Aztechi – Il commiato di Quetzalcoatl

Quetzalcoatl-codex

Molti mali si abbatterono sui Toltechi e Tollán era prossima alla distruzione. Perciò Quetzalcoatl soffriva. Era afflitto. Poi pensò che doveva andarsene, che doveva lasciare la sua città di Tollán. E quindi si preparò.
Si racconta che bruciò completamente la sua casa d’oro, la sua casa di corallo. E tutti gli altri tesori dei Toltechi, le cose splendide, le cose preziose: tutte bruciate, tutte nascoste in luoghi inaccessibili, in gole montane o in abissi.
Trasformò anche gli alberi di cacao in mesquite. E mandò davanti a sé tutti i preziosi uccelli, il quetzal, la cotinga, la spatola rosa, ed essi lo guidarono, lo portarono verso Anahuác.
E così avvenne. E così partì e così proseguì.

Presto Quetzalcoatl giunse nel luogo detto «Sotto l’Albero».
L’albero si ergeva largo e maestoso. Si fermò accanto a esso. Poi chiese di poter avere il suo specchio, e poi si guardò: guardò la sua immagine riflessa e disse: «In verità sono vecchio». E perciò da allora quel luogo è chiamato: «Sotto il Vecchio Albero».
Poi prese a lanciare pietre contro l’albero. Prese l’albero a sassate. E mentre lo prendeva a sassate, le pietre s’incrostavano e rimanevano fissate sul vecchio albero.
Così è com’è sempre apparso. L’albero è apparso proprio così, iniziando dalle radici ed estendendosi verso l’alto.

E Quetzalcoatl proseguiva, e gli uccelli lo precedevano, suonando i flauti per lui. Poi si riposò di nuovo, in un posto dove si sedette su una pietra, sporgendo in avanti le mani.
In lontananza, all’improvviso vide Tollán e pianse. Sospirò e pianse. Le lacrime scendevano come grandine, e le lacrime scivolavano sul suo viso. Cadendo perforarono la roccia. E sporgendo le mani sulla roccia, le premeva come quando si vogliono lasciare le impronte sull’argilla.

aztec-mapAnche le sue natiche erano sulla roccia e vennero premute e infangate. Le impronte si possono ancor oggi vedere. Perciò chiamò quel luogo: «Dove vi sono le Impronte delle Mani».
Poi si alzò e andò in un posto chiamato il «Ponte di Pietra», dove vi è un fiume, dove scorre un fiume, un fiume maestoso. Depose delle pietre per fare un ponte, e poi lo attraversò. E quindi lo chiamò il «Ponte di Pietra».

E partì di nuovo e giunse in un luogo chiamato «l’Acqua del Serpente». Vi erano uomini di medicina che volevano che tornasse indietro, che mutasse direzione, e lo fermarono e gli chiesero: «Dove stai andando? Dove sei diretto? Perché lasci la città? A chi l’hai lasciata? Chi farà penitenza?».
Allora Quetzalcoatl rispose agli uomini di medicina: «Non potete fare questo. Devo andare».
E gli uomini di medicina chiesero ancora a Quetzalcoatl: «Dove vai?».
E Quetzalcoatl rispose: «Tlapallán è dove sono diretto e cosa cerco».
Ed essi gli chiesero: «Cosa vai a fare là?».
E Quetzalcoatl rispose: «Sono stato pregato di andare là, il Sole mi ha chiamato».
Ed essi risposero: «Molto bene. Devi rinunciare a tutte le arti dei Toltechi».

E subito rinunciò a tutte le arti dei Toltechi: l’arte di fondere l’oro, l’arte di tagliare gioielli, l’arte di incidere il legno, l’arte di lavorare la pietra, l’arte di dipingere libri, l’arte di lavorare le piume.
Lo costrinsero a cedere tutto, presero tutto con la forza, afferrarono tutto. Avvenne così.
Poi Quetzalcoatl gettò i gioielli sull’acqua ed essi furono inghiottiti.
E perciò chiamò quel luogo «l’Acqua dei gioielli», ora chiamato «l’Acqua del Serpente».

E continuò ad andare avanti, raggiungendo il luogo chiamato «Dove si stese a dormire».
E un uomo di medicina andò a trovarlo e gli disse: «Dove stai andando?».
E allora rispose: «Tlapallán è dove sono diretto e cosa cerco».
Allora l’uomo di medicina disse: «Molto bene. Bevi questo vino che ho portato».
E Quetzalcoatl rispose: «No, non devo bere, nemmeno un po’».
Quindi l’uomo di medicina parlò ancora: «Non è permesso che tu non beva, che tu non lo provi almeno un po’. Poiché non lascio via libera a nessuno, non lascio passare nessuno senza offrire del mio vino e bisogna berlo, e bisogna berlo. Ora fallo! Vieni! E bevilo!».

Quetzalcoatl bevve allora il vino con una piccola canna. E dopo averlo bevuto si addormentò subito sulla strada.
Tuonava mentre dormiva: russava talmente forte che si poteva sentire da molto lontano. E quando si svegliò guardò ovunque.
Si guardò e sistemò i capelli; poi diede un nome a quel luogo, lo chiamò: «Dove si stese a dormire».

Quetzalcoatl-rilievo

Poi Quetzalcoatl partì di nuovo, salendo tra Iztactepetl e Popocatepetl.
E con lui andarono tutti i nani e i gobbi, che erano suoi servi. Ci fu una tempesta di neve, e quelli del suo seguito furono assaliti dal gelo e morirono di freddo. E Quetzalcoatl tremò. Pianse. Cantò. Pianse molto e sospirò.
Poi in lontananza vide un’altra montagna bianca. E di nuovo partì e andò ovunque, toccando città e villaggi. E si racconta che dietro di sé lasciò un gran numero di impronte e di segni, che indicavano la sua presenza.

Si racconta che a un certo punto sulla montagna incominciò a scherzare e inciampò e cadde fino in fondo e per il suo recupero lasciò un traino fatto di spighe di maguey.
In un altro posto lasciò uno spazio per giocare a palla tutto fatto di pietra. E nel mezzo, dove scorre la linea centrale, era fortificato. E la fortificazione era profonda.
E in un altro posto colpì una ceiba, colpendola come se egli stesso le avesse trapassato il cuore.
E in un altro posto costruì una casa sottoterra. E il posto si chiama Mixtlan.
E in un altro posto ancora eresse una pietra, una grossa pietra fallica. Si racconta che potrebbe essere spostata con il mignolo. In effetti è stata spostata avanti e indietro. Eppure, dicono, se sono in molti a spingerla, non si muove assolutamente. Anche se uniscono tutte le loro forze e la spingono, non si muove.

E fece ancora molte altre cose ovunque, in città e villaggi. E si racconta che diede un nome a tutte le montagne. Qui e là conferì nomi a tutto. E infine giunse alla riva del mare.
Là si costruì una zattera di serpenti. E quando la finì, vi prese posto: gli serviva da barca. E così partì e il mare lo portò via, e nessuno sa più come abbia fatto a raggiungere Tlapallán.