocchio, ma non vi riuscì. Il rospo si sforzava, ma la sua bocca si riempiva solo di sputo.

Allora i ragazzi gli aprirono la bocca e vi guardarono dentro. Il pidocchio era appiccicato ai denti del rospo: era rimasto nella bocca senza farsi ingoiare, aveva solo finto di farsi ingoiare. Il rospo era stato ingannato.
«Parla!», dissero al pidocchio.
«La vostra nonna vi manda a dire che sono venuti messaggeri da Xibalbá e hanno detto che dovete andare laggiù entro sette giorni. E che dovete portare con voi i vostri attrezzi da gioco».